giovedì 31 luglio
Di Pierangelo Ferrari • ago 1st, 2008 • Argomento: Diario in CameraStamattina i giornali riferiscono dell’incontro tra Fini e D’Alema e della loro intenzione di affrontare insieme, in autunno, la questione del federalismo. Se ne occuperanno le due Fondazioni, Farefuturo e Italianieuropei, con un convegno in Valtellina. Fini e D’Alema federalisti? Le battute si sprecano. “Il minimo che ci può capitare è il ritorno allo Statuto albertino“, dice un collega. “Sei pazzo – replica un altro – Carlo Alberto era un pericoloso estremista. Meglio tornare a Carlo Felice”. Pare che l’incontro passerà alla storia (alla storia?)come il “patto della spigola”, in omaggio al menu del pranzo di lavoro. Sarà… conoscendo l’afflato federalistico dei due, è più probabile che, a cose fatte, si rivelerà come il “patto del gambero”. Intanto, in Aula si discutono gli ordini del giorno collegati alla ratifica del Trattato di Lisbona, su cui prosegue l’esibizione della cattiva coscienza leghista: alzano i toni polemici contro l’Unione, tanto più perchè devono ridurre il significato del loro voto a favore del Trattato. Nella dichiarazione di voto finale, il loro capogruppo, il piemontese Cota (uno strano tipo, pacifico in Commissione ma isterico in Aula), ci dà dentro con le presunte infamie comunitarie. Bella e puntuale la replica di Sandro Gozi. Quando il tabellone elettronico rivela una massa unanime di pallini verdi, tutti i deputati si alzano in piedi, applaudendo. Tutti, meno i leghisti, inchiodati ai loro banchi, con le facce terree. Il presidente Fini commenta il voto, valorizzando la “volontà concorde” della Camera e fa scattare un trip polemico al mio amico Fiano, che si scatena, gridando con il suo vocione: “no, presidente, non concorde!!”. Fini è costretto a ripiegare sulla formula burocratica del “voto unanime”. E così, l’Europa è salva, i leghisti escono dall’aula becchi e bastonati e il compagno Fiano si è guadagnato una medaglia sul campo di battaglia.
Dopo la ratifica del Trattato di Lisbona, la Camera ratifica tre accordi internazionali bilaterali, su questioni secondarie. Ratifiche veloci, grazie anche alla scelta di relatori e iscritti a parlare che fanno mettere agli atti degli interventi scritti, incalzati come sono dal solito coro che si leva dai banchi all’ora di pranzo o in tarda serata: “consegna, consegna…”. Tutti consegnano, si corre veloci, incombono i voli aerei ma… c’è ancora un provvedimento, inserito in fretta e furia nell’ordine dei lavori, su pressione della maggioranza. E’ una proposta di Risoluzione che solleva conflitto di attribuzione davanti alla Corte Costituzionale contro la decisione della Cassazione che ha consentito la sospensione della alimentazione forzata di Eluana Englaro. Come si era deciso per il Senato, anche alla Camera non si partecipa al voto e si esce dall’Aula. Chi l’ha deciso? Non si sa. Certo, non l’assemblea del Gruppo. La ragione ufficiale è la contestazione della legittimità della Risoluzione. La ragione vera è il timore di dividerci nel merito della questione. E così il PD, ancora una volta, posto di fronte a un tema complesso, sceglie la strada della rimozione. Per la seconda volta, nel corso della giornata, si materializza, tra i nostri banchi, l’ombra di Carlo Alberto. Del quale si diceva che fosse “fermissimo nel tentennare”.
Pierangelo Ferrari è Parlamentare del Partito Democratico alla Camera dei Deputati
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Caro Pierangelo, tanto più se non è stato il gruppo parlamentare del PD a decidere di non partecipare al voto sul caso Eluana Englaro, non vedo perchè tu abbia deciso di accodarti ai colleghi. Mi chiedo chi ci sia in Parlamento a salvaguardare la laicità dello Stato. Un Parlamento da anni incapace di legificare sul tema del testamento biologico e che oggi è monopolizzato dall’arroganza degli integralisti. Concordo con Miriam Mafai che sulla Repubblica ha scritto che si è trattato di una pessima pagina scritta dal PD.