Marc Augé, Nonluoghi. Introduzione a un’antropologia della surmodernità (Elèuthera 2005)
Di Pierangelo Ferrari • dic 31st, 2007 • Argomento: LibreriaSe c’è una priorità indiscutibile di cui occuparci seriamente, più di quanto abbiamo fatto fin qui, è la questione del territorio, delle sue funzioni, del rapporto tra gli insediamenti umani e l’ambiente circostante. Questa mattina ho trovato nella cassetta della posta l’ultimo numero del 2007 di Città e dintorni che contiene, tra gli altri, un intervento di Leonardo Benevolo su “Urbanistica e Partito Democratico“. Lo leggerò, Benevolo va sempre letto e (qualche volta) meditato. Il suo saggetto mi ha portato, per associazione di idee, sulle tracce di Marc Augé, il noto antropologo francese inventore della categoria di “nonluogo”, una delle chiavi essenziali di comprensione della modernità. Al suo celebre saggio del 1992 dedico il secondo posto sul primo scaffale della biblioteca del PD.
I “nonluoghi” sono gli spazi privi di identità, identici da un capo all’altro del pianeta: svincoli e autostrade, aeroporti e centri commerciali, ma anche campi profughi e catene di fast food… Sono gli spazi in cui milioni di individui si incrociano senza entrare in relazione. Essi sono altamente rappresentativi della nostra epoca, che è caratterizzata dalla precarietà assoluta (non solo nei rapporti di lavoro), dalla provvisorietà, dal passaggio anonimo, da un individualismo solitario. Gli individui transitano nei “nonluoghi” ma nessuno vi abita. Essi non sono i luoghi antropologici della identità e della socializzazione, della memoria e della storia.
Ciò nonostante – e qui si realizza il fenomeno [...]
