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	<title>Commenti a: Agenda d&#8217;autunno</title>
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	<description>parlamentare del partito democratico alla camera dei deputati</description>
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		<title>Di: giacinto Carnassale</title>
		<link>http://www.pierangeloferrari.it/2008/09/22/agenda-dautunno/comment-page-1/#comment-145</link>
		<dc:creator>giacinto Carnassale</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 27 Sep 2008 10:02:16 +0000</pubDate>
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		<description>caro Pierangelo e a voi tutti ciao
martedì sera ,a desenzano si è riunito il Coordinamento di Circolo per discutere della situazione politica e di eventuali proposte che  dal  territorio eventualmente dovevano arrivare circa future alleanze elettorali e di Primarie interne al nostro Partito
Qualcuno mi ha chiesto: come mai chiedi un voto su decidere o meno se svolgere primarie quando questo è indicato chiaramente nello Statuto (già approvato,anche quello lombardo)
Ma mi sembra di capire dalle tue parole che la sensazione che aveva avuto qualcuno di noi in merito corrisponde a qualche verità.......
Comunque ti dico quello che qua abbiamo deciso 

all&#039;unanimità, e che in presenza di più candidati chiederemo,con forza e determinazione,la celebrazione di elezioni Primarie; anche per le europee,perchè non farle per la posizione in lista?
Il Partito Democratico deve averle nel suo DNA ,senza se e senza ma,devono essere in nostro Valore Aggiunto
Se quello che frena sono magari il fatto che dalla Provincia o regione o nazionale non possono arrivare schede
precompilate o burocrazie varie ,i territori le faranno &quot;alla buona&quot; scrivendo su un foglietto il nome dei candidati
Anche perchè alla fine dovrebbe finire tutto a tarallucci e vino,con vincente e sconfitto amici e compagni più di prima....
Io personalmente e Tutti,dico Tutti,a Desenzano la vedono così
Un abbraccio    
giacinto Carnassale</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>caro Pierangelo e a voi tutti ciao<br />
martedì sera ,a desenzano si è riunito il Coordinamento di Circolo per discutere della situazione politica e di eventuali proposte che  dal  territorio eventualmente dovevano arrivare circa future alleanze elettorali e di Primarie interne al nostro Partito<br />
Qualcuno mi ha chiesto: come mai chiedi un voto su decidere o meno se svolgere primarie quando questo è indicato chiaramente nello Statuto (già approvato,anche quello lombardo)<br />
Ma mi sembra di capire dalle tue parole che la sensazione che aveva avuto qualcuno di noi in merito corrisponde a qualche verità&#8230;&#8230;.<br />
Comunque ti dico quello che qua abbiamo deciso </p>
<p>all&#8217;unanimità, e che in presenza di più candidati chiederemo,con forza e determinazione,la celebrazione di elezioni Primarie; anche per le europee,perchè non farle per la posizione in lista?<br />
Il Partito Democratico deve averle nel suo DNA ,senza se e senza ma,devono essere in nostro Valore Aggiunto<br />
Se quello che frena sono magari il fatto che dalla Provincia o regione o nazionale non possono arrivare schede<br />
precompilate o burocrazie varie ,i territori le faranno &#8220;alla buona&#8221; scrivendo su un foglietto il nome dei candidati<br />
Anche perchè alla fine dovrebbe finire tutto a tarallucci e vino,con vincente e sconfitto amici e compagni più di prima&#8230;.<br />
Io personalmente e Tutti,dico Tutti,a Desenzano la vedono così<br />
Un abbraccio<br />
giacinto Carnassale</p>
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	<item>
		<title>Di: Enrica Rizzini</title>
		<link>http://www.pierangeloferrari.it/2008/09/22/agenda-dautunno/comment-page-1/#comment-143</link>
		<dc:creator>Enrica Rizzini</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 25 Sep 2008 16:50:18 +0000</pubDate>
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		<description>Che la scuola non possa più essere quella del Novecento, già lo sapevamo. 
Lo sappiamo noi insegnanti (da ben prima che il “secolo breve” si compisse!), perché guardiamo sempre sia al passato che al futuro, e lo sa buona parte della società. Non credo sia una scoperta o un’affermazione rivoluzionaria, quella dell’ex ministro Berlinguer (forse lo è per lui, che come ogni buon “politico di professione” guarda soprattutto al presente contingente…). Ciò che egli sostiene nell’intervista è banale dal punto di vista di alcuni contenuti condivisibili, e discutibile in altri passaggi che invece non lo sono affatto (ad esempio: la denigrazione continua della “teoria” e della capacità di astrazione, che invece qualunque genere di conoscenza richiede - ultimamente pare che il mondo universitario e della ricerca esiga proprio una dose maggiore di questa capacità; oppure la classificazione come “inutile” dell’anno in più di scuola che caratterizza il sistema italiano rispetto ad altri sistemi europei: le parole hanno un peso!).
Per quanto riguarda la sua proposta di valutazione degli insegnanti, Berlinguer dovrebbe capire che il suo fallimento non era una questione di tempi immaturi, e che era piuttosto la struttura stessa della sua proposta a risultare assolutamente inadeguata allo scopo che si prefiggeva, offensiva e umiliante nei confronti della professionalità degli insegnanti, per certi aspetti addirittura ridicola (ah, il famoso “quizzone”). Riso amaro, sia chiaro.
Non mi soffermo sul problema della riforma allora proposta: dico solo però che, pur condividendone io le finalità e alcune scelte strutturali, è falso e illegittimamente autoassolutorio affermare che l’unico ostacolo alla sua realizzazione sia stato il “conservatorismo di sinistra”. Finché i nostri politici “alti” ragionano così, addio…

Mi soffermo invece un momento sulla questione della professionalità dei docenti. Il reclutamento per anni e anni è avvenuto attraverso meccanismi irrazionali, generanti confusione e conflittualità interna, spesso conformi a una logica assistenzialistica incompatibile con criteri meritocratici. La politica ha talvolta “delegato” ai sindacati scelte strutturali, senza mai preoccuparsi di avere una visione sistemica attraverso la quale riorganizzare meglio tutto il sistema. Tra parentesi, anche qui Berlinguer ha fatto la sua parte: la sovrapposizione di concorsi di vario genere con l’apertura delle SSIS (grande business per le università!), dopo dieci anni (dico dieci!) in cui nessun concorso era stato mai più indetto (e qui la grave colpa è di chi lo ha preceduto), ha peggiorato una situazione già difficile. I governi hanno creato sacche enormi di precariato (serbatoi di voti e di tessere? Masse estremamente deboli e ricattabili?) pochissimo difese dal sindacato (altrimenti come si spiega il precariato decennale o addirittura ventennale di molti docenti di scuola superiore?).
Ora i ministri di destra parlano dei docenti come di incapaci fannulloni, trattano i precari come una zavorra inutile, attaccano talora sottilmente talora violentemente intere categorie per umiliarle e distruggerne la pubblica immagine. E i nostri parlamentari, i nostri ex ministri (corresponsabili, evidentemente, della piega negativa e a tratti assurda che negli anni la questione del reclutamento dei docenti ha assunto) non si prendono la briga di fare un’opposizione netta e forte. Anzi, vengono a dire a noi che non abbiamo capito cosa sta succedendo, che bisogna rinnovare l’approccio al problema.
Un governo serio PRIMA dovrebbe assorbire tutto il precariato che la classe dirigente stessa ha generato, POI mettersi SERIAMENTE a identificare METODI ADEGUATI di reclutamento del corpo docente. Infine, risolte queste primarie questioni, eventualmente potrebbe discutere di come “valutare” (che cosa, come, perché…) i docenti. In concerto e collaborazione con chi rappresenta questa realtà. 
Un’opposizione che ha a cuore le sorti della scuola italiana DENUNCIA l’incompetenza di chi oggi sta distruggendo il sistema pubblico d’istruzione, e le vere intenzioni (evidentemente leggibili) del governo. Non sta a spiegare A NOI che bisogna cambiar rotta. A noi che lo sappiamo da anni. Che da anni chiediamo che la politica si occupi seriamente di scuola. Prima magari ci ascolta...
Sono disponibilissima alla discussione. Ma senza concedere nulla al governo attuale, neanche un minimo beneficio del dubbio. E, per quanto riguarda il PD, solo se ognuno si prende le proprie responsabilità, compreso chi negli anni ha contribuito a creare le condizioni difficili in cui oggi ci troviamo.
E.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Che la scuola non possa più essere quella del Novecento, già lo sapevamo.<br />
Lo sappiamo noi insegnanti (da ben prima che il “secolo breve” si compisse!), perché guardiamo sempre sia al passato che al futuro, e lo sa buona parte della società. Non credo sia una scoperta o un’affermazione rivoluzionaria, quella dell’ex ministro Berlinguer (forse lo è per lui, che come ogni buon “politico di professione” guarda soprattutto al presente contingente…). Ciò che egli sostiene nell’intervista è banale dal punto di vista di alcuni contenuti condivisibili, e discutibile in altri passaggi che invece non lo sono affatto (ad esempio: la denigrazione continua della “teoria” e della capacità di astrazione, che invece qualunque genere di conoscenza richiede &#8211; ultimamente pare che il mondo universitario e della ricerca esiga proprio una dose maggiore di questa capacità; oppure la classificazione come “inutile” dell’anno in più di scuola che caratterizza il sistema italiano rispetto ad altri sistemi europei: le parole hanno un peso!).<br />
Per quanto riguarda la sua proposta di valutazione degli insegnanti, Berlinguer dovrebbe capire che il suo fallimento non era una questione di tempi immaturi, e che era piuttosto la struttura stessa della sua proposta a risultare assolutamente inadeguata allo scopo che si prefiggeva, offensiva e umiliante nei confronti della professionalità degli insegnanti, per certi aspetti addirittura ridicola (ah, il famoso “quizzone”). Riso amaro, sia chiaro.<br />
Non mi soffermo sul problema della riforma allora proposta: dico solo però che, pur condividendone io le finalità e alcune scelte strutturali, è falso e illegittimamente autoassolutorio affermare che l’unico ostacolo alla sua realizzazione sia stato il “conservatorismo di sinistra”. Finché i nostri politici “alti” ragionano così, addio…</p>
<p>Mi soffermo invece un momento sulla questione della professionalità dei docenti. Il reclutamento per anni e anni è avvenuto attraverso meccanismi irrazionali, generanti confusione e conflittualità interna, spesso conformi a una logica assistenzialistica incompatibile con criteri meritocratici. La politica ha talvolta “delegato” ai sindacati scelte strutturali, senza mai preoccuparsi di avere una visione sistemica attraverso la quale riorganizzare meglio tutto il sistema. Tra parentesi, anche qui Berlinguer ha fatto la sua parte: la sovrapposizione di concorsi di vario genere con l’apertura delle SSIS (grande business per le università!), dopo dieci anni (dico dieci!) in cui nessun concorso era stato mai più indetto (e qui la grave colpa è di chi lo ha preceduto), ha peggiorato una situazione già difficile. I governi hanno creato sacche enormi di precariato (serbatoi di voti e di tessere? Masse estremamente deboli e ricattabili?) pochissimo difese dal sindacato (altrimenti come si spiega il precariato decennale o addirittura ventennale di molti docenti di scuola superiore?).<br />
Ora i ministri di destra parlano dei docenti come di incapaci fannulloni, trattano i precari come una zavorra inutile, attaccano talora sottilmente talora violentemente intere categorie per umiliarle e distruggerne la pubblica immagine. E i nostri parlamentari, i nostri ex ministri (corresponsabili, evidentemente, della piega negativa e a tratti assurda che negli anni la questione del reclutamento dei docenti ha assunto) non si prendono la briga di fare un’opposizione netta e forte. Anzi, vengono a dire a noi che non abbiamo capito cosa sta succedendo, che bisogna rinnovare l’approccio al problema.<br />
Un governo serio PRIMA dovrebbe assorbire tutto il precariato che la classe dirigente stessa ha generato, POI mettersi SERIAMENTE a identificare METODI ADEGUATI di reclutamento del corpo docente. Infine, risolte queste primarie questioni, eventualmente potrebbe discutere di come “valutare” (che cosa, come, perché…) i docenti. In concerto e collaborazione con chi rappresenta questa realtà.<br />
Un’opposizione che ha a cuore le sorti della scuola italiana DENUNCIA l’incompetenza di chi oggi sta distruggendo il sistema pubblico d’istruzione, e le vere intenzioni (evidentemente leggibili) del governo. Non sta a spiegare A NOI che bisogna cambiar rotta. A noi che lo sappiamo da anni. Che da anni chiediamo che la politica si occupi seriamente di scuola. Prima magari ci ascolta&#8230;<br />
Sono disponibilissima alla discussione. Ma senza concedere nulla al governo attuale, neanche un minimo beneficio del dubbio. E, per quanto riguarda il PD, solo se ognuno si prende le proprie responsabilità, compreso chi negli anni ha contribuito a creare le condizioni difficili in cui oggi ci troviamo.<br />
E.</p>
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