Brixia infidelis
Di Pierangelo Ferrari • apr 21st, 2008 • Argomento: Note politiche, Primo PianoRinvio, di giorno in giorno, il commento alle elezioni bresciane. Non ne ho voglia, non so che dire di nuovo. O meglio, come il personaggio di Altan, “mi vengono delle idee che non condivido”. Il fatto è che non voglio partecipare al tormentone autolesionistico degli sconfitti. Manzoni, che conosceva bene il carattere degli italiani, nell’Adelchi mette in bocca a Carlo Magno, il vittorioso re dei Franchi, una sprezzante risposta alle implorazioni di Desiderio, il re dei longobardi sconfitti: “Cogli ora il fior che hai coltivato e taci/Inesausta di ciance è la sventura”. Insomma, per dirla diversamente ma per restare alla sostanza del problema, non vorrei che si aprisse la caccia lamentosa agli errori, con la coda inevitabile del rimpallo delle responsabilità. Siamo tutti responsabili. Meno due: il sindaco uscente e il candidato sindaco. A Corsini va riconosciuto, anche in queste circostanze, l’incessante impegno amministrativo, di cui si avvertiranno sempre più gli effetti con il passare degli anni. A Del Bono deve andare la riconoscenza per avere assunto, con determinazione e coraggio, una sfida onerosa.
Il resto, è tutto in discussione: radicamento territoriale, linguaggi, rappresentanza sociale, bisogni e attese dei cittadini, alleanze… E’ finita un’epoca, nel modo peggiore. Se non vogliamo contribuire a stabilizzare la nuova occorre ripartire senza precipitazione. Occorre serenità e capacità di comprensione, anche dei processi profondi che hanno investito e cambiato la nostra città. Per quanto mi riguarda, ho tre ipotesi da suggerire per la discussione. La prima, la più ovvia e contingente, richiamata in causa nelle ore immediatamente successive allo spoglio delle schede, l’election day. La coincidenza del voto amministrativo con il voto politico ha prodotto due effetti esiziali per noi: prima, ha impedito una differenziazione nell’ alleanza di centrodestra, compattandola fin dal primo turno, così come non era accaduto nelle tre sfide precedenti. Successivamente, ha portato ai seggi tutto l’elettorato di centrodestra (il 7,51% in più rispetto al 2003), tradizionalmente più astensionista alle elezioni amministrative. Sulle ragioni, insensate, della scelta dell’election day è opportuno non infierire, per ora, mentre è ancora aperto l’esito delle elezioni romane, nelle quali dall’election day avremmo dovuto avvantaggiarci.
La seconda ipotesi che suggerisco riguarda il nodo continuità/discontinuità. Ha fatto bene Del Bono a evitare di mettersi nella scia di Corsini. Chi volesse aprire polemiche su questo punto rivela di non avere capito nulla dei sentimenti della città. La questione non riguarda Corsini, ma ha piuttosto a che fare con la “lunga durata” delle giunte di centrosinistra. L’opinione pubblica ci considera gli eredi di una stagione iniziata nel dopoguerra. Non importa che sia stata una stagione di buongoverno, non ha contato neppure la “rottura” dei primi anni novanta e la novità degli ex comunisti in giunta, addirittura alla guida della città. Noi eravamo “sempre quelli”, da decenni, senza soluzione di continuità. Rispetto a noi, Paroli, nonostante la sua origine, è apparso come il nuovo. C’era voglia di chiudere una stagione di sessant’anni, non di quattordici. Una voglia fisiologica, più forte di una equanime valutazione sull’opera di governo del decennio corsiniano. Si potrebbe dire che a Brescia, forzando un pò ma non troppo, la terza repubblica ha tolto di mezzo la prima. Hanno vinto loro perchè avevano una fame arretrata e perchè hanno cavalcato l’onda lunga di un bisogno di cambiamento. Se è così, però, lo sforzo di Del Bono di uscire dalla scia di Corsini era velleitario e destinato al fallimento: la scia era troppo larga. Ci stavamo dentro tutti, lui compreso.
Infine, il tema della sicurezza, che con quello della mobilità ha portato valore aggiunto (a torto o a ragione) ai nostri avversari. Non ci è riuscita l’operazione di separare il tema della sicurezza da quello dell’immigrazione. Il successo solenne della Lega, in tutto il nord, ci dice che la nostra gente li vede collegati. E noi dovremo affrontarli contestualmente, se vogliamo recuperare il consenso mancato. Qui bisognerebbero spendere molte parole. Dovendone scegliere poche, segnalo l’effetto di una tenaglia che accerchia il PD. Da un lato, la sinistra radicale che getta sul tema dell’immigrazione i sensi di colpa dell’occidente e che tende a sdebitarsi con l’accoglienza indiscriminata. Dall’altro, la Chiesa cattolica che necessariamente si schiera con gli ultimi, anche per sottrarsi all’identificazione tra messaggio cristiano e civiltà occidentale. Esco dal seminato se dico che, anche a Brescia, noi siamo stati schiacciati da questa doppia “identità arrendevole”? Io credo di no. Io credo che questa percezione abbia agito negli orientamenti di voto, credo che la nostra società chieda sicurezza tanto più quanto più è incerta sul proprio futuro. Credo che la società bresciana sia più laica, edonista e disincantata di quanto noi siamo disposti ad ammettere e che si sia messa nelle mani non dei migliori ma di quelli che hanno parlato di più ai suoi bisogni e alle sue paure. Brixia fidelis non esiste più. Poi, ci sono le cifre. Anzi, prima, lo so. I flussi, i confronti percentuali e assoluti con le elezioni precedenti, la contabilità delle liste e delle preferenze… Ma, io penso che se non andiamo alla radice dei problemi la nostra rischia di essere una lettura acritica e sommaria. Queste sono le prime idee riferibili che mi vengono in mente, a una settimana dal voto. Le idee “che non condivido”, invece, le tengo per me, come il personaggio di Altan.
Pierangelo Ferrari è Parlamentare del Partito Democratico alla Camera dei Deputati
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Carissimi Democratici, c’è un’idea che tutti condividiamo ed è la Democrazia e il suo corollario che si chiama Alternanza…… gravosa per chi deve cedere l’amministrazione, ma preziosa agli occhi dei “forti”.
La “nuova stagione” che ci aspetta sarà l’ora degli “scarponi”, e se le ore che non trascorreremo ai tavoli della Loggia,le passeremo nei vicoli e nei quartieri tra gli uomini e le donne (che non sempre abbiamo ascoltato) della città, meglio andrà la prossima volta.
La sconfitta è la logica conseguenza del metodo sbagliato con cui la coalizione è stata costruita e sulle modalità di nomina del candidato :
-Il Sindaco Corsini doveva farsi promotore di una vasta coalizione riformista aperta ai socialisti della Castelletti, al gruppo di Onofri e a figure di rilievo della città che sono rimaste ai margine della contesa elettorale (anche perchè le si è volute lasciare !!!!) mentre si è costruito un caravanserraglio con Rifondazione Comunista-Arcobaleno e la Lista “Giovani in comune” con i suoi “fantasmini”………
-la coalizione avrebbe dovuto convocare delle ELEZIONI PRIMARIE per la scelta del candidato sindaco (Del Bono è persona autorevole.. ma è stato lasciato solo, inoltre è considerato troppo “romano” e lontano dal quotidiano della città)
-il PD ha puntato su autorevoli esponenti della società civile ma (come le preferenze confermano) occorreva investire maggiormente sugli amministratori e sui giovani che lavorano nelle circoscrizioni… nelle università….
-certamente ha pesato il modo in cui è stato eliminato Luigi Morgano con conseguente distacco di voti della componente cattolico democratica (che già non vede di buon occhio il PD).. e a nulla conta che la battaglia fosse interna alla margherita.