mercoledì 10 settembre
Di Pierangelo Ferrari • set 11th, 2008 • Argomento: Diario in CameraLa riunione della Commissione Affari costituzionali è fissata per le 12. Ho tutto il tempo per sbrigare un pò di faccende, dentro il palazzo. Innanzitutto, ritiro la posta di un mese. L’ingombro è notevole, ma si tratta soprattutto di corrispondenza interna: proposte di sottoscrizione di disegni di legge, comunicazioni del Gruppo, inviti a iniziative di partito, informazioni da parte dei vari uffici della Camera. Con la diffusione delle mail online sono ormai rarissime le lettere cartacee di cittadini ed elettori. Non è sempre stato così, ovviamente. Fin dall’inizio, i parlamentari sono stati sommersi dalle richieste del collegio. In un libro pubblicato nel 1882, Salita a Montecitorio, lo scrittore piemontese Giovanni Faldella racconta una visita alla nuova sede del Parlamento italiano e dedica un capitolo alla “Posta”, raccontando di deputati oberati dalla corrispondenza con gli elettori. Il fatto è, sostiene Faldella, che “nell’errore popolare, il deputato, anzichè un legislatore, è un commissionario universale, un gran cavallante, che ha le braccia lunghe nelle alte sfere, un protettore ad hoc, perchè gli si possa domandar tutto colla formola inespugnabile, assassina: se lei vuole, può”. “Si dice che alcuni deputati – riferisce lo scrittore – vengano a Roma più per spedire le pratiche agli elettori, che per attendere ai lavori parlamentari. Se esistono, essi meritano il nome dato loro dall’on. Zanardelli in quel passo del discorso d’Iseo, favorevole allo scrutinio di lista: deputati non più di Camera, ma di anticamera” . I deputati “di anticamera” ci sono ancora, ma sono sempre di meno. E’ la conseguenza di uno degli effetti collaterali della crisi dei partiti, l’indebolimento dei legami con il territorio. Molta acqua è passata sotto i ponti d’Italia, dal discorso zanardelliano di Iseo…
Manca ancora un’ora all’inizio della mia Commissione e decido di andare nella Sala del Mappamondo, dove è in corso l’audizione del ministro Tremonti sulla vicenda Alitalia. Il ministro ha appena finito di parlare e inizia il dibattito. Sono presenti tre ministri del Governo ombra, ma uno (Martella) tace. Tanto per cambiare. Un altro interviene solo per fare delle puntualizzazioni “a titolo personale” sulla cordata degli imprenditori che dovrebbe dare vita alla new company. Lascio a voi indovinare di chi si tratta. Per fortuna, è presente e parla Pierluigi Bersani. Anche qui, come è spesso accaduto in Aula, il punto di vista dell’opposizione sulle partite economiche è nelle mani del solo Bersani, che se la cava egregiamente. Ciò nonostante, esco dalla riunione per raggiungere la mia Commissione con la netta impressione di una partita chiusa e di una difficile spendibilità dei nostri buoni argomenti presso l’opinione pubblica. Nella bella auletta della Commissione Affari costituzionali, tappezzata di librerie con i solenni volumi della legislazione repubblicana, sono in distribuzione i materiali di documentazione sul primo provvedimento che affronteremo con la ripresa autunnale: l’Atto Camera n. 1441, un disegno di legge del Governo su “Disposizioni per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria”. Si cominciano a votare gli emendamenti la prossima settimana. Ne parleremo.
Pierangelo Ferrari è Parlamentare del Partito Democratico alla Camera dei Deputati
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