Zygmunt Bauman, La solitudine del cittadino globale (Feltrinelli, 2002)
Di Pierangelo Ferrari • gen 17th, 2008 • Argomento: LibreriaEntri in libreria, vai al settore saggistica e non puoi evitare Zygmunt Bauman, un autore diventato di moda per i suoi saggi “liquidi”: Vita liquida, Modernità liquida e Amore liquido, pubblicati nel 2006, Paura liquida, appena uscito, tutti per le edizioni Laterza. Se proprio volete entrare nella “liquidità” baumaniana partite da Vita liquida. La vita “liquida” è precaria, vissuta in condizioni di continua incertezza, con la paura di essere colti alla sprovvista, di rimanere indietro, di perdere il momento della svolta e di superare il punto di non ritorno. Ciò che conta è la velocità, non la durata. Ma se volete leggere il testo più utile per la biblioteca del PD, dei 24 tradotti in Italia, scegliete La solitudine del cittadino globale (Feltrinelli, 2002).
Zygmunt Bauman è una bella figura di intellettuale ebreo polacco, emigrato in Israele nel 1968, trasferitosi poi in Inghilterra, dove ha tenuto cattedra di Sociologia all’Università di Leeds. Il suo pensiero critico, che deve molto alle suggestioni dei Quaderni del carcere di Antonio Gramsci, si è concentrato sul passaggio dalla modernità alla post-modernità, interpretate rispettivamente con le categorie dello stato solido e dello stato liquido della società.
La solitudine del cittadino globale affronta il tema, di grande e drammatica attualità nel nostro Paese, della crisi della politica, il cui spazio operativo è stato eroso, da un lato, dall’economia dei mercati finanziari e, dall’altro, dall’aggressività sociale prodotta dall’insicurezza conseguente alle dinamiche migratorie. Sono saltati, così, i ponti che tenevano collegate vite private e vita pubblica, nello spazio proprio della politica. La socialità è caotica e sfocata. Priva di agorà, la nostra socialità impedita trova sfogo in esplosioni sporadiche e spettacolari, dalla vita breve, per poi ripiegare dentro i confini delle nostre faccende quotidiane. Ma la libertà individuale, ci ammonisce Bauman, può essere difesa e garantita solo in uno spazio pubblico, mentre oggi assistiamo alla privatizzazione dei mezzi rivolti a tutelarla. Su questa strada si consuma la precarizzazione della vita privata: relazioni affettive, legami sociali, aspirazioni professionali, tutto diventa transitorio, vulnerabile, incerto. La via d’uscita, la sola possibile, sta nella ricostruzione dell’antica agorà, lo spazio pubblico in cui i probemi personali si convertono in domande collettive. E’ questo lo spazio che la politica deve rioccupare. Soprattutto in Italia, aggiungo io, e con una certa urgenza.
Pierangelo Ferrari è Parlamentare del Partito Democratico alla Camera dei Deputati
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