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Eterni ritorni e radicali novità

Di Pierangelo Ferrari • set 2nd, 2008 • Argomento: Note politiche, Primo Piano

Michele si è sposato. Due volte, nell’arco di un mese. A Las Vegas, vittima di una sindrome di precocissima crisi coniugale? No, a Roncadelle. O meglio, nel Municipio di Roncadelle, in luglio, per l’atto civile, con i soli testimoni e i genitori di lui. Poi, replica a fine agosto, per la cerimonia pubblica, allargata a familiari e amici. Sempre celebrata (recitata, direi, non avendo più valore legale) dal sindaco di Roncadelle, l’altro Michele della nidiata della (ex) Sinistra giovanile, nella cornice inconsueta delle mura romane diroccate delle Grotte di Catullo, sulla punta estrema della penisola di Sirmione.  Niki, la sposa italo-neozelandese, era (è) bellissima  ed elegante. Decisamente più delle sue amiche anglofone (australiane, neozelandesi, irlandesi…), fasciate in vistosi e ineleganti abiti anni sessanta. Auguri a Niki e a Michele, a cui devo molto della ideazione e della gestione di questo sito web. Poi, cena serale, al Lido delle bionde, dove tornavo dopo vent’anni. Tavolata PD, ma non si parla per niente di politica. Di politica italiana, perlomeno. Una qualche ragione ci deve essere. Tutti la conoscono, ma nessuno ha voglia di indagarla e di suggerirla. Per fortuna, il viaggio a Cuba di un paio di coppie ci dirotta nell’area dei Caraibi, e ci consente di dire la nostra sulla controversa esperienza cubana. E’ una terapia che funziona sempre: ci si sente già meglio considerando le disgrazie altrui. Poi, oltre ai viaggi, figli cresciuti e in arrivo… e inevitabili  amarcord. Mi sembrava necessario “celebrare” con una buona notizia la riapertura del blog. Anche perchè non ne vedo altre in circolazione, se guardo ai fatti della politica. In effetti, rientrato in Italia ho scorso le rassegne stampa online del Comune di Brescia e della Camera dei deputati e non ne sono uscito rassicurato sul nostro stato di salute. Unica buona notizia, l’arrivo di Concita De Gregorio alla direzione de l’Unità. La lettura della stampa nazionale e locale mi ha messo sotto gli occhi le questioni da cui è ripartita – a sinistra –  la stagione politica, dopo gli ozi agostani. E’ l’eterno ritorno dei soliti temi, perennemente irrisolti nel Paese del sempre uguale: la fermezza e/o la mollezza dell’opposizione, la nuova legge elettorale, il federalismo ridotto a tormentone, la periodicamente annunciata riforma della giustizia… e via concionando e rinviando. Noi. La destra, invece, ha deciso di non rinviare più e sta prendendo decisioni, che ci piaccia o meno. Eterni ritorni, a sinistra, radicali novità, a destra.

Per esempio, prendi la questione dell’opposizione. Come deve essere, dialogante o frontale, inflessibile o responsabile? Di merito. Wow, è la nostra via d’uscita: di merito. Rassicurati dalla parola magica, torniamo alle cure consuete e agli affetti familiari, certi di avere imboccato la strada giusta. Già. Se non fosse che la cultura dell’eterno ritorno opacizza una novità, che ha accompagnato i primi mesi di governo del nuovo centrodestra. Questa novità si chiama egemonia, per usare il nostro vecchio linguaggio. Egemonia, cioè organica operazione di allargamento e di consolidamento del consenso. E’ la prima volta che assistiamo a un’operazione egemonica intrapresa dalla destra italiana, oltre i confini della propria rappresentanza sociale e politica. Abolizione dell’ICI, Robin Hood taxes, assegno sociale… Questo ai piani bassi della scala sociale, a cui la destra riserva la propaganda, compreso il corollario “nobile” della critica tremontiana al mondialismo. La sostanza è altrove. Lo vedi nel convergere di settori di opinione pubblica e di imprenditoria, solitamente ostili a Berlusconi. L’operazione Alitalia non sarebbe stata possibile, al di là del giudizio di merito, senza queste inedite disponibilità. Disponibilità e collaborazione. Bassolino collabora con Berlusconi, Amato e Bassanini collaborano con Alemanno, i sindaci del nord collaborano con Maroni, il PD del Nord è pronto a collaborare (speriamo) con Calderoli… Ho scritto “speriamo” perchè sia chiaro che, per quanto mi riguarda, gli interessi del Paese vengono prima delle logiche di partito. E’ un’altra la questione che segnalo: l’operazione di egemonia in corso della destra italiana è stata resa possibile dai nostri fallimenti (rifiuti, sicurezza…) e dai nostri ritardi (Alitalia, federalismo, giustizia, costruzione del PD…). Non la si contrasta, pertanto, facendo l’opposizione con la faccia feroce (come Di Pietro), ma costruendo rapidamente un soggetto politico, radicato nella società, guidato da una classe dirigente credibile, in quanto emersa da una selezione e non da una cooptazione, dotato di autonomia culturale e politica e di un’idea di futuro. Insomma, servirebbe un grande Partito democratico di massa, in cui possano confluire le migliori tradizioni riformiste italiane… Occorrerebbe fare (presto) tante cose per arrivare lì e per sfidare la destra sul terreno dell’egemonia culturale e politica: un vivace confronto delle idee, solidi legami sociali, coraggiosi progetti di innovazione, primarie vere, decisioni tempestive. Servirebbe sciogliere nodi e costruire casematte. Servirebbe un congresso. Servirebbe, ma il tempo si sta consumando…

Il tempo si consuma e noi lo riempiamo di ansiosi appelli all’UDC, di speranzose attese in Obama, di convegni sui modelli elettorali e di summer schools sui massimi sistemi del pensiero democratico. E fondiamo correnti (di cosa?). Con le quali si reclutano parlamentari. I quali si fanno reclutare volentieri, del resto. Non si sa mai che si vada incontro a un nuovo scioglimento anticipato delle Camere… E’ un eterno ritorno anche questo. Quando le leadership sono deboli e i partiti incerti del loro futuro, il ceto politico tende a mettersi al riparo in proprio, ricorrendo alla protezione di questo o di quel barone. Sono di cattivo umore, lo so. Il fatto è che assisto a ritardi, inadempienze  e rimozioni. Se qualcuno vede cose migliori me lo faccia sapere. Non vedo l’ora di essere contraddetto.

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Pierangelo Ferrari è Parlamentare del Partito Democratico alla Camera dei Deputati
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3 Commenti »

  1. Caro Pierangelo
    Il tuo incipit per così dire privato mi agevola nel raccontarti pure alcuni fatti miei e poi con quei Micheli e con Roncadelle ho assidue frequentazioni.
    Comunque quest’estate, durante una discesa al sud che m’ha riconciliato un pò con questo, per altre cose, terribile paese, mi son fermato a Recanati giusto per un’occhiata alla siepe che il guardo preclude, insomma lì nell’ovvio book shop annesso alla casa di giacomino ho trovato un bel libricino che se non ti dà noia volentieri inserirei nella tua biblioteca per il PD, il titolo è bello e tragico : La strage delle illusioni, probabilmente lo conosci, per gran parte sono estratti dallo Zibaldone, ma conservano una lucida capacità di scrutare ” il corpo mostruoso della società e della storia” e poi riflessioni di inquietante attualità sulla natura della politica “divenuta occulta e sotterranea” tanto che “si vedono gli avvenimenti e non si sanno i motivi” poi siccome il nostro era un poco afflitto da pessimismo cosmico non mancano pure sfiduciate visioni su ” un’Italia perduta inabissata nel cinismo e incapace di sopravvivere alla strage delle illusioni” però cè pure uno spiraglio ottimistico : “o le illusioni prenderanno corpo e sostanza in una vita energica e mobile o questo mondo diverrà un serraglio di disperati”.
    Questo per dirti che la prossima settimana il portavoce (ma chi ha deciso questo nome idiota) della mia sezione mi chiederà di sottoscrivere la tessera del PD, non penso di farlo, almeno finchè non vedrò qualcuno o qualcosa che prende corpo e anche senza illusioni, con modi energici e mobili ci faccia uscire da questo serraglio di disperati.
    Con affetto e stima.

  2. Vedo cose migliori.
    Le vedo quando incontro persone che si impegnano sul lavoro per far bene il proprio lavoro, nelle amministrazioni pubbliche e tra i privati.
    Le vedo quando sento giovani parlare del proprio futuro e li vedo impegnati a sviluppare rapporti tra di loro, a costruire una rete di conoscenze, amicizie, solidarietà.
    Le vedo quando la politica mi porta a confrontarmi con i tanti che con passione portano la loro voglia di “polis” nei nostri incontri o nel loro impegno sul territorio.
    Potrei continuare a lungo.
    Il problema è che ne vedo poche, quando vivo la politica con i politici. Mi pare, e temo di non sbagliare, che qui l’autoreferenzialità sia diffusissima, la conoscenza della società smarrita, il desiderio di conoscere e approfondire sia minimo e per i più i “cazzi propri” siano il problema.
    Sò bene di non averti contraddetto e allora per non peggiorare il tuo cattivo umore posso dire, senza farne i nomi, che conosco e ho conosciuto donne e uomini politici che continuano a porate l’intelligenza e la passione nella battaglia politica e credo che se il PD ripartirà da questi avrà una lunga e piacevole vita, ovvero farà quel che deve fare un partito politico: orientare la società, assumere decisioni, migliorare, per quanto possibile, la vita dei propri concittadini. A partire da quelli che hanno avuto meno opportunità.

  3. Come spesso mi capita, condivido la gran parte delle tue riflessioni. Sia quelle sul profilo dell’opposizione al Governo che le (sacrosante) preoccupazioni per la surreale dialettica interna nel PD. E’ vero: la destra, forse per la prima volta, sta lanciando una sfida egemonica di grande portata. Ne è un esempio eclatante la vicenda Alitalia, che dal punto di vista meramente industriale e finanziario rappresenta una schifezza, ma che sotto il profilo politico è un pezzo importante di questo disegno, perché salda attorno al premier Confindustria (Marcegaglia), la finanza cattolica (Intesa) e la (grande?) impresa un tempo ritenuta vicina al centrosinistra. E si potrebbe andare avanti..
    E noi? Al di là delle discussioni estive sui massimi sistemi e dei riposizionamenti di pezzi di ceto politico, mi permetto di suggerire sommessamente due – tre terreni su cui abbiamo qualcosa da dire e che possono aiutarci a definire meglio quello che vogliamo per il Paese e chi sono i nostri interlocutori nella società italiana.
    Primo. Il potere d’acquisto di salari, stipendi e pensioni. Non è un tema congiunturale: quello che sta avvenendo in queste settimane è la punta dell’iceberg di una gigantesca redistribuzione di reddito ormai in atto da anni. Dietro la cronaca quotidiana degli aumenti della benzina e del latte, la posta in gioco è un modello di sviluppo economico e sociale. La destra un suo “pensiero”, per quanto rozzo e strumentale, lo ha messo in campo. I democratici?
    Secondo. La scuola. Sono coinvolto personalmente (Maria Chiara ha appena iniziato la seconda elementare), e quindi forse enfatizzo eccessivamente la partita del maestro unico. Ma attorno alla vicenda della scuola primaria si può aprire uno scontro aperto e trasparente tra due visioni alternative del nostro futuro. E noi possiamo prevalere, se giochiamo con intelligenza le nostre carte (e se evitiamo, possibilmente, di limitarci alla mera difesa dell’esistente: vedi il rapporto Education at glance 2008 pubblicato oggi dall’OECD).
    Terzo. Il federalismo fiscale. Una partita straordinariamente interessante anche dal punto di vista politico, perché il partito del “non fare nulla” è trasversale ai due schieramenti. Il tema è di grande complessità, e l’impatto concreto degli enunciati su cui tutti (a parole) siamo d’accordo è tutto ancora da misurare (anche se i primi numeri – pubblicati da Il Sole 24 Ore di lunedì 8 settembre – sono dirompenti). Sul federalismo si giocherà molta della (residua) credibilità del PD nel Nord del Paese, ma anche la destra avrà i suoi problemi, se il buongiorno si vede dal mattino…
    Un caro saluto.

    Antonio

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