mercoledì 22 luglio
Di Pierangelo Ferrari • lug 25th, 2009 • Argomento: Diario in CameraIn dirittura d’arrivo, poco prima della chiusura estiva del Parlamento, arriva il decreto anticrisi, su cui è già stata annunciata la richiesta del voto di fiducia. Ennesimo decreto e ventitreesima fiducia in dodici mesi effettivi di lavori parlamentari.Il segno del provvedimento sta soprattutto in tre aspetti: aumentano le tasse in generale, non c’è una manovra di alleggerimento fiscale per l’Abruzzo, vengono aperte agli evasori fiscali le porte del rientro dei capitali illecitamente collocati su banche estere compiacenti. Il Paese è governato da una compagnia di irresponsabili. E i peggiori non sono neppure i leghisti. Il peggio è garantito dalla banda berlusconiana: il Cavaliere, Tremonti, Bondi… Per inchiodarli alle loro responsabilità non ci servono mozioni, come quella presentata al Senato, che frugano sotto le lenzuole del capobanda. Se ci inoltriamo su questa strada Berlusconi può dormire sonni tranquilli… magari in compagnia di qualche bionda. Tanto più che ora medita un pellegrinaggio riparatore presso la tomba di padre Pio, infilando così la sequenza tipica di un certo e diffuso costume nazionale, quello della colpa e del perdono. Identificazione, commozione e popolarità. L’unico terreno su cui possiamo incalzarlo con qualche prospettiva di successo è quello delle materiali condizioni di vita degli italiani: il lavoro, la salute, la scuola dei figli, lo stato dei trasporti e dei servizi pubblici, le condizioni del territorio e dell’ambiente… Invece, il PD si divide tra quelli che invocano l’UDC e quegli altri che guardano dal buco della serratura. Non è proprio così, ma appare proprio così.
Giornate perse, con pochi impegni di commissione, in attesa che il decreto approdi in Aula. Oggi, domani? Non si sa. Per ora è atterrato in Commissione Bilancio, dove i nostri tentano vanamente di renderlo meno indecente. Sulla stampa trovo una debole risonanza dell’esordio milanese, ieri sera, di Ignazio Marino. Poco sul Corriere, praticamente nulla su la Repubblica. Ho visto gli interventi su YouDem: molto buoni quelli di Pippo Civati e di Rosa Calipari. Marino mi è parso un pò trattenuto, ma i temi che ha messo in fila sono quelli che servono per farsi largo nella contesa congressuale e per parlare al popolo dei delusi: laicità, ambiente, merito, integrazione. E poi, lotta alle correnti e alle derive clientelari del partito. In prima fila, ad ascolarlo, ho visto Peppino Englaro: Mi è parso smarrito e fuori luogo. In effetti, non credo che sia stata una buona idea gettarlo nella mischia della competizione lombarda. L’uomo è diventato simbolo di una testimonianza civile dolorosa e coraggiosa, ma fare il segretario regionale non è il suo mestiere. Spero che il mio amico Lele Fiano confermi la sua intenzione a candidarsi. Se lo facesse, io sono con lui, a prescindere dai confini tracciati dalle mozioni nazionali. Confini dai quali vuole liberarsi anche lui, mi pare, per dare un profilo autonomo alla sua candidatura.
Pierangelo Ferrari è Parlamentare del Partito Democratico alla Camera dei Deputati
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