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Eravamo quattro amici al bar…

Di Pierangelo Ferrari • set 8th, 2008 • Argomento: Note politiche, Primo Piano

Il mio amico Riccardo Imberti ha letto il precedente post in “Primo piano” e si è lamentato con me per il mio pessimismo. Nello stesso tempo, sono arrivati sul blog due commenti, di Angiolino Imperadori e di Giorgio De Martin, due “vecchi” compagni, che potremmo sbrigativamente definire un pessimista e  un ottimista. Sono tre amici della mia generazione, più o meno, con i quali ho condiviso, da vicino o da lontano, impegni e ideali. Insomma, “eravamo quattro amici al bar, che volevano cambiare il mondo…”, per dirla con Gino Paoli. Quattro amici che ora hanno voglia di dire la loro sull’impresa di costruzione del Partito democratico. Va bene, facciamola questa discussione, tra ottimismo e pessimismo. Torniamo in uno dei nostri vecchi bar, ordiniamo da bere (io un cuba libre, perchè sono appena tornato da Cuba e poi perchè fa tanto vecchia sinistra) e facciamo una chiacchierata, rilassata e franca.

Chi comincia? Comincio io. Io non sono pessimista, io sono incazzato (siamo al bar, il linguaggio è adeguato). Ma, soprattutto, non sopporto gli ottimisti di professione, i suonatori di trombe, i venditori di fumo, che trovo acritici e imbroglioni. Il mio punto di vista resta quello del vecchio Gramsci, non mi sono mosso da lì: “Occorre violentemente attirare l’attenzione sul presente cosi com’è, se si vuole trasformarlo”. Proprio così: violentemente. Spesso mi rimprovero di non essere abbastanza esplicito, non sufficientemente franco. Eppure passo per essere critico e distruttivo. Qual’è, dunque, il presente del PD? Siamo il partito riformista di una delle società più complesse dell’occidente, dobbiamo affrontare questioni inedite e ricostruire una rappresentanza sociale rinnovata e che cosa stiamo facendo? Abbiamo alle spalle una sconfitta amarissima, il centrodestra è all’attacco e noi, i riformisti di un Paese in ginocchio, che cosa stiamo facendo, ripeto, che cosa sta facendo il PD? Io vedo un partito in apnea, in attesa degli eventi. Vedo un partito che rinvia le questioni più spinose, condizionato dalla paura di dividersi irreparabilmente. Veltroni è stato efficace, chiudendo la Festa nazionale di Firenze. Ha risposto con energia alle critiche e ha galvanizzato le truppe. Bene. Lo dico senza ironia. Ma non vedo ancora un’agenda di lavoro, un gruppo dirigente e un progetto all’altezza delle nostre ambizioni. Non basta l’orgoglio di partito a coprire il vuoto dell’iniziativa politica. Non stiamo insieme perchè Berlusconi è cattivo e la prova dell’appartenenza non è affidata all’intensità delle critiche al governo. Un nuovo, grande partito ha bisogno di definire i propri confini. Anche se l’operazione può comportare dei costi. Come è costata a Romolo la fondazione di una nuova, grande città. I nostri confini sono le risposte che ci accomunano. Una comunità politica di uomini e di donne è legata dalla condivisione delle risposte sulle grandi questioni della qualità della vita, della dignità della persona, della libertà del cittadino, della laicità dello Stato. Chi è d’accordo sta dentro i confini, chi è in disaccordo, su una o su diverse questioni, cercherà un’altra strada e approderà a un altro campo.

Pochi giorni fa su il Riformista, Biagio De Giovanni ha scritto che nel PD non circola un’idea che sia una. E’ un giudizio ingeneroso e aspro, così come sono troppo aspre le critiche di Parisi. Ma è un giudizio che coglie la sostanza del problema: nessun partito nasce e si rafforza rimuovendo la circolazione delle idee, il confronto, anche duro, nel cuore del partito, sulle diverse questioni aperte. Pessimista io? Niente affatto. Proprio perchè ho investito con convinzione sul PD, mi aspetto che il processo avanzi, che il confronto politico (meglio se congressuale) si dispieghi, che gli iscritti siano chiamati a partecipare a una duplice esaltante esperienza: la costruzione del partito sul territorio e un aperto, diffuso confronto delle idee. Lo penso e lo dico, perchè tratto da maggiorenni i miei vecchi compagni e i miei nuovi amici del PD. Ho imparato nel PCI che il conformismo è un tumore di lunga incubazione, ma è esiziale se non viene contrastato per tempo. Non possiamo permetterci di affogare nel conformismo. In generale, perchè è un gran brutto funerale delle speranze. In particolare, data la situazione italiana, perchè il PD è nato per dare finalmente una classe dirigente seria al nostro Paese. E per riportare la politica all’aperto, sottraendola ai luoghi chiusi delle oligarchie, dei partiti personali e familiari, delle lobbies finanziarie, delle logge massoniche. Vale oggi ciò che Leopardi, evocato da Angiolino nel suo commento, scriveva nello Zibaldone: “ora che il potere è ridotto in pochissimi, si vedono gli avvenimenti e non si sanno i motivi, e il mondo è come quelle macchine che si muovono per molle oscure, o quelle statue fatte camminare da persone nascostevi dentro”. Cosa aspettiamo a dedicare a Leopardi un circolo del partito?

Avevo appena finito di concionare e stavo per sollecitare l’opinione degli altri quando è sopraggiunto Antonio Misiani, il parlamentare bergamasco già vicesindaco della città, che ha preso subito la parola, senza  ordinare neppure un pirlo. Il suo intervento lo trovate tra i commenti del post precedente, Eterni ritorni e radicali novità. La discussione prosegue… chi vuole prendere la parola?

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Pierangelo Ferrari è Parlamentare del Partito Democratico alla Camera dei Deputati
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11 Commenti »

  1. Non è mia abitudine intervenire in una discussione per dare ragione, per confermare il già detto, ma bar lo posso fare e lo faccio volentieri, visto che di solito intervengo quando non sono convinto o sempre se sono in contrasto con il detto o lo scritto. E quando lo scontro è interno lo faccio nel totale disinteresse dei vantaggi e degli svantaggi, delle ricadute. Mi preoccupo di dire la mia verità.
    Ma stavolta, al bar con amici, lo farò. E’ proprio come scrivi tu Pierangelo hai ragione.
    E anch’io al tuo pari sono incazzato, molto incazzato..poi il mio carattere e la mia concezione della politica come divertimento fanno sì che il sorriso o la risata quasi sempre prevalgano.
    Credo che dovremo ripartire dalla politica e non da altro. Schematizzando brutalmente:
    - Se torneremo al governo continueremo a regalare enormi risorse ad un privato che sempre più assume le vesti di colui che si preoccupa e gestisce la solidarietà e l’assistenza, cosa per altro in molti casi fatta a livelli di eccellenza, ma che di contro agisce intervenendo nella battaglia politica? Parlo evidentemente della Chiesa Cattolica. Io rispondo che dobbiamo ridurre le regalia dello Stato alla Chiesa. Rimando tutti al documentato libro di Curzio Maltese LA QUESTUA.
    - Il nostro partito dovrà decidere dove collocarsi a livello internazionale. Tenderei a scegliere i socialisti, ma ho qualche dubbio.
    - Dovremo decidere se i temi eticamente sensibili debbano essere definiti con una linea ovviamente mediata, ma mi tornano alla mente i DICO, una mediazione imbarazzante per chi come me sostiene il diritto al matrimonio per le coppie omosessuali e lesbiche. Per quanto mi riguarda sosterrò che su questi temi non vi debba essere linea di partito ma libertà individuale per tutti gli iscritti che determini libera scelta per ogni parlamentare.
    E’ cosa che accade abitualmente negli Stati Uniti d’America dove, ad esempio sulla regolamentazione dell’aborto, i parlamentari sono liberi di decidere individualmente.
    - Ma sono i temi economici quelli sui quali dobbiamo decidere senza lasciare ombre. Dobbiamo stare dalla parte del mercato (certamente controllato, certamente con regole, certamente non caimano, certamente, certamente, certamente,MA DALLA PARTE DEL LIBERO MERCATO). Dobbiamo stare dalla parte delle liberalizzazioni (che non possono diventare il fazzoletto che Bersani fece approvare in sostituzione della prima lenzuolata. Lenzuolata che non a caso produsse il più alto gradimento avuto dal Governo Prodi, ma poi ricattati dai conservatori di sinistra abbiamo prodotto il fazzoletto e da lì in poi siamo precipitati nell’incapacità di proporre un governo riformista, anzi un buon governo). Dobbiamo stare dalla parte degli imprenditori che vogliono investire e produrre assumendosene il rischio. Dobbiamo stare dalla parte di chi paga le tasse e colpire chi le evade (e questo lo abbiamo sempre fatto), ma dobbiamo ridurre le tasse e per ridurre le tasse dobbiamo stare dalla parte di chi nell’amministrazione pubblica lavora e produce. Favorire il merito (anche quando è rappresentato da dirigenti lontani dal nostro partito. Quello che conta, l’unica cosa che conta è che lavori con “devozione” per l’insieme, per la collettività. E se non con devozione che lavori bene), combattere lazzaronismi e clientele (anche le nostre). Dobbiamo stare dalla parte dei tanti lavoratori dipendenti che vengono sfruttati. Sì sfruttati, perchè oggi lo sfruttamento in alcuni casi è terribile. Penso ai chi lavora nell’edilizia (soprattutto extracomunitari) ma anche ai tanti giovani che lavorano con contratti atipici ed arrivano ai 40 anni senza aver sicurezza alcuna.
    Per fare ciò bisogna sconfiggere una sinistra interna (quella esterna al PD l’hanno già sconfitta gli elettori) che sventolando alti ideali produce danni pesanti.
    - Dobbiamo decidere se il federalismo è utile alla Nazione, per quanto mi riguarda è inutile, dannoso, ma soprattutto è la moltiplicazione dei costi.
    Per tutto questo ci vuole un congresso. Altro che rimandare a dopo il tesseramento, dopo le amministrative, dopo le europee, dopo l’estate, dopo l’autunno. E’ oggi che siamo in difficoltà. E’ oggi che ci dobbiamo chiarire le idee. E’ oggi che ci dobbiamo confrontare e scontrare. Un congresso a febbraio darebbe la possibilità a chi vuole iscriversi per partecipare al dibattito di poterlo fare e se il congresso diventasse il momento della chierezza e della definizione delle nostre proposte, diverrebbe pure un volano pr le elezioni amministrative ed europee.
    Ho chiacchierato troppo ho bisogno di una buona e dissetante bibita americana, vada per la coca cola…

  2. Se permettete recupero una sedia, ordino un rum (dato che non sono in auto e nella speranza che l’ora della discussione sia tarda) e mi unisco a voi, più che altro per ascoltare.
    Durante la nascita del PD ho fatto quel poco che mi è concesso per partecipare e motivare la gente, sapendo in cuor mio che la mia era una posizione di chi si mette su un trespolo e sta ad osservare quel che accade, perché dopo qualche anno di impegno politico e di delusioni (non parlo di sconfitte elettorali ma di scarsità propositiva e riformatrice) avevo deciso di permettermi di scegliere se la nuova creatura faceva al caso mio oppure no.
    Vuoi l’aver trovato per strada qualche motivazione, vuoi l’entusiasmo che mi hanno trasmesso quelli più giovani di me e spesso nuovi della “materia” che ho visto molto impegnati, vuoi il precipitare degli eventi, mi son trovato aderente (sostenitore?) del PD, con un cartoncino anonimo in mano…vabbè…sono ufficialmente entrato nel PD.
    A distanza di qualche mese me ne sto tornando sul trespolo perché l’immobilità che è derivata dalle primarie mi ha veramente sbattuto a terra le palle (siamo sempre al bar e tra uomini, per ora…siamo incorruttibilmente scadenti nella volgarità…scusate) e sono certo che gli ambiti di impegno sociale sono tanti e per tanti ho interesse, mica per forza si deve fare politica..
    Si apre la fase del tesseramento al PD, non farò la mia tessera, rimango in attesa e ascolto: credo molto nel principio della delega, c’è gente più coinvolta di me che deve dare risposte ai bisogni (ideali e materiali) miei e dei cittadini tutti. I temi ai quali rispondere sono un sacco e alcuni li avete già elencati voi, io vi chiedo solamente perché, secondo voi, la discussione non nasce? Ricordo che in queste pagine, nel periodo del congresso (a no, scusate…l’assemblea) provinciale facevo riferimento al comportamento di chi lascia stagnare quel poco di maturato che c’è per permettersi di sistemare tutto il resto a proprio piacimento, senza che si sappia troppo in giro… Credete che 9 italiani su 10 dentro e fuori dal bar non la pensino così? Credo che dal tesseramento avremo un ennesimo brutto risveglio.
    Badate, forse i fumi e la gradazione alcoolica del rum mi hanno dato un po’ alla testa, forse straparlo, ma non vi sembri in conflitto quel che ho detto con l’idea che ho di partito non militarizzato, non strutturato all’estremo, ma sufficientemente fluido e molto mediatico…ma c…o! (e dagli…) che quel che si deve dire lo si dica, in una sezione di partito o in tv, senza aspettare settimane e mesi per una manifestazione di piazza!!

  3. La discussione da bar mi è sempre piaciuta; penso che ordinerò la mia abituale caipirissima e tenterò qualche ragionamento con voi politici ‘adulti’.
    Prima di tutto sulla contingenza: è normale lo scoramento generale dopo una sconfitta del genere; meno normale l’incapacità di reazione dei vertici nazionali, che hanno così creato l’effetto di sbandamento percepibile ad ogni chiaccherata con chi la politica la vede solo da fuori. Non sono mai stato per l’opposizione urlata, nemmeno quando ero un comunistissimo studente liceale, ma fra opposizione urlata e silenzio c’è una bella differenza! Ora comunque vedo segnali di ‘risveglio’, ritrovo il Veltroni combattivo che mi aveva entusiasmato, e spero che si continui su questa strada.
    Sì: la scuola, i salari, i temi dell’autunno. Posizioni nette ed intransigenti, soprattutto in questa fase in cui bisogna rimotivare l’elettorato: per i sottili ragionamenti verrà il tempo quando saremo nuovamente al governo (stra-toccata di palle, siamo al bar fra uomini…); e magari anche un po’ meno sottili, visti i topolini che spesso partoriamo quando governiamo!
    Ma tutto questo, che sarebbe già molto, non basta: poi c’è il Partito.
    Ve lo dico subito: non ho perso l’entusiasmo. Sarà perchè mi è nato tardi (durante l’estate scorsa), ma non l’ho ancora esaurito, anzi. Ho voglia di vedere un Partito Nuovo. E’ vero: non credevo per nulla nel Pd. Mi sentivo, e mi sento, socialista (nel senso più moderno ed europeo del termine); e, da buon giovane, ero legatissimo a questa identità; e vedevo tanti problemi (quelli sì, veri) nella creazione di questo piddì; non vedevo però, sbagliando, la sua necessità politica nel difficile quadro italiano, che non ha paragoni in Europa (e per questo la vedo durissima sulla collocazione a Strasburgo: io andrei nel PSE, ma per tanti di noi democratici sarebbe una forzatura troppo forte: perchè un cattolico democratico dovrebbe sentirsi socialista? Francamente non vedo soluzioni all’orizzonte, anche se il tempo stringe); e non vedevo, soprattutto, la cosa che più mi entusiasma di questo partito, e che seguirò finchè ci sarà spazio: la possibilità di fare politica in maniera NUOVA, con più scelte fatte dagli iscritti, meno blindature calate dall’alto, e addirittura alcune scelte fatte da chiunque voglia. Insomma un partito DEMO-CRATICO, quasi sperimentale in Europa, ma in grado di rompere l’asfittica politica italiana. Ma proprio queste potenzialità non sono ancora state sfruttate: a Brescia per la scelta del candidato sindaco (anche se, certo, c’erano grossi problemi di coalizione a riguardo) e soprattutto per la scelta dei parlamentari; nel partito lombardo per la decisione di sabato scorso di blindare i delegati regionali secondo le liste delle primarie: non c’ero e non so se era praticabile un’alternativa dal basso, ma temo che non sia neppure stata pensata.
    Diciamole, queste cose. Non sto accusando nessuno, non metto in discussione nessuno, soprattutto persone di cui ho grande stima. Ma vorrei che questo partito facesse uno sforzo in più per assomigliare a quello che volevano 4 milioni di persone, che ora si sentono un po’ prese per il culo (siamo sempre al bar). Come vedi Pierangelo non cerco di essere conformista. Spero che apprezzerete, a questo tavolo.
    Farò la tessera, certo che la farò. E invito tutti a farla. Perchè dobbiamo portare avanti queste opportunità che ci offre il piddì. E dobbiamo definire rapidamente,e in questo concordo pienamente con voi, le linee guida politiche. E definirle in modo democratico. Sulla laicità non vedo perchè appiattire le differenze: vorrei stabilire un modus operandi condiviso, e un perimetro comune di laicità. Come ha detto qualche sera fa Paolo Corsini, il cattolicesimo democratico è laico e progressista; ed è, aggiungo io, intelligente. Sul mercato farò il solito sinistrino: è il mercato che genera lo sfruttamento e la precarietà che giustamente tu, Giorgio, denunci. Dunque regole. E liberalizzazioni vere. E combattere davvero lazzaronismi e clientele, anche nostre. Vedi che siamo sulla stessa linea d’onda? Ma ponderiamo bene ogni abbandono del pubblico, perchè come dice Martinazzoli (toh, un cattolico democratico!) ci siamo affannati a far cadere le ideologie, senza renderci conto che poi subentra altro: la tecnocrazia, i grandi interessi economici. Dunque il tutto richiede un surplus di intelligenza, ma è forse questa a mancarci? (nb la classica battuta snobista di sinistra sulla superiorità intellettuale…ma siamo al bar ed è tardi: me la posso permettere!)

  4. Mi fermo anch’io, ma solo acqua: è meglio rimanere lucidi.
    Pessimismo ottimismo?! Penso che non abbiamo ancora toccato il fondo e che ci arriveremo l’anno prossimo con le amministrative e le europee.
    Non abbiamo ancora ben capito la lezione della sconfitta elettorale: non abbiamo ancora recuperato capacità di ascoltare e interpretare i problemi dei cittadini (anche se spesso si manifestano attraverso la pancia, ma d’altra parte siamo chiamati a fare politica in questo contesto). Siamo ancora lontani da una “buona politica” urge provare a rialzarsi e l’inizio del tesseramento (anche se molto in ritardo) e la ripresa autunnale devono chiamarci a costruire un’agenda politica che cerchi di riallacciare i legami con il territorio in cui il centrodestra si sta sempre più insediando in modo autorevole.

  5. Tanto mi piace questa discussione al bar che non mi trattengo dal sedermi qualche minuto con voi, se permettete…
    …idee che non circolano… ma se già intorno a questo tavolo ne girano molte, chiare, energiche, piene di slancio, di attesa di sviluppo e confronto.
    Le idee non sono kantianamente degli ideali-guida che pur nascendo dalla conoscenza delle cose la trascendono, risultando inafferrabili o sfociando nell’ideologia. Non sono neanche mere registrazioni dell’esistente (dell’esistente del partito, dell’esistente del Paese, dell’esistente del mondo). Né, ancora, costruzioni di strategie per mantenere posizioni di rendita e di potere nella contingenza del presente. Almeno non solo, non soprattutto, non essenzialmente.
    Le idee nascono su un terreno di conoscenza dei problemi, di intenzione e urgenza di risolverli, di capacità di prospettare soluzioni a breve e a lungo termine (non solo governando l’esistente ma anche prefigurando vie future), di desiderio di un mondo migliore, di passione civile, di adesione morale e razionale ad alcuni valori, di generosità e onestà (pratica, morale, intellettuale) nei confronti delle nuove generazioni.
    Di idee di tale genere mi è capitato di intercettarne molte, in quest’ultimo anno: le ho riconosciute in amministratori appassionati e capaci, in giovani con autonomia critica e scevri di conformismo, in politici di lunga data – giusto per riferirmi a tempi molto recenti, penso all’intervento rigoroso, propositivo, di respiro europeo di Damiano alla festa provinciale; o al lucido discorso di Cacciari all’assemblea regionale; o ancora ai gruppi di lavoro che a Milano hanno permesso discussione di problemi e costruzione di reti di contatti volti ad approfondirla, svilupparla, trarne linfa politica e amministrativa.
    Le idee ci sono. Ma difficilmente trovano modo di essere pubblicamente espresse, condivise, discusse e confrontate. Ci si aggrega intorno a nomenclature, non a prese di posizione programmatiche. E, perdonatemi se mi permetto di giudicare, questo vizio di lungo corso nel centro-sinistra ha portato alla creazione di governi basati su alchimie talmente fragili da non reggere assolutamente l’urto berlusconiano. Ne stiamo pagando aspre conseguenze, oggi; ad esempio in ambito scolastico: un ventennale immobilismo, fallimentari o deleterie iniziative generanti confusione e conflittualità interna, “delega” ai sindacati dei problemi concernenti il precariato, scarsissimo investimento economico e progettuale, etc etc oggi permettono a questo governo di avere non solo mano libera su tutto, ma anche il consenso di buona parte dell’opinione pubblica. E qui, sulla scuola, per me si aprirebbe un lungo discorso, che rimando ad un altro piacevole e interessante giro di bicchieri. Non faccio politica sin dall’adolescenza, né sono una tuttologa: ma conosco molto bene i meccanismi della scuola italiana e la loro storia, e ne esperisco ogni giorno i problemi, da ogni punto di vista. Ecco, qui dovrei solo scegliere da quale tasca cominciare a tirare fuori le idee…
    Le idee ci sono, il desiderio di futuro anche. Diamoci la possibilità di scegliere una linea come partito, di mettere in atto sinergie, di far dare a ciascuno il suo migliore contributo. Sono troppo naif? Non dimentichiamoci che i cittadini esigono dalla politica meno autoreferenzialità e più capacità progettuale, chiarezza comunicativa, trasparenza di prese di posizione, coraggio governativo.
    Alla prossima, E.

  6. Caro Pierangelo se serve aggiungere altro alle ragioni della tua incazzatura potrei farlo anche a Brescia e ancor di più dopo aver chiuso la festa provinciale del Pd, ma letto il tuo pezzo credo bastino le ragioni che riporti.
    Io insisto nel dire che il partito, i militanti, gli aderenti, i simpatizzanti, chi insomma ha creduto a questo progetto, abbia bisogno di segnali positivi a partire da chi riveste incarichi importanti nel partito e nelle istituzioni. Quando parlo di segnali positivi non penso certamente alla superficialità del tifo, sono anni che non credo ai partiti chiese verso i quali le persone debbano fare atti di fede e riversare tutto il proprio tempo e la propria vita. Visto quanto è accaduto fin qui è meglio evitare.
    Detto questo però credo che per costruire il partito democratico, un grande partito laico e riformista, serva tanto lavoro, tanta passione e tanta pazienza (dote che fatico ancora a adottare), perché esso sarà quello che noi sapremo dare, in termini di idee, tempo e di battaglie politiche, se vogliamo delineare, almeno in embrione, il tipo di società che vogliamo, senza attendere che ci venga indicato il verbo da Roma, ma cercando di partire da Brescia (magari fra quattro amici al bar) e vedere nei territori chi ci sta. Non credo che questa strada sia impossibile, i temi per stendere una “bozza di documento politico” possiamo cominciare a discuterli per creare una rete efficace che consenta di creare un vero movimento politico dentro il partito e attraverso il partito, fatto di condivisione dei contenuti e di prospettive politiche nuove. Per me il luogo deputato di questo percorso è il PD, non le associazioni fiorite a grappoli in questa stagione, che da quel che capisco, non hanno altra finalità che il bisogno di conservazione e di recinti rassicuranti per leader spesso in confusione.
    Se sei disponibile sediamoci e ragioniamo perché sono convinto che troveremo tante energie fresche disinteressate e disponibili.
    Un abbraccio Riccardo
    .

  7. Posso sedermi anch’io? Se posso mi inserisco in poco spazio, giusto per dirvi, sorridendo, che è bello incontrare ancora qualcuno che si arrabbia (non ho molta dimestichezza con “l’inglese”… scusate so che fa poco sinistra, ma mi darò da fare per migliorare!).
    Ho sempre pensato che le arrabbiature siano straordinarie occasioni di cambiamento, soprattutto quando non si è i soli ad essere arrabbiati. Sono anche però convinta che non basti essere arrabbiati, trovarsi al bar, dirselo, ragionare anche con tenacità, dei perché, dei però, dei farò… tanto per riprendere Gino Paoli…ma che occorra mettere concretamente in campo tutte quelle strutture, quelle occasioni, che favoriscono la circolazione delle idee, ma anche la traduzione concreta dei perché, dei però, dei farò.
    Se quei 4 amici al bar, anziché limitarsi a dire come volevano cambiare il mondo, si fossero alzati e avessero provato uscendo dal bar, a mettere in campo qualcosa di concreto per realizzare le loro idee, per farle conoscere, per far appassionare anche altri ai loro progetti, forse non ne sarebbe rimasto soltanto uno a cui in sorte tocca malinconicamente guardare ad altri 4 rivivere la stessa parabola discendente.
    Il Pd è la nostra occasione – direi una grande occasione – per provare a immettere nella società, idee, percorsi e strumenti di cambiamento.
    Per non bruciare questa occasione che ci troviamo tra le mani però dobbiamo uscire dal bar, da un bar in cui stiamo seduti anche noi qui a Brescia da un anno, per cominciare davvero a dare segnali positivi. Facciamo in modo che a livello provinciale, nelle zone, nei singoli circoli ci si trovi in modo sistematico perché si arrivi ad elaborare percorsi e progetti chiari e coraggiosi, che siano frutto della circolazione e della condivisione delle idee, che facciano emergere e che comunichino l’idea di un partito che riflette sulla realtà, che si preoccupa di dire che tipo di società vuole costruire qui e ora e che soprattutto, è fatto di persone che sono disponibili a lavorare insieme, perché il progetto politico delineato possa tradursi in scelte amministrative concrete.
    Credo anch’io che questo partito sarà il frutto direttamente proporzionale della passione che metteremo nel costruirlo, della nostra capacità di elaborare progetti, della fedeltà e dell’intelligenza con cui li sapremo perseguire, della carica ideale che in essi sapremo mettere, della prospettiva del lungo periodo e, contemporaneamente del coraggio del quotidiano, della capacità che avremo di coltivare le possibilità del nuovo, del futuro, attraverso l’operosa dedizione del presente.
    Adesso però – e chiudo dicendolo con un sorriso – concediamoci pure un altro giro al bar, ma – vista l’ora tarda – cominciamo a fare qualcosa.
    Grazie della chiacchierata, Marina

  8. Caro Pierangelo, per prima cosa vorrei rassicurati, almeno il cuba libre siamo riusciti a sdoganarlo, ti assicuro non c’è cosa così trasversale come quel cocktail forse appunto per i suoi ingredienti principali.

    Riformismo parto da qui, come sempre del resto…Siamo un partito riformista?Direi di si anche se ancora molto lontani rispetto ai grandi partiti riformisti della sinistra europea. Ci stanno scavalcando… era un commento a caldo su facebook dopo aver letto che Brunetta e il mitico Rotondi stavano ragionando su una proposta di legge sulle coppie di fatto. Punto 1. Scavalcamento!
    I 4 ministri di punta del governo Berlusconi provengono tutti dalla famiglia del PSI…che significa? Significa, a mio parere ma la butto lì, che se non ci rivolgiamo anche a quel riformismo…difficile pensare di costruire un grande partito riformista che guarda al futuro. Punto 2. Responsabilità irrisolte!
    Un grande partito: si organizza, progetta e costruisce il futuro e soprattutto ascolta. Punto 3. A sinistra…Non si delega mai! Commento provocatorio ma quando ce vò ce vò.

  9. Poche parole per dire che ho letto nel tuo post un segno di vita, cosa non scontata attualmente per il PD.

    Due sole righe per dire che nella tua newsletter parli giustamente del fatto che l’assemblea regionale il 6 settembre “ha nominato la nuova Direzione regionale”. Non credo che il verbo che hai usato (che mi ricorda troppo il Grande Fratello televisivo) sia una svista. O sbaglio?

    Anche io sono davvero incazzato e per ora dal bancone ascolto cosa si dice al bar….

  10. Non amo i liquori e al bar, di solito, prendo il té caldo. Anche d’estate. Ho letto scrupolosamente tutti gli interventi e devo dire che sono arrabbiato soprattutto con me stesso perchè non riesco a dare il contributo che vorrei. Al PD ho creduto fn dall’inizio perchè lo ritenevo, e lo ritengo, una svolta decisiva ripsetto al modo di fare politica. Non avevo e non ho più voglia di aspettare gli ordini da qualcuno, ma voglio essere protagonista e non destinatario della poltica. Ho fatto l’eseprienza della “Fabbrica dl Programma”, snobbata da tanti che non si sono resi conto che la politica va oltre le chiacchiere da bar. A mio avviso deve essere un crocevia di pensieri e non un crocevia di associazioni che dividono invece di unire perchè ognuno si ritira nei cenacoli, tra amici, per rinsaldare le appartenenze. E tutti giurano di voler il bene del PD. Io credo invece che è un modo di salire sul trespolo collettivamente, in attesa. E no, cari signori, il partito siamo noi, nessuno si senta escluso! Per questo credo molto al lavoro dei Circoli. E’ lì che dobbiamo lavorare e militare togliendoci le fasce dei badogliani e dei garibaldini ( per non parlare di quelli che portano ancora il simbolo del lutto) e scegliendo di lavorare per costruire 10 idee forti, o quelle che servono, per risalire la china. Alcune emergono dagli interventi e altre potranno emergere dal confronto. Ma non restiamo in attesa del Verbo di qualcuno che si ritiene illuminato!

  11. Nominata. Si, la nuova Direzione regionale è stata nominata, caro Vetturi. Così come sono stati nominati i parlamentari eletti, in assenza di vere primarie che avrebbero messo in imbarazzo (se si fossero sottratti) o in difficoltà (se vi avessero partecipato) i cortigiani stretti attorno all’oligarchia nazionale. Così come saranno nominati i parlamentari europei, a causa delle liste bloccate volute da Berlusconi. C’è un modo per restituire ai nostri iscritti, se non agli elettori, il diritto di scelta dei propri rappresentanti: primarie vere. Vedremo…
    Grazie a tutti per gli interventi lucidi e appassionati. Noi ce la faremo a vincere la sfida della nostra affermazione, a costruire il partito e a dare all’Italia una vera classe dirigente finchè circolano queste idee e si manifestano queste disponibilità. Alla prossima discussione. A proposito chi paga? Alla “romana” no, perchè non mi piace l’aggettivo. Paga la casta, come è giusto.

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