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martedì 30 giugno

Di Pierangelo Ferrari • lug 1st, 2009 • Argomento: Diario in Camera

Il caldo umido di oggi penetra perfino dentro Montecitorio, contrastato a fatica dall’imponente impianto di climatizzazione del palazzo. Tema del giorno: Chiamparino si candida a segretario del PD? L’attesa scalda ulteriormente il clima, non solo quello politico. L’agitazione si diffonde soprattutto tra le file dei franceschiniani, perchè se Chiamparino si candida è lì che va a pescare, in larga misura. Si ipotizzano scenari e si azzardano previsioni. Se si candida Chiamparino, dice qualcuno, Franceschini si ritira perchè gli verrebbe meno l’appoggio di un bel pezzo di ex diessini e di “quarantenni”. No, a quel punto, potrebbe convergere su Bersani, dice qualcun altro. Niente affatto, se corrono in tre, è il parere di molti, Bersani vince nei circoli, ma non supererà il 50% alle primarie e si dovrà convocare l’assemblea nazionale, per un ballottaggio tra i primi due. E lì, il terzo arrivato avrà nelle sue mani le sorti dello scontro. A metà pomeriggio il tormentone finisce: Chiamparino annuncia che non si candida. Ora è tutto più chiaro. Salvo sorprese, lo scontro sostanzialmente sarà bipolare. La mia previsione è che Bersani vincerà la conta nei circoli, grazie anche ai voti del sud portati in dote da D’Alema, ma che Franceschini ha buone possibilità di aggiudicarsi, anche grazie all’appoggio (si dice) di Repubblica, le “primarie” di ottobre. Insomma, casino totale: un vincitore interno e uno “esterno”. Magari non andrà così, magari ci sarà corrispondenza tra il voto dei circoli e quello degli elettori… In ogni caso, ci aspettano quattro mesi di forti tensioni interne. Quattro mesi di paginate quotidiane su tutti i giornali.

Incontro Piero Fassino, che mi cercava da giorni. Si sta dando un gran daffare per Franceschini. Io gli spiego che non mi impegnerò in un “congresso” che si concentra solo sui nomi e mobilita tifoserie, tenendo fuori i problemi del Paese e i nodi irrisolti del nostro passato. Gli dico anche, però, quello che penso di lui: vale a dire che è il solo, tra le prime file, a fare prevalere gli interessi del PD alle logiche degli scontri personali. A Fassino dobbiamo la soluzione del rapporto europeo con il PSE e la ragione della sua scelta a sostegno della candidatura Franceschini nasce dalla valutazione che il grosso degli ex diessini non  può voltare le spalle al segretario uscente ex Margherita. La tenuta del PD sarebbe a rischio. E oggi si dedica, lui ex ministro ed ex segretario nazionale, al coordinamento della campagna di Franceschini. Il segretario regionale lombardo, intanto, ha deciso di non dimettersi. E’ giusto, la rovinosa sconfitta non può essere messa solo sulle sue spalle. Un pò meno corretto è che egli scarichi sostanzialmente il disastro su Roma. La colpa è anche nostra. Di quelli di noi che stanno in Lombardia e che hanno un rapporto sudditante nei confronti di Roma, perchè ai capi nazionali chiedono solo protezione e promozioni. A tarda sera, quando esco da una trattoria di Trastevere, in compagnia di tre amici, vediamo una folla di giovani in attesa per strada. Mi sa che non sono lì per noi, non cercano notizie sul congresso del PD. Non c’è stato il rischio di equivocare, del resto, perchè al tavolo accanto al nostro stavano cenando Belen Rodriguez e Fabrizio Corona…

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Pierangelo Ferrari è Parlamentare del Partito Democratico alla Camera dei Deputati
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