pierangelo ferrari

giovedì 25 giugno

Di Pierangelo Ferrari • giu 27th, 2009 • Argomento: Diario in Camera

La mattinata se ne va con le ultime votazioni sul collegato alla Finanziaria, con l’accordo di chiudere alle 13.30 e di rinviare alla prossima settimana gli o.d.g e le dichiarazioni finali di voto. In questi casi, scatta puntualmente la trappola del teatrino del celodurismo. Questa volta, la sceneggiatura (e la sceneggiata) è la seguente: alle 13.28 si vota l’ultimo emendamento, su cui però prende la parola uno dei nostri che avvia un verbosissimo intervento. Nervosismo e rumoreggiamenti dai banchi della maggioranza, man mano che ci si allontana dal termine fissato delle 13,30. Prende allora la parola, petto in fuori, il solito Giachetti, segretario d’Aula addetto alla rissa, che minaccia di far saltare gli accordi e di prolungare il voto oltre il previsto. Replica di pari livello e di medesima intelligenza da parte della maggioranza. I toni si alzano, le minacce si sprecano, per qualche minuto di ferrea contesa, finchè gli ormoni si placano e si approda all’ultimo voto della giornata. Sono le 13.45. Si è consumata così, in un quarto d’ora, una disfida pugnace che passerà alla storia della Repubblica. Poi dice che l’opposizione non c’è… Sulle pagine dei quotidiani è in corso un’altra sfida, mignottocrazia contro congresso del PD.  Quante pagine riservate a un tema, quanto all’altro? Sul Corriere vince il secondo, su la Repubblica il primo. Su La StampaIl Messaggero pari e patta. Argomenti epocali e sfide mortali, non c’è che dire. E la crisi economica e sociale? Ah, già…

Stamattina ho fatto colazione, con un collega che ho incrociato scendendo in strada, al celebre (e molto sopravvalutato) Caffè Greco, il più antico caffè di Roma, onorato da prestigiose frequentazioni, che i muri non trascurano di testimoniare. A me colpisce l’immagine di Buffalo Bill, circondato dai suoi indiani, in una foto del primo Novecento. Anche Leopardi lo frequentava (del resto, ci abitava proprio sopra), nel periodo peggiore della sua vita, nel quale scrisse, condizionato dalla città “letamaio” in cui alloggiava, le opere più pessimistiche della sua vita. Per me, il Caffè Greco ha comunque un valore, quello della sopravvivenza di un passato, in una città in cui i caffè sono stati tutti sostituiti da bar pacchiani e chiassosi. Anche in via Veneto, purtroppo. Amo Torino, diversamente da Roma, proprio perchè trovo in essa la vecchia signora elegante che non si è disfatta dei mobili e del guardaroba, per consegnare la casa a un arredatore schizzato. I portici, le piazze e i caffè di Torino sono la civiltà dei costumi che resiste all’omologazione. Roma, invece, non ha mai abbozzato nemmeno un tentativo di resistenza. Bisogna leggere La sera andavamo in via Veneto di Eugenio Scalfari per capire quanto sia cambiata questa città. E Flaiano, il più spietato analista della affermazione della volgarità. Flaiano vedeva lontano. “Ah – fa dire a uno dei suoi personaggi parvenus - potersi ritirare in campagna, soli, con un chilo di cocaina, lontano da queste sozzure”. Il berlusconismo ha fatto una lunga strada prima di affermarsi. Per questo è così difficile disfarcene.

Strumenti di diffusione:
  • PDF
  • Facebook
  • Twitter
  • email
  • Google Bookmarks
  • del.icio.us

Pierangelo Ferrari è Parlamentare del Partito Democratico alla Camera dei Deputati
Invia una Mail | Tutti gli Articoli di Pierangelo Ferrari

Lascia un Commento