Formigoni, CL e l’UDC
Di Pierangelo Ferrari • set 1st, 2009 • Argomento: Note politiche, Primo PianoPrimo settembre. Poichè ho bisogno di riordinare le mie opinioni, intorpidite dalla lunga vacanza agostana, riparto dalle opinioni altrui. Intervenendo a commento del mio Primo piano dedicato all’UDC, Gianni Fornoni indica la questione principale che, a suo avviso (e solo di conseguenza), apre il capitolo dei rapporti con i centristi di Casini: l’ipotesi di un’alleanza con Formigoni e Galan contro la Lega, alle prossime elezioni regionali. Parliamone, dice Fornoni, e aggiunge, quasi per giustificare l’arditezza della sua ipotesi: tutto dipende dal giudizio che si dà sulla Lega e sulla via d’uscita dalla crisi nell’area più avanzata del Paese. Si, parliamone, perchè Fornoni pone, con la schiettezza e con l’intelligenza abituali, una questione di portata strategica. Ci vorrebbe un congresso per discuterla. Peccato che siamo occupati a fare altro… Dunque, tutto dipende dal giudizio che si dà sulla Lega? No, Gianni, sono già in disaccordo sulla premessa: tutto dipende (anche il giudizio sulla Lega) dal giudizio che si dà sul sistema di potere berlusconiano. La Lega è criticabile, per molti aspetti, e infrequentabile, per altri. Alimenta e sfrutta la xenofobia, aggravando così il problema che pretende di risolvere. E’ destra autentica, è maschilismo ed omofobia, è ripiegamento autarchico e rozzezza culturale, ma non è il perno (questo è il punto) attorno a cui il centrodestra italiano è nato alla metà degli anni Novanta, si è man mano costruito nel Paese, ha dato vita a un sistema di potere e si è dotato di una classe dirigente. Questo perno è Berlusconi, anche in Veneto e in Lombardia. Formigoni e Galan sono organici a questo sistema di potere, la Lega no. La Lega è il solo alleato autonomo di Berlusconi, il solo che sia in grado di sottrarsi (quando le converrà) dal blocco berlusconiano.
Anche l’UDC non è organica al berlusconismo, è border line. Quando è dentro, si chiama fuori, quando è fuori chiede di entrare, secondo un gioco sperimentato che tiene conto degli orientamenti (di centrodestra) del proprio elettorato (per non parlare dei legami sociali, da Roma in giù), delle esigenze del proprio ceto politico (non proprio anoressico) e dei disegni della CEI. In ogni caso, che sia occasionalmente dentro o fuori, il suo riferimento stabile è il centrodestra. Quello di oggi e quello di domani, quando, una volta uscito di scena Berlusconi, Casini si giocherà, in quel campo, la sfida per la leadership. Perciò, Casini non può e non vuole sovvertire le sue scelte strategiche. E poi. Su Galan non sono competente, ma qualche idea su Formigoni ho potuto farmela. Diciamo che, dopo tredici anni passati a Milano a dirigere prima il partito poi il gruppo consigliare in Regione, sono quantomeno una persona informata dei fatti. Quello che io ho visto e che so è che Formigoni ha costruito un sistema di potere efficiente, intollerante ed esclusivo. L’accesso ai finanziamenti regionali, alle gare d’appalto, agli incarichi professionali, gli accreditamenti delle cliniche e dei poliambulatori privati, le nomine negli enti, perfino il controllo più minuto sul personale, tutto dipende dalla logica amico-nemico. Preceduto e accompagnato dalla macchina propagandistica di CL e seguito, molto oculatamente, dai brasseurs d’affaires della Compagnia delle Opere, il sistema di potere formigoniano è diventato pervasivo e rappresenta oggi, in Lombardia, un solido partito nel più largo partito berlusconiano, con il quale lo stesso Cavaliere deve venire frequentemente a patti. Vedi i nuovi assetti di A2A o la spartizione della torta di Expo 2015. Dentro questo sistema di potere duale la Lega si è ricavata una fetta e ora, in vista delle Regionali, alza la posta per ottenere una fetta più consistente. Chiede tre regioni per averne una o due. Escludo che otterrà la Lombardia. Vedremo. In ogni caso, tutto qui. Dove sono le condizioni per quel comitato di liberazione contro la Lega che ci faccia alleare con l’UDC per metterci in fila dietro Formigoni e Galan? Io non le vedo. Tanto più che se il sistema di potere è indubbiamente efficiente non è altrettanto efficiente il sistema territoriale lombardo dopo quindici anni di governo formigoniano. Non conta nulla?
Caro Gianni, ti confesso che, dopo tanti anni di esperimenti, alleanze, coalizioni, dopo progressisti, ulivi e unioni, dopo cinque anni deludenti di governo (su un totale di sette), mi sono convinto che la strada dell’affermazione di una nuova classe dirigente non passa più dalle alchimie delle relazioni politiche. Perciò, mi aveva convinto il discorso veltroniano del Lingotto, per l’ambizioso disegno che conteneva. Ora, invece, siamo in piena retromarcia e una parte consistente del partito è tenuta insieme proprio dal consapevole abbandono di quella ambizione. Sento dire che bisogna superare l’antiberlusconismo (capisco, ma…), poi mi si indica l’orizzonte dell’alleanza con l’UDC, poi si va a Rimini a raccogliere le ovazioni dei bravi ragazzi di CL, infine si gira la testa dall’altra parte quando viene posta la questione del rinnovamento delle nostre classi dirigenti del Mezzogiorno, Bassolino e Loiero in testa. Io credo che il nostro problema sia quello di produrre una netta discontinuità (di metodi, linguaggi e personale politico), una rottura rispetto al modello berlusconiano di Paese. Questa è la mission del PD. Serviranno alcuni anni? Prendiamoci il tempo necessario. Il tempo che serve per convincere gli italiani che un’altra Italia è possibile e per trovare il consenso (per conto nostro, innanzitutto) per mettere mano a un vero cambiamento. Il resto non mi interessa, a cominciare da Formigoni, da CL e dall’UDC.
Pierangelo Ferrari è Parlamentare del Partito Democratico alla Camera dei Deputati
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Condivido la riflessione di Pierangelo. Smettiamola di attaccarci a scorciatoie per noi innaturali, con Galan, ecc.
Torniamo al Lingotto con in più un partito forte, organizzato, attivo, presente, che si fa sentire; e con militanti che mettono in secondo piano la lagnanza e l’abitudine a spaccare il capello in quattro con improbabili analisi risolutive; in primo piano la concretezza del fare e dello spendersi in prima persona.
Condivisibile al 100%: l’alternativa non la costruiremo rincorrendo l’UDC o andando a caccia di singoli esponenti politici, pronti poi magari a tradire alla prima occasione (vedi nel passato i vari Dini&C).
La riflessione di Pierangelo mi convince ma il problema sta in quanto tempo dovremo prenderci per cambiare la nostra classe dirigente,costruire la base culturale del partito e far capire agli elettori che oggi si astengono dal voto o non votano per il PD che siamo una nuova e reale alternativa a questa maggioranza . Questo stravagante congresso nazionale ci può dare uno spaccato del partito di oggi. Credo tuttavia che non vi siano scorciatoie o soluzioni facili, quindi finchè la salute regge val la pena di provarci
Ok, aspettiamo alcuni anni.
E intanto che si fa? Continuiamo a guardare a noi stessi, a costruire l’utopica alternativa possibile, ci accontentiamo di sperare in un futuro di catarsi e palingenesi sociale, mentre il centrodestra governa, decide e fa il bello e il cattivo tempo?
Io non credo che sia una strada intelligente.
A me persuade di più l’idea di prendere una iniziativa politica, certo nelle condizioni date, che non sono quelle del migliore dei mondi possibili, ma sono estremamente complicate, difficili, perchè siamo qui da noi netta minoranza ed isolati.
Allora credo che non sia vano, e persino utile al rifarsi di una corretta contrapposizione democratica, tentare di aprire varchi nel blocco avverso, dentro quell’alleanza che appare un cemento di potere ma contiene anche molte contraddizioni interne.
Rompere quel blocco, sparigliare le carte, con un pizzico di spregiudicatezza e di coraggio, senza attendere tempi nuovi. Forse oggi ci sono le condizioni, e sarebbe sciocco non provarci.
Anche con partiti come l’udc che, convengo con te, oggi sono più organici al centrodestra, ma che potrebbero aiutare a rompere gli equilibri esistenti e contribuire, per questa via, ad aprire una storia nuova.
Questa ipotesi di accordo anti Lega-Nord con l’UDC e il Pdl, l’ho già sentita ipotizzare da parecchie persone nel corso di questa estate. La mia risposta è stata esattamente quanto sostiene Pierangelo con l’aggiunta che in quel caso non esiterei un minuto solo a schierarmi con la Lega, che seppur portatrice di talune istanze di destra, interpreta ed esprime in questo momento anche sentimenti e speranze di cambiamento profondamente radicate nel sentire popolare.
Il PD, di fronte alla pochezza della propria proposta politica attuale, non può ricercare scorciatoie tattiche che ne minerebbero la stessa ragione di esistere. A che pro? Lavori piuttosto, senza la fregola di voler riprendere il potere al più presto, per costruire proposte politiche, culturali e sociali in grado di suscitare negli italiani la speranza che il futuro può essere migliore del tempo attuale.
Il congresso può essere il momento per incominciare questo percorso. Ma quando si sente ipotizzare la ricandidatura di Bassolino a Sindaco di Napoli, si perde addirittura la speranza di sperare.
Leggo sull’Unità di oggi:
Svolta sulle alleanze e pieno sostegno alla manifestazione in difesa della libertà di stampa. La segreteria allargata ai rappresentanti delle tre mozioni congressuali si chiude con due risultati non da poco. L’incontro al quartier generale Pd era stato convocato per un primo giro d’orizzonte sulle elezioni regionali della prossima primavera e benché Dario Franceschini, Ignazio Marino e Filippo Penati (in rappresentanza della mozione Bersani) non siano entrati nel merito delle singole sfide locali, sono stati assunti due principi politicamente rilevanti: si dovranno costruire «le più larghe alleanze democratiche», spiega il responsabile dell’Organizzazione Maurizio Migliavacca uscendo dal Nazareno, e i candidati si sceglieranno attraverso primarie di coalizione.
Bisogna fondare una quarta mozione perchè l’intervento di Ferrari ed i commenti che si dicono favorevoli sembrano fuori da tutte le mozioni se quanto scritto dall’Unità è corretto..
Ciò detto sono d’accordo con Ferrari che il perno del sistema è Berlusconi, che nel sistema sono integrati Formigoni e soci, che la Lega è nel posto giusto e contende un pezzo di potere senza costituire un’alternativa se non in peggio.
Tuttavia ritengo che non si debba rinunciare alla ricerca di una alleanza con chi oggi si oppone a Berlusconi. Farei un approfondimento sull’UDC. Non perchè non condivida le affermazioni di Ferrari sulle prospettive strategiche di Casini sul dopo Berlusconi, ma perchè non siamo ancora al dopo Berlusconi e lotta politica significa anche “agire nelle contraddizioni del nemico”. Fuor di metafora, con l’UDC siamo insieme in questa fase su molti temi dell’opposizione. L’UDC è si il partito dei Cuffaro. Ma non è solo questo. E’ anche il partito di Tabacci. E’ anche il partito di tante persone che sono contro il sistema di potere di Berlusconi. Per fare altri esempi, per quanto vedo l’attività dell’assessore regionale alla casa della Lombardia sta esercitando una politica positiva senza logiche amico-nemico. Per restare nel nostro ambito invece l’assessore UDC al comune di Brescia a mio giudizio svolge politiche disastrose. Contraddizioni. Insomma la scelta che Ferrari propone, e che traduco banalmente in puri e soli, è affascinante. Ma che prezzo comporta? Da un lato sicuramente il rafforzamento di quel sistema di potere becero che Ferrari denuncia per un tempo indefinito. Poi la certificazione che il dopo Berlusconi sarà esattamente quanto oggi si prevede: uno scontro nel centro destra per la leadership senza scomposizione del blocco di potere rafforzato dalla solida presenza dell’UDC. Ora l’incontro con l’UDC non facile né scontato. Ma non credo sia intelligente chiudere noi a priori la porta, proprio perchè come afferma Ferrari il nemico da battere è Berlusconi ed il suo sistema di potere.
Realisticamente se il prossimo anno resteremo al governo solo in Emilia, Toscana ed Umbria, quanti anni tranquilli avrà di fronte ancora Berlusconi. E che fine farà il nostro partito. Se invece in alcune altre Regioni si creano le condizioni politico programmatiche per allargare l’alleanza, difenderemo un pezzo più grande di Italia dallo strapotere della destra e daremo respiro alla prospettiva di una alternativa di governo credibile alla quale gli italiani possano tornare a riporre la fiducia. Che credibilità può avere un partito che perde dappertutto.
Il percorso ipotizzato da Ferrari comporta un grande rischio. Per svolgere la sua mission il PD ha bisogno di tempo. Prendiamoci il tempo necessario, dice Ferrari. Si, ma siamo certi che il tempo a noi necessario sia compatibile con i tempi del paese? Che Italia avremo alla fine di questi anni? Quanto può l’Italia sopportare ancora questo governo? Siamo certi che il paese ci seguirà nella nostra attesa o prenderà ancora di più altre strade?
Non credo che Fornoni con il suo intervento intendesse proporre scorciatoie o assolvere dai peccati Formigoni e Galan o regalare una patente di ” purezza ” all’ UDC . Leggo invece il suo post come un invito ad aprire una riflessione sui processi in atto anche nel centrodestra, in particolare ad opera della Lega. Lega che è certamente quella che dici tu, caro Pierangelo, quella dei proclami razzisti e xenofobi, dei respingimenti in mare, della repressione generalizzata. Il dubbio è che questo sia solo uno dei volti della lega, quello, diciamo così, della lega “ di lotta “ tanto caro ai fedeli di radio Padania ed ai guerrieri con il colapasta in testa di Pontida. Il dubbio è però che stia facendo capolino il volto di un’altra lega, per così dire di governo : quella che dietro i proclami sulle gabbie salariali cerca di insinuare un cuneo nel dibattito sulla riforma dei contratti , sul quale è invece evidente il nostro stato confusionale, che dietro i proclami sul dialetto cerca di piantare un avamposto, non importa quanto scombiccherato, in un terreno decisivo per la formazione delle future classi dirigenti, o, per stare a noi, quella di Molgora che risponde al surreale accordo OMB con un significativo stanziamento a sostegno del reddito dei cassaintegrati, oppure che fa dire al capogruppo Gallizioli di considerare il parcheggio sotto il castello una “ non priorità “
Insomma potremmo un giorno svegliarci e scoprire che al torneo del post Berlusconi c’è un’ altra squadra che non alcuna intenzione di chiamarsi fuori, magari celata sotto mentite spoglie ( Tremonti ? ) in questo caso con buona pace di Pierferdi irrimediabilmente fuori gioco. Ecco credo che questa riflessione sia più che utile se non vorremo una volta di più farci trovare spiazzati dagli eventi. Poi certo esistono altre soluzioni come quella che tu sembri suggerire : poiché sono tutti impresentabili stiamo all’opposizione per ricostruirci e per tutto il tempo necessario. Soluzione degnissima per carità e forse l’unica davvero praticabile in queste desolate contrade , ma in questo caso tanto vale lasciar perdere il lingotto perché non credo si intendesse questo per vocazione maggioritaria …. Comunque ha ragione Manfredo….è davvero un congresso “stravagante “se non si riesce a discutere di queste cose e ci si limita, come sta succedendo almeno a Brescia, alla conta delle truppe cammellate……
In questi giorni, in cui la Chiesa è in subbuglio contro Berlusconi, Casini e l’Udc avrebbero dovuto andarci a nozze, soprattutto ora che sono all’opposizione; invece non trovo proprio alcun loro intervento, se non di assoluta circostanza qua e là (e tutti ricordiamo cosa furono capaci di fare contro Prodi per molto ma molto meno). Mi sembra chiaro anche da questo che non hanno alcuna intenzione di percorrere seriamente qualsivoglia alternativa. E scommetto che di qui a poco loro saranno l’elemento di riavvicinamento tra la Chiesa e Berlusconi, in una politica volta ad approvare tutti i programmi e le richieste della Chiesa. Noi potremo anche baloccarci con qualche soluzione tattica tampone, purtuttavia è chiaro che senza una nostra precisa identità politica avremo forse pochi alleati fidati ma sicuramente tanti elettori in meno. Recuperiamo la vocazione identitaria, che forse è l’unico modo riuscire a governare. Le alleanze le faremo lungo il percorso, non prima ed a priori perché presi dal terrore di non reggere. In fin dei conti, la questione interna al pd sul parito a vocazione maggioritaria è proprio questa: si tratta di volere un partito che voglia governare il Paese tramite la coalizione, oppure un partito che si accontenti di barcamenarsi in una coalizione senza governare il Paese. Ciao.
Partito autosufficiente a vocazione maggioritaria che non cura alcuna politica delle alleanze in attesa di “tempi migliori” o partito disponibile a costruire alleanze eterogenee ed anche innaturali, magari tappandosi il naso, pur di recuperare spazi di governo persi in questi anni. Se le due strategie venissero ritenute alternative e non compatibili credo che il PD avrebbe davanti a se poca strada da percorrere. Costruire invece un partito solido nell’organizzazione, chiaro e percepibile nei contenuti programmatici, alternativo alle destre (al plurale) nella cultura politica, credibile nella propria classe dirigente, coerente nelle prassi politiche quotidiniane e nello stesso tempo aperto a costruire alleanze con soggetti politici che rispondano ad un minimo di affinità di impostazione; questa è la strada da percorrere!
I due momenti non devono confliggere tra loro e soprattutto non devono elidersi a vicenda. Ricercare alleanze solo per governare o anche per sconfiggere una o l’altra delle componenti dello schieramento di destra senza preoccuparsi di una cultura popolare diffusa che ne alimenta copiosamente il voto, potrebbe portare certo a qualche risultato elettorale, comunque effimero, ma non a rendere maggioritaria nel Paese una cultura alternativa alla destra. D’altro canto, dedicarci solo a convincere gli italiani della bontà del nostro disegno e del possibile cambiamento che esso produrrebbe per l’Italia rischierebbe di farci dimenticare che obiettivo di un partito non può che essere il governo.
Allora, perchè non percorrere lo sforzo di abbinare i due percorsi rendendoli perfettamente compatibili tra loro ed anzi complementari?
La cultura leghista e il sistema di potere berlusconiano potranno essere sconfitti percorrendo con decisione e con coerenza ambedue le strategie.
Non credo che Pierangelo escluda la possibilità di alleanze in alcune realtà specifiche e circoscritte, anche alle prossime regionali, con l’U.D.C. Ciò che giustamente critica con molta forza è l’illusione che il P.D. possa tornare a vincere le elezioni politiche tramite accordi di vertice con Casini e facendo finta che non esistano le enormi divergenze che invece ci sono con quel partito, come con il resto del centrodestra. Bersani e D’ Alema hanno proposto esattamente questo: un’alleanza organica con l’ U.D.C. e la rottura con Di Pietro,il cui elettorato, dice Bersani, verrebbe prosciugato dalle proposte e dall’azione politica che egli intende portare avanti e che sono contenute nella sua mozione congressuale. Anche Rutelli e altri suoi amici la pensano così. A tutti costoro ricordo che l’ IdV ha preso alle recenti elezioni europee l’8% e l’ U.D.C. il 6%. Peraltro una linea politica che facesse del partito di Casini il nostro interlocutore principale offrirebbe a Di Pietro uno spazio politico enorme proprio nell’elettorato di sinistra. Non mi pare una grande idea!
Chi ogni giorno prevede scosse e/o pensa a scorciatoie che possano eludere o aggirare il deficit di radicamento sociale e l’inesistenza di una nuova cultura politica progressista su cui fondare il consenso popolare dovrebbe ricordare che è almeno dal ‘94 col “patto delle sardine” fra Bossi, Buttiglione e D’Alema che abbiamo sperimentato soluzioni di questo tipo. E che dire dell’ accordo D’Alema-Cossiga, dopo la caduta del primo governo Prodi ad opera di Rifondazione? E dell’alleanza con l’ U.d.e.u.r di Mastella? Non mi pare che ci abbiano portato molto lontano! Errare è umano, ma perseverare….
Disilludiamoci: non ci sono scorciatoie e nemmeno Comitati di Liberazione Nazionale da mettere in campo. Ci sono da costruire i fondamenti culturali, politici e programmatici di un partito “nuovo”(così si disse al Lingotto e tutti o quasi erano d’accordo almeno a parole). Nel dibattito congressuale, invece, si sente molta aria di “vecchio”(e non in senso anagrafico), si ripropongono vecchi schemi e strade già battute non con grande successo. E ricompaiono vecchi protagonisti (anche qui non per ragioni di età!). Non dobbiamo avere troppa fretta. Se vogliamo tornare a vincere e a governare bene, bisogna creare le condizioni favorevoli nel paese. Certo, tutti noi preferiremmo che ciò avvenisse il più presto possibile, ma la realtà dei fatti ci dice che probabilmente non sarà così. Consoliamoci per intanto con quel proverbio che recita:”il presto è nemico del bene”.
Pierangelo ciao,provo ad andare avanti con il ragionamento cercando di farmi capire.La cos apiù importante a mio modesto avviso è il giudizio sulla crisi.Da li conseguono tutti gli altri importantissimi corollari ,in primis la questione delle alleanze.
Ho la sensazione che(non solo noi)siamo molto lontani dal mettere a fuoco in modo accettabile la questione.Sintetizzando e schematizzando al massimo il problema da capire è se ” a da passà a nuttata” o no.Io penso che niente più tornerà come prima.In altre parole c’è una modifica strutturale irreversibile nella divisione del lavoro internazionale(per dirla con Padoa Schioppa i Paesi poveri forniscono le merci ai Paesi ricchi e gli danno anche i soldi per comprarle).Di questo è un pò che si parla(Cindia ecc),e questo è ciò che la crisi ha reso evidente.Sono tre miliardi di persone che hanno fame ,tecnologia(soprattutto gli indiani)e riserve sterminate di manodopera a costi bassissimi.Questi sono i dati del problema.Aggiungo:il nostro problema è come in questa situazione tentiamo di salvare gli elevatissimi livelli di vita della nostra società e uno stato sociale che non ha eguali al mondo(come qualità e come costi ovviamente).
Come ha risposto il Governo:come avremmo risposto noi (magari un pò meglio)e cioè sostegno ha chi è senza lavoro(sacrosanto)e in vari modi aiuto alle imprese,con conseguente peggioramento dei conti pubblici.
Ma questo quanto può durare se il problema appunto non è di una nottata?
La politica nei momenti cruciali del secolo scorso ha saputo ben rispondere alle questioni drammatiche in cui l’economia si era cacciata(new deal,ma anche piano Marshall),ma oggi cosa stà succedendo?Dopo aver trattenuto il fiato per paura della catastrofe si stà diffondendo l’idea che in maniera molto lenta ci si sta riprendendo e che quindi si tratta di aspettare.
Noi siamo dentro questa idea di fondo,ma è la cosa che serve?Io penso di no.Noi dovremmo prendere l’inizitiva affinchè la vecchia e civile Europa prenda l’iniziativa e induca i Paesi che ad essa aderisco ad attuare politiche di spesa che orientino le risorse nella direzione della ricerca,dell’innovazione di prodotto,nel miglioramento delle infrastrutture,nella riduzione dei costi indiretti che gravano sulle imprese,nell’incentivare i nostri ragazzi ad iscriversi ad ingegneria e non a scienza della comunicazionee ecc.
Tutto ciò non aggravando il bilancio dello Stato,ma risparmiando e tagliando dove è necessario(sono convinto che l’approccio del ministro Brunetta sia fatto molto di annunci e basta,ma se è vero il dato sulla riduzion edell’assenteismo credo davvero che servano misurev drastiche).
Cerco di stringere;abbiamo alternative a fare questo?Io penso di no,se vogliamo avere una funzione come forza politica e se vogliamo dare un contributo a far si che non si accetti passivamente una situazione che è davvero pericolosa per il futuro di questo Paese(direi dell’Europa).Sono convinto che troveremmo nella società molti compagni di strada ed assolveremmo come gruppo dirigente al difficile compito che ci siamo dati:costruire un partito a vocazione maggioritaria.Troveremo anche alleati nel quadro politico attuale?Non lo sò,ma qualche crepa andremmo ad aprirla,ma comunque noi facciamo la nostra parte,poi si vedrà.E vengo alla Lega Nord.Se parliamo di Europa,di università,di globalizzazione e di grande apertura ai mercati,se parliamo di immigrazione come questione irreversibile e da governare positivamente ecc.,cosa centra la Lega ?Vorrei davvero che il Comune di Brescia anzichè comprare Oviesse e OMB avesse preso i 30 milioni di euro ,li avesse consegnati alla facoltà di ingegneria a Brescia con il preciso compito di chiamare 30 ingegneri indiani e 30 ingegneri italiani a fare ricerca su un filone deciso insieme alle alle organizzazioni imprenditoriali e sindacali.Sarebbe davvero la rivoluzione,anzi sarebbe un modo ordinario in un mondo globalizzato di affrontare i problemi.
G.Fornoni