Agenda d’autunno
Di Pierangelo Ferrari • set 22nd, 2008 • Argomento: Note politiche, Primo PianoCon il declinare dell’estate e con l’arrivo dell’autunno, è ripresa da una settimana l’attività parlamentare. E, con essa, dopo la solita stagione delle chiacchiere sotto l’ombrellone, sono riapparsi i problemi che inchiodano il Paese alla sua arretrattezza. A proposito di chiacchiere, avete notato che da quando il centrodestra ha conquistato la guida del governo si sono spente le campagne contro i privilegi della casta? Missione compiuta, ora anche Beppe Grillo si può riposare. Del resto, che volete, se cappuccino e cornetto costano un euro e ottanta alla buvette della Camera… Risolto un problema, bisogna affrontare gli altri. Diamo un’occhiata al calendario dei lavori della Camera e riassumiamo l’agenda d’autunno.
1. Sistema di voto per le elezioni europee di primavera. La maggioranza ha deciso uno sbarramento del 5% (la soglia più alta prevista dal Parlamento europeo) e l’eliminazione delle preferenze, con la conseguente introduzione di liste bloccate, come in Francia, Gran Bretagna, Spagna e Germania. Sono ben note le ragioni a sostegno delle due opzioni: riduzione della frammentazione delle liste e dei costi delle campagne elettorali. Ma sono altrettanto note le ragioni vere della scelta berlusconiana: il controllo sugli eletti di casa propria e il timore che le preferenze favoriscano i candidati di AN. Al contrario, sono meno note (nel senso che sono, da noi, più debolmente sostenute) le ragioni che si oppongono a questa scelta: la pluralità della rappresentanza (ed è una scelta tutta politica, che mette in gioco i nostri rapporti a sinistra) e la scelta degli eletti nelle mani degli elettori. Noi abbiamo proposto in Commissione il mantenimento di una preferenza e uno sbarramento del 3%. Ma è rimasto in ombra, a mio avviso, un problema vero. Dice Alberto Capotosti, già presidente della Corte Costituzionale: “Liste bloccate in assenza di primarie… danno un potere eccessivo ai vertici dei partiti”. Ecco, se dicessimo che, comunque vada, noi ricorreremo a vere primarie, che mettano la scelta nelle mani degli elettori, rafforzeremmo le ragioni della nostra opposizione.
2. Alitalia. Perchè dobbiamo sempre farci del male? Prima Berlusconi fa saltare (non da solo) il tavolo dell’unica trattativa seria, quella con Air France, poi la soluzione della cordata italiana (su cui fa campagna elettorale) rivela, di fronte alle ben prevedibili resistenze corporative, tutta la sua improvvisazione. E la Cgil (cioè la sinistra: cioè noi) che fa? Invece di lasciare soli in campo Berlusconi e il sindacato dei piloti (vicino ad AN), si interpone e si prende la responsabilità del fallimento dell’operazione. Operazione avventurosa e fragile, ma accolta ormai dall’opinione pubblica, che ora vede in noi i resposabili del fallimento. Ha ragione Bertinotti, una volta tanto: “Col potere di veto, che all’apparenza sembra una cosa gratificante, il sindacato scoppia”. Non so se Epifani abbia portato la Cgil al rischio dello scoppio, tanto più ora che riceve gli entusiastici consensi di Giorgio Cremaschi. Quello che so è che, per battere questa destra spregiudicata, abbiamo bisogno anche di una profonda riforma della rappresentanza sindacale e una nuova cultura delle relazioni industriali.
3. Il cambio di stagione climatica sembra coincidere con un’epocale cambio di ruoli politici. La sinistra europea post blairiana è sempre alle prese con le frontiere delle liberalizzazioni e del mercato, della selezione e dei meriti… e la destra cosa ti combina? Negli USA ricorre a ingenti risorse pubbliche per salvataggi di statalistica memoria, mentre il nostro ministro dell’economia “creativa” (un furbo come pochi, che come pochissimi avverte il vento che cambia) punta il dito contro la mondializzazione dell’economia finanziaria e propone ai partners europei politiche di scuola keynesiana. Che dire? Che la ricreazione è finita, direbbe De Gaulle. Che la sinistra deve tornare ai fondamentali. A proposito, una buona notizia ve la posso dare. Si discute domani in Aula una Mozione (Damiano e altri) concernente iniziative per il recupero del potere d’acquisto delle retribuzioni e delle pensioni (scarica il testo della Mozione). Ecco, lì dentro c’è un bel pezzo della nostra visione della politica economica.
4. Infine, per completare (parzialmente) l’agenda parlamentare d’autunno, segnalo solo (per ora) due temi che stanno riempiendo le pagine dei giornali, ma che non stanno guadagnando una univoca e forte presa di posizione del PD. Sul federalismo fiscale, sdoganato perfino dal presidente Napolitano, circola una robusta opposizione nel nostro partito, soprattutto al Sud. Sugli stessi provvedimenti che la Gelmini ha calato sulla scuola, c’è una aperta e motivata contestazione nel mondo scolastico, ma manca in casa nostra un approfondimento delle questioni. Vorrei che lo facessimo, soprattutto dopo avere registrato voci dissonanti dal coro, come quelle di Claudia Mancina (scarica l’articolo) e dell’ex ministro Luigi Berlinguer (scarica l’articolo). Parliamone. Opposizione non è solo dire no, è soprattutto avere un diverso e autonomo punto di vista.
Pierangelo Ferrari è Parlamentare del Partito Democratico alla Camera dei Deputati
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Che la scuola non possa più essere quella del Novecento, già lo sapevamo.
Lo sappiamo noi insegnanti (da ben prima che il “secolo breve” si compisse!), perché guardiamo sempre sia al passato che al futuro, e lo sa buona parte della società. Non credo sia una scoperta o un’affermazione rivoluzionaria, quella dell’ex ministro Berlinguer (forse lo è per lui, che come ogni buon “politico di professione” guarda soprattutto al presente contingente…). Ciò che egli sostiene nell’intervista è banale dal punto di vista di alcuni contenuti condivisibili, e discutibile in altri passaggi che invece non lo sono affatto (ad esempio: la denigrazione continua della “teoria” e della capacità di astrazione, che invece qualunque genere di conoscenza richiede – ultimamente pare che il mondo universitario e della ricerca esiga proprio una dose maggiore di questa capacità; oppure la classificazione come “inutile” dell’anno in più di scuola che caratterizza il sistema italiano rispetto ad altri sistemi europei: le parole hanno un peso!).
Per quanto riguarda la sua proposta di valutazione degli insegnanti, Berlinguer dovrebbe capire che il suo fallimento non era una questione di tempi immaturi, e che era piuttosto la struttura stessa della sua proposta a risultare assolutamente inadeguata allo scopo che si prefiggeva, offensiva e umiliante nei confronti della professionalità degli insegnanti, per certi aspetti addirittura ridicola (ah, il famoso “quizzone”). Riso amaro, sia chiaro.
Non mi soffermo sul problema della riforma allora proposta: dico solo però che, pur condividendone io le finalità e alcune scelte strutturali, è falso e illegittimamente autoassolutorio affermare che l’unico ostacolo alla sua realizzazione sia stato il “conservatorismo di sinistra”. Finché i nostri politici “alti” ragionano così, addio…
Mi soffermo invece un momento sulla questione della professionalità dei docenti. Il reclutamento per anni e anni è avvenuto attraverso meccanismi irrazionali, generanti confusione e conflittualità interna, spesso conformi a una logica assistenzialistica incompatibile con criteri meritocratici. La politica ha talvolta “delegato” ai sindacati scelte strutturali, senza mai preoccuparsi di avere una visione sistemica attraverso la quale riorganizzare meglio tutto il sistema. Tra parentesi, anche qui Berlinguer ha fatto la sua parte: la sovrapposizione di concorsi di vario genere con l’apertura delle SSIS (grande business per le università!), dopo dieci anni (dico dieci!) in cui nessun concorso era stato mai più indetto (e qui la grave colpa è di chi lo ha preceduto), ha peggiorato una situazione già difficile. I governi hanno creato sacche enormi di precariato (serbatoi di voti e di tessere? Masse estremamente deboli e ricattabili?) pochissimo difese dal sindacato (altrimenti come si spiega il precariato decennale o addirittura ventennale di molti docenti di scuola superiore?).
Ora i ministri di destra parlano dei docenti come di incapaci fannulloni, trattano i precari come una zavorra inutile, attaccano talora sottilmente talora violentemente intere categorie per umiliarle e distruggerne la pubblica immagine. E i nostri parlamentari, i nostri ex ministri (corresponsabili, evidentemente, della piega negativa e a tratti assurda che negli anni la questione del reclutamento dei docenti ha assunto) non si prendono la briga di fare un’opposizione netta e forte. Anzi, vengono a dire a noi che non abbiamo capito cosa sta succedendo, che bisogna rinnovare l’approccio al problema.
Un governo serio PRIMA dovrebbe assorbire tutto il precariato che la classe dirigente stessa ha generato, POI mettersi SERIAMENTE a identificare METODI ADEGUATI di reclutamento del corpo docente. Infine, risolte queste primarie questioni, eventualmente potrebbe discutere di come “valutare” (che cosa, come, perché…) i docenti. In concerto e collaborazione con chi rappresenta questa realtà.
Un’opposizione che ha a cuore le sorti della scuola italiana DENUNCIA l’incompetenza di chi oggi sta distruggendo il sistema pubblico d’istruzione, e le vere intenzioni (evidentemente leggibili) del governo. Non sta a spiegare A NOI che bisogna cambiar rotta. A noi che lo sappiamo da anni. Che da anni chiediamo che la politica si occupi seriamente di scuola. Prima magari ci ascolta…
Sono disponibilissima alla discussione. Ma senza concedere nulla al governo attuale, neanche un minimo beneficio del dubbio. E, per quanto riguarda il PD, solo se ognuno si prende le proprie responsabilità, compreso chi negli anni ha contribuito a creare le condizioni difficili in cui oggi ci troviamo.
E.
caro Pierangelo e a voi tutti ciao
martedì sera ,a desenzano si è riunito il Coordinamento di Circolo per discutere della situazione politica e di eventuali proposte che dal territorio eventualmente dovevano arrivare circa future alleanze elettorali e di Primarie interne al nostro Partito
Qualcuno mi ha chiesto: come mai chiedi un voto su decidere o meno se svolgere primarie quando questo è indicato chiaramente nello Statuto (già approvato,anche quello lombardo)
Ma mi sembra di capire dalle tue parole che la sensazione che aveva avuto qualcuno di noi in merito corrisponde a qualche verità…….
Comunque ti dico quello che qua abbiamo deciso
all’unanimità, e che in presenza di più candidati chiederemo,con forza e determinazione,la celebrazione di elezioni Primarie; anche per le europee,perchè non farle per la posizione in lista?
Il Partito Democratico deve averle nel suo DNA ,senza se e senza ma,devono essere in nostro Valore Aggiunto
Se quello che frena sono magari il fatto che dalla Provincia o regione o nazionale non possono arrivare schede
precompilate o burocrazie varie ,i territori le faranno “alla buona” scrivendo su un foglietto il nome dei candidati
Anche perchè alla fine dovrebbe finire tutto a tarallucci e vino,con vincente e sconfitto amici e compagni più di prima….
Io personalmente e Tutti,dico Tutti,a Desenzano la vedono così
Un abbraccio
giacinto Carnassale