Domenica 4 ottobre ore 18 IGNAZIO MARINO a Brescia
Di Pierangelo Ferrari • set 30th, 2009 • Argomento: BachecaIGNAZIO MARINO a Brescia
per incontrare i propri sostenitori
DOMENICA 4 ottobre alle ore 18.
CASCINA PARCO GALLO
IGNAZIO MARINO a Brescia
per incontrare i propri sostenitori
DOMENICA 4 ottobre alle ore 18.
CASCINA PARCO GALLO
in bacheca: Eva and Franco Mattes aka 0100101110101101.ORGI “I’m not here”
Sabato 3 ottobre, in contemporanea con la notte bianca parigina, prende vita la Notte bianca dell’arte, a Brescia.
Il programma è ricco di attività culturali e porta, almeno per una notte, Brescia al centro dell’Europa. Difficile riassumere tutto ciò che è possibile fare in questa notte, ma ci proviamo.
Ecco la sostanza: 17 gallerie d’arte moderna e contemporanea apriranno al pubblico dalle ore 18:00 fino a mezzanotte. L’associazione Gallerie di Brescia organizza La Notte Bianca dell’ Arte, secondo grande evento che coinvolgerà per una intera serata i più interessanti luoghi d’ arte della città di Brescia, tra cui: Museo Diocesano, Biblioteca Queriniana, Museo di Scienze Naturali, Piazza del Foro, Palazzo Martinengo, Cinema Nuovo Eden, Capitolium, Sala San Filippo e Giacomo.
A PALAZZO GALLERY
mostra “Cabinet’s 120 Day Volume”
Pzza Tebaldo Brusato, 35, Brescia
Tel. 030-3758554
AGNELLINI ARTE MODERNA
mostra “Il Nouveau Réalisme
A cura di Dominique Stella
Catalogo Shin Editore, con testi di Marc Dachy, Grazia Chiesa, Pierre Restany e Dominique Stella
Via Soldini 6/A, Brescia
Tel 030-2944181
ALLEGRINI ARTE CONTEMPORANEA mostra “I cinquant’ anni, 1960-2010- Futur Lodola”
Piazzale C. Battisti, 17, Brescia
Tel 030-3099828
CITRIC mostra “Drawing Tales”
con Edwina Ashton, Chiara Camoni, Giovanni de Lazzari, Jakup Ferri, Lotte Geeven, Ethan Hayes-Chute, Maia Sambonet, Jeanne Susplugas, Naoyuki Tsuji; a cura di Paola Noè.
Via Trieste 42, Brescia
Tel 030.5030943
COLOSSI ARTE CONTEMPORANEA
mostra “Luna e L’altra” a 40 anni dallo sbarco sulla luna
Corsia del Gambero [...]
Arriva in Aula la conversione del decreto anticrisi e si annuncia, anticipata dalla stampa, la venticinquesima fiducia in tredici mesi effettivi di attività parlamentare. Presentiamo una pregiudiziale di costituzionalità e una bella messe di emendamenti. Niente da fare, la richiesta di fiducia arriva puntuale nel tardo pomeriggio. Verrà votata, come da regolamento, tra ventiquattro ore. Nel breve dibattito sul complesso degli emendamenti i dipietristi vanno giù a colpi di ariete: “governo fascista, mafioso, piduista…”. Non sono sicuro che sia il modo migliore per contrastare il merito di un provvedimento che si occupa (male) della crisi economica e sociale in corso. Così come non sono sicuro che sia opportuno il loro reiterato appello al Capo dello Stato affinchè non sottoscriva il provvedimento. Ma saranno loro domani a fare notizia sulla stampa. Dei buoni argomenti di merito degli inteventi dei nostri deputati non gliene frega niente a nessuno, dentro e fuori l’Aula. Anche così deperisce una democrazia parlamentare.
Argomento principe di conversazione tra le nostre fila è ovviamente la vicenda congressuale. Circolano insieme notizie gustose e deprimenti. Tra le prime, la migliore è la seguente: i ‘compagni’ del circolo milanese dello storico quartiere dell’Ortica (“faceva il palo della banda dell’Ortica…”), in previsione di un successo indiscutibile della candidatura Bersani, invitano Massimo D’Alema a presentare la mozione e a raccogliere la messe inevitabile dei consensi. Una carineria, non c’è che dire, [...]
Marco Lodoli, per chi non lo sapesse, è uno scrittore italiano. E non dei minori: “è scrittore tra i più veri d’Italia”, ha scritto Sergio Pent su Tuttolibri de La Stampa, recensendo il libro che vi sto consigliando. E a me Marco Lodoli piace. Per ciò che scrive, ma anche per ciò che è e vuole ostinatamente continuare ad essere: un insegnante di Lettere in un Istituto professionale alla periferia di Roma. Mi piace questo fatto che non se la tiri, che non faccia il divo dei salotti letterari, che abbia scelto di restare immerso, con tutte le frustrazioni e i problemi che ciò comporta, in uno degli ambienti più complicati della realtà sociale italiana. Avevo scoperto Lodoli su la Repubblica, a cui egli collabora, per un articolo invettiva contro la deriva della scuola italiana verso la facilità e la deresponsabilizzazione. Ce l’ho sotto gli occhi quell’articolo, del 6 novembre 2002, perchè l’ho ritagliato e lo conservo nella cartelletta delle cose intelligenti che recupero qui e là. In quell’articolo, “I miei ragazzi insidiati dal demone della facilità”, avevo ritrovato anche una splendida citazione di Costantin Brancusi, il grande scultore romeno, sulla differenza tra facilità e semplicità: la facilità è complessità aggirata, la semplicità è complessità affrontata e risolta. Lodoli invocava l’abbandono della facilità e il ritorno alla semplicità, alla quale si può pervenire solo con la fatica, lo studio, la [...]
Ignazio Marino, candidato incomodo (e scomodo) alla segreteria nazionale del PD ha pubblicato un libro, Nelle tue mani, in cui affronta le questioni indicate nel sottotitolo: medicina, fede, etica e diritti. Il risultato è una riflessione sulla professione medica e sull’intreccio tra medicina, bioetica e politica, sorretta dalla convinzione che “chi sceglie di fare il medico ancora oggi lo faccia soprattutto per passione, con grande impegno e con la volontà di condividere sofferenze e gioie altrui”. Partendo da esperienze offerte dalla medicina contemporanea, Nelle tue mani affronta temi di assoluta attualità come l’eutanasia, l’inseminazione artificiale, la ricerca sulle cellule staminali e il testamento biologico. Non è solo il parlamentare che parla, è un chirurgo di fama internazionale, specialista in trapianti e chirurgia del fegato, laureato all’Università cattolica e ricco di un’esperienza prestigiosa all’estero, prima a Cambridge poi negli USA, a Pittsburgh e a Philadelphia.
La pubblicazione del libro di Ignazio Marino ha aperto un vivace dibattito sulla stampa, anche per l’attualità politica delle questioni sollevate dal senatore chirurgo. “Non si potrebbe trovare un libro più propositivo”, ha scritto Stefano Rodotà su la Repubblica, anche perchè in esso “si chiarisce uno degli equivoci più pesanti della discussione italiana, che identifica l’attenzione pubblica per i problemi della vita e della salute con l’imposizione di un’etica di Stato”. Del libro si è occupato, tra i primi, anche in cardinale Martini, [...]
La seduta di ieri dell’Assemblea si è chiusa, anticipatamente, con la protesta del nostro capogruppo sullo svuotamento dei lavori dell’Aula. La settimana scorsa era toccato a Casini, eri a Soro. Il quale, ha concentrato la sua critica sui presidenti di Commissione che, congelando la discussione sui nostri disegni di legge, ne impediscono in sostanza il passaggio in Aula. Non è una critica infondata. Quante volte, nel Consiglio regionale lombardo, io stesso, capogruppo dei DS, ho alzato la voce per fare la medesima critica. Tuttavia, occorre sapere che l’arrivo in Aula di un provvedimento proposto dalle minoranze non ha nessuna possibilità di essere approvato e si trasforma solo in un atto di propaganda. In Commissione Affari costituzionali è depositata la proposta dell’Idv per l’abolizione delle Province. Sono tutti contrari, noi compresi. Che senso c’è che vada in Aula? So bene che il Parlamento è libero da vincoli di schieramento e che possono essere approvate anche leggi proposte dalle minoranze, ma credo altresì che siano le Commissioni le sedi in cui verificare questa condizione. Ciò che conta (e che non si fa) è una riforma dei regolamenti, con uno statuto garantista delle opposizioni, che preveda effettivi poteri di controllo. E la riduzione del numero dei parlamentari. E, soprattutto, il monocameralismo. Solo così si restituirà centralità a un Parlamento oggi agonizzante. Fini lo sa, come noi, che lo andiamo dicendo da tempo. [...]
Mattinata dedicata a mozioni e a ratifica di convenzioni internazionali. La discussione si accende solo sulla nostra mozione che chiede misure a favore del personale precario della scuola e che la maggioranza contrasta e boccia. La Gelmini, ovviamente, non si è presentata in Aula. Forse temeva che le potesse scappare l’ennesimo strafalcione. Tuttavia, qualcosa di buono accade stamane. Ratifichiamo, all’unanimità, dopo anni di gestazione parlamentare, la Convenzione internazionale sulla limitazione dell’uso delle armi convenzionali. Nel pomeriggio, il quarto piano che ospita le aule delle Commissioni è più affollato del solito: mandrie di giornalisti e di telecameramen intasano l’atrio della Sala del Mappamondo, dove la Commissione Attività produttive ospita la Marcegaglia e Faissola, per una audizione nell’ambito di una indagine conoscitiva sulla crisi economica. Ascolto i due interventi e mi convinco che neanche loro (soprattutto il rappresentante dei banchieri italiani) hanno un’idea su come uscirne. Molte parole, commissioni, indagini conoscitive, convegni…ma, così come siamo privi di una guida politica, non sappiamo fare altro che seguire, inerzialmente e appesantiti dalla nostra zavorra, le dinamiche dell’economia globale. Della serie “che Dio ce la mandi buona!”.
Mi arriva da Brescia l’eco di un episodio sgradevole. Al congresso di circolo di Manerbio, Mario Braga accusa Franco Tolotti, presente per la presentazione della sua Mozione, di avere manipolato la gestione delle primarie per la scelta del nostro candidato alle elezioni provinciali. Tolotti viene lasciato solo a [...]
C’è una sproporzione, che vado denunciando, per quello che posso, nei congressi di circolo e nelle scarsissime assemblee, organizzate quasi solo dalla mozione Marino, in cui le tre mozioni sono chiamate a misurare le loro piattaforme. Da un lato, assistiamo a una rilevante pressione sugli iscritti (raccolta di adesioni, conferenze stampa a raffica, appelli, lettere, telefonate…), dall’altro, ciò che li invitiamo, spingiamo, sollecitiamo a fare (cioè, la scelta per questo o per quel candidato) ha un valore modestissino rispetto all’esito congressuale. Già, perchè la conta dei voti di circolo, con relativa elezione di delegati di mozione, confluirà in una assemblea provinciale che non avrà alcun potere, se non quello di certificare l’esito del confronto nella propria provincia e di comunicarlo a Roma. Dove, l’11 ottobre, si riunirà un’ assemblea nazionale che non deciderà lo stesso un bel nulla e che si limiterà, sulla base dei dati raccolti in tutto il Paese, a deliberare l’ammissione alle primarie del 25 ottobre dei candidati che hanno superato il 5%. Sarà lì, in quella occasione e solo in quella, che iscritti ed elettori saranno chiamati a fare la scelta vera, quella del nuovo segretario nazionale del PD. E sarà solo dopo la conclusione del demenziale percorso nazionale (frutto di un accordo tra tutte le correnti), che i livelli provinciali potranno fare il loro congresso (mozioni, liste, candidati), quello che stabilirà i rapporti di forza interni a ciascuna [...]
Il viaggio a Roma inizia a Linate con la vista di un personaggio grottesco, degno rappresentante dell’Italia berlusconiana, non meno di Flavio Briatore o di Fabrizio Corona. Aldo Biscardi viene da lontano, ma il suo becero populismo ne fanno un campione della volgarità mediatica che si è imposta nei nostri tempi e nel nostro Paese. Un antesignano. Lo vedo aggirararsi in prossimità dell’imbarco del volo per Roma, goffo e patetico, con un’aria ebete, insaccato in un abito di tre taglie superiori e appariscente come un semaforo con quella chioma color polenta rancida. Biscardi incarna lo spirito italiano, che odia gli arbitri perchè prendono delle decisioni, in un Paese in cui tutto si stempera, si compromette, si rinvia. Il mio umore non migliora alla Camera, conversando con alcuni colleghi sull’andamento del congresso. Il mio amico Angelo Zucchi, deputato di Pavia, che è l’uomo più mite e solare che conosca, mi racconta sconfortato le modalità di svolgimento di alcuni congressi delle sue parti. Niente di paragonabile, peraltro, con le notizie che arrivano dal Sud. E chiude con un commento depresso, a braccia allargate: “siamo solo fanterie schierate”. Proprio così.
Giusto per tirarmi su il morale, in una pausa delle votazioni sulla Legge Comunitaria, converso a lungo con Walter Veltroni. La sua visione dello stato del Paese è angosciante. Di ciò che pensa dello stato del partito non posso riferire, per discrezione. [...]
A volte la politica riesce ad affermarsi ai livelli di cui il Paese avrebbe sempre bisogno. Oggi, alla Camera, registriamo una di queste circostanze. Discutiamo e approviamo, all’unanimità, una legge lungamente attesa, che fa fare alla civiltà del nostro Paese un salto di qualità. Il provvedimento che estende e regola le cure palliative per i malati terminali è il frutto del lavoro comune dei due schieramenti. Presentiamo numerosi emendamenti, manteniamo riserve su alcuni punti della legge, ma il nostro contributo alla stesura del testo è fondamentale. Colpisce poi, in una fase congressuale nervosissima, il lavoro in coppia di Livia Turco e della Binetti. Il PD è anche questo, per fortuna. Paola Concia circola tra i nostri banchi diffondendo una spilla contro l’omofobia. Si lamenta del fatto che, diversamente dalle cure palliative, la maggioranza intenderebbe arrivare in Aula con la propria proposta di legge sull’omofobia, evitando la strada del testo concordato con l’opposizione. La Carfagna vuole il merito tutto per sè e la nostra Paola, leader storica degli omosessuali italiani, sta andando in fribillazione. Il fatto è che la signorina ministra è molto determinata e molto spregiudicata. Vuole il monopolio dela ribalta, a cui è abituata.
Con Lele Fiano incalzo Enrico Letta, seduto in Aula davanti a noi, sulla questione del grande centro, di cui lui, in una intervista, ha auspicato la formazione. Non ci convince. Non può nascere [...]