L’incantesimo
Di Pierangelo Ferrari • set 23rd, 2009 • Argomento: Note politiche, Primo PianoC’è una sproporzione, che vado denunciando, per quello che posso, nei congressi di circolo e nelle scarsissime assemblee, organizzate quasi solo dalla mozione Marino, in cui le tre mozioni sono chiamate a misurare le loro piattaforme. Da un lato, assistiamo a una rilevante pressione sugli iscritti (raccolta di adesioni, conferenze stampa a raffica, appelli, lettere, telefonate…), dall’altro, ciò che li invitiamo, spingiamo, sollecitiamo a fare (cioè, la scelta per questo o per quel candidato) ha un valore modestissino rispetto all’esito congressuale. Già, perchè la conta dei voti di circolo, con relativa elezione di delegati di mozione, confluirà in una assemblea provinciale che non avrà alcun potere, se non quello di certificare l’esito del confronto nella propria provincia e di comunicarlo a Roma. Dove, l’11 ottobre, si riunirà un’ assemblea nazionale che non deciderà lo stesso un bel nulla e che si limiterà, sulla base dei dati raccolti in tutto il Paese, a deliberare l’ammissione alle primarie del 25 ottobre dei candidati che hanno superato il 5%. Sarà lì, in quella occasione e solo in quella, che iscritti ed elettori saranno chiamati a fare la scelta vera, quella del nuovo segretario nazionale del PD. E sarà solo dopo la conclusione del demenziale percorso nazionale (frutto di un accordo tra tutte le correnti), che i livelli provinciali potranno fare il loro congresso (mozioni, liste, candidati), quello che stabilirà i rapporti di forza interni a ciascuna organizzazione provinciale, da cui dipenderanno la composizione degli organismi dirigenti e la scelta del segretario provinciale. Ma, intanto, saremo arrivati a Natale. E a marzo si vota per le elezioni regionali.
Dunque, l’ingente dispiegamento in corso di energie, con le conseguenti tensioni che esso comporta, serve solo a esercitare una prova di forza in vista delle primarie, mentre l’unica concreta posta in gioco di questo passaggio nei circoli è la possibilità o meno che il senatore Marino partecipi, superando la soglia del 5%, alla sfida del 25 ottobre. Ci deve essere una divinità ostile che ci perseguita e che ci ha fatto un incantesimo maligno. Vogliamo tentare di scuoterci da questo incantesimo? Chiedo ai miei compagni di tante esperienze condivise: che senso ha tutto questo affannarsi? Che senso ha prendere l’elenco degli iscritti di un circolo e telefonare a tutti, uno per uno, per portarli dalla propria parte? Dietro le insegne di questo o quel candidato si vuole forse affermare un predominio in casa propria? E’ un disegno quanto meno intempestivo. Che senso ha che noi trasformiamo un confronto (per ora, virtuale, oltretutto) su tre candidature nazionali in una contesa anticipata sul controllo del territorio? Io non pretendo che tutti facciano come me, che non ho telefonato e non ho sollecitato un solo iscritto perchè aderisse alle mie scelte. Non uno. Snobismo? No, è solo un comportamento coerente con la mia concezione del partito, con l’idea che mi sono fatto di una comunità politica. E’, soprattutto, il mio modo di rispettare gli altri. Chiedo almeno, però, a chi ha un’altra idea di partito, che si abbia maggiore rispetto per gli iscritti. Chiedo che si offrano loro più occasioni di confronto politico e che si evitino le modalità più esasperate di intruppamento. E’ troppo? Quello che sta accadendo in giro per l’Italia, al sud in particolare (e che, anche in un circolo bresciano, ha rotto gli argini del nostro costume) non mi appartiene, non voglio averci a che fare. Io sto da un’altra parte.“Siamo solo fanterie schierate”, mi ha detto il mio collega Angelo Zucchi, parlamentare pavese, commentando amaramente ciò che viene richiesto agli iscritti in questo “congresso”.
Ignazio Marino, in queste condizioni, con un’intera area del Paese, il Mezzogiorno, in cui fatica a raccogliere l’uno per cento dei consensi degli iscritti, dovrebbe ottenere un successo straordinario alle primarie per vincere la sfida della segreteria. Non ce la farà, non credo. Ma le ragioni che lui va sostenendo (le libertà del cittadino e la laicità dello Stato, i diritti civili, la democrazia nel partito, il rinnovamento del personale politico, la cultura del merito, …) diventeranno patrimonio del PD tanto più quanto più sarà consistente il consenso che otterrà, anche tra gli iscritti. E il vincitore delle primarie, che si tratti di Bersani o di Franceschini, sarà un segretario tanto più autorevole e autonomo quanto più potrà contare sul consenso degli iscritti alle questioni sollevate dal senatore Marino. Ecco perchè oggi è lui, il candidato più debole, quello che merita di essere sostenuto. Con il voto, non soltanto con apprezzabili ma sterili dichiarazioni di stima. Che possa partecipare alle primarie, per raccogliere lì un consenso significativo, è interesse dell’intero partito. Anche per evitare uno scontro a due, che aprirebbe nel partito, a giudicare dalle premesse sotto i nostri occhi, una contesa fratricida. E per ricordare a tutti noi che un partito è organizzazione, è programma ed è alleanze politiche ma è anche, soprattutto nella sua fase fondativa, un sistema di valori e un costume condiviso di comportamenti personali. Ciò che Marino testimonia con la sua candidatura.
Pierangelo Ferrari è Parlamentare del Partito Democratico alla Camera dei Deputati
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Sono in perfetto accordo con Lei. Sono il coordinatore di un piccolo circolo e, come Lei, ho scelto di non schierarmi e di lasciare che il dibattito (che si è prolungato per oltre un ora e mezza…) si rendesse protagonista della serata del congresso! Il risultato è stata sì la vittoria di Marino per le ragioni da Lei apportate, ma credo sia da considerarsi più una vittoria del partito!!! Nonostante la poca influenza che possa avere il risultato numerico, credo sia importante sottolineare che la ventina di persone che settimana scorsa hanno discusso, hanno fatto veramente crescere l’idea guida e prevalente del nostro circolo, idea che in questo modo diventa davvero radicata perchè pensata dai singoli, che poi possono unire la propria voce al coro sapendo che non sarà stonata!!!!!
Io non ho mai fatto politica attivamente prima d’ora e spesso mi sento frastornata da eventi che non capisco e che non credo mi appartengano, questi momenti invece mi ricordano il significato del ruolo della politica nella società!
Buona giornata a tutti
Mi chiamo Gianluca Cominassi e sono il segretario del circolo di Castegnato; mi permetto di scriverLe per esprimere tutta la mia condivisione alle Sue parole. Provengo da una storia culturale e politica credo diversa dalla Sua ma sono estremamente convinto che Marino sia la persona ideale poter fondere le diverse appartenenze. Al nostro congresso è venuto a presentare la mozione Marino Gianbattista Ferrari e devo dirLe che è stato semplicemente eccezionale per convizione, passione politica, nitidezza di contenuti, … ma come Lei faceva osservare spesso questo non basta. Detto questo, ritengo fondamentale continuare in questa opera di testimonianza e di onestà intellettuale.
Una volta conclusosi il percorso congressuale, mi piacerebbe ospitarLa a Castegnato per un dibattito politico, sarebbe disponibile? Ne sarei lieto.
buon lavoro e grazie per le Sue riflessioni
Gianluca
Caro Gianluca (lo dico anche a Daiana), non darmi del Lei. Chi appartiene a una comunità politica come la nostra non si dà del Lei, perche è una forma di interlocuzione che ci allontana. In ogni caso, a me pesa. Non mi piace neppure essere chiamato onorevole, figurati. Quanto al tuo invito a Castegnato, non ci sono problemi, ovviamente. Vado ovunque vengo invitato. Il fatto è che gli inviti sono così pochi, in un partito che si limita a contare gli iscritti, senza farli contare. Senza coinvolgerli cioè in discussioni politiche e in decisioni conseguenti. A presto, Pierangelo.
Ho già cominciato più volte a scrivere l’intervento, ma ho lasciato perdere dopo le prime due righe. Sono d’accordo con tante considerazioni di Pierangelo. Voglio però essere più ottimista. Avremmo dovuto accorciare i tempi, ma il coinvolgimento dei Circoli è stao utile per ricominciare a discutere. Ho partecipato a tre Congressi per la mozione Franceschini e ho trovato tanta voglia di discutere. Mi hanno sconcertato alcuni atteggiamenti che mi hanno ricordato il partito “bulgaro”, ma per il resto trovo molto interessante questa tornata di congressi. Ora bisogna continuare su questa strada perchè il PD ha una struttura federalista e i Circoli sono i luoghi dove devono circolare le idee, i pensieri e le azioni. e l’insieme di questo lavoro di base fa il partito, non l’attesa messianica di questo o quel Segretario. In questi giorni mi sono goduto il libro di Marino, “Nelle tue mani”. Un bel aiuto per ripassare alcune convinzioni e riviverle accompagnate dalle emozioni che il libro sa suscitare. Non voglio più perdere il mio tempo a rincorrere contrapposizioni con gli uomini di apparato che tanto aderiscono ad una mozione ancora prima che vengano scritte le idee guida della mozione stessa. Ho voglia di discutere, usando gli strumenti della dialettica, con tutti coloro che vogliono mettersi in discussione e camminare per costruire un Partito che non si chiude nelle sezioni contando le tessere e le appartenenze. Le porte delle sedi e dei luoghi dove il Partito si riunisce devono essere spalancate. Per fare questo ci sono già due strumenti: lo Statuto e il Codice Etico. Parlano molto chiaro sul tipo di partito e sui comportamenti di coloro che vi aderiscono. Possiamo aggiustare qualcosa, ma non metterli in soffitta prima di applicarli.
Con te, caro Pierangelo, mi piacerebbe costruire un dialogo sul profilo del “politico” nell’era della globalizzazione.
Ciao a tutte7i e mi scuso per la lungaggine.