Il mondo di Queneau
Di Pierangelo Ferrari • ago 4th, 2008 • Argomento: LibreriaC’era una collana Einaudi (ma forse, dopo l’acquisto berlusconiano, sarebbe il caso di dire semplicemente: c’era una volta l’Einaudi) raffinata fino allo snobismo. Formato ridotto, carta di qualità, copertina morbidissima di colore azzurro carta da zucchero. Si chiamava “Scrittori tradotti da scrittori”. Ci trovavi Kafka tradotto da Primo Levi, Madame Bovary tradotto da Natalia Ginzburg, I racconti di Edgard Allan Poe tradotti da Giorgio Manganelli (li consiglio vivamente), Gogol tradotto da Tommaso Landolfi… Oggi li potete rintracciare (forse) nei Remainders e (certamente) in internet, su IBS e altri siti analoghi. Il mio ingresso nella collana, tanti anni fa, avvenne con uno scrittore, tradotto magistralmente da Italo Calvino, di cui non avevo ancora letto una riga e fu un impatto esplosivo.
Sentite un pò. “Il venticinque settembre milleduecentosessantaquattro, sul far del giorno, il Duca d’Auge salì in cima al torrione del suo castello per considerare un momentino la situazione storica. La trovò poco chiara. Resti del passato alla rinfusa si trascinavano ancora qua e là. Sulle rive del vicino rivo erano accampati un Unno o due; poco distante un Gallo, forse Edueno, immergeva audacemente i piedi nella fresca corrente. Si disegnavano all’orizzonte le sagome sfatte di qualche diritto Romano, gran Saraceno, vecchio Franco, ignoto Vandalo. I Normanni bevevan calvadòs”. E’ l’inizio irriverente di Fiori blu, il romanzo “intraducibile” di Raymond Queneau, apparso in Francia nel 1965. Con Fiori blu, il romanzo con cui Queneau si prende gioco della storia, entravo nel mondo singolarissimo di un grande scrittore francese. La vicenda racconta l’ironico e sognante viaggio nel tempo del Duca d’Auge. Un intervallo di 175 anni separa le sue apparizioni nella storia. Nel 1264 incontra San Luigi, nel 1439 compra cannoni, nel 1614 scopre un alchimista, nel 1789 si dedica a una strana attività pittorica nelle caverne del Périgord e, finalmente, nel 1964 avviene l’incontro con quel Cidrolin che egli aveva più volte visto in sogno.
Nella “Nota del traduttore”, alla fine del libro, Italo Calvino suggerisce una liaison con le tematiche del Don Chisciotte e mette il romanzo in rapporto con le lezioni parigine di André Kojève sulla “uscita dalla storia”. “Le parodie caricaturali di fatti storici ed epoche – scrive Calvino – possono essere facili e scontate, ma quel che ci mette Q. è una specie di sarcasmo contro il tempo e i suoi valori, contro l’homo historicus … contrapposto all’uomo statico per eccellenza, che sonnecchia su una chiatta immobile sulla Senna e la cui unica attività è il sogno”. Romanzo ironico, grottesco e simbolico, arricchito da un linguaggio personalissimo, che si propone la demolizione delle “magnifiche sorti e progressive”, che si prende beffa di avanzamenti e di moti, di riforme e di rivoluzioni. E divertente. Fiori blu è soprattutto un libro divertente. Come altri romanzi di Queneau, Odile, Zazie nel metrò e Troppo buoni con le donne. Quest’ultimo romanzo, vi segnalo particolarmente, se vi è piaciuto Fiori blu. Sempre a proposito di demolizione ironica delle mitologie rivoluzionarie. Buone vacanze e benvenuti nel mondo di Queneau.
Pierangelo Ferrari è Parlamentare del Partito Democratico alla Camera dei Deputati
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