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Il rosso e il blu

Di Pierangelo Ferrari • set 28th, 2009 • Argomento: Libreria

Marco Lodoli, per chi non lo sapesse, è uno scrittore italiano. E non dei minori: “è scrittore tra i più veri d’Italia”, ha scritto Sergio Pent su Tuttolibri de La Stampa, recensendo il libro che vi sto consigliando. E a me Marco Lodoli piace. Per ciò che scrive, ma anche per ciò che è e vuole ostinatamente continuare ad essere: un insegnante di Lettere in un Istituto professionale alla periferia di Roma. Mi piace questo fatto che non se la tiri, che non faccia il divo dei salotti letterari, che abbia scelto di restare immerso, con tutte le frustrazioni e i problemi che ciò comporta, in uno degli ambienti più complicati della realtà sociale italiana. Avevo scoperto Lodoli su la Repubblica, a cui egli collabora, per un articolo invettiva contro la deriva della scuola italiana verso la facilità e la deresponsabilizzazione. Ce l’ho sotto gli occhi quell’articolo, del 6 novembre 2002, perchè l’ho ritagliato e lo conservo nella cartelletta delle cose intelligenti che recupero qui e là. In quell’articolo, “I miei ragazzi insidiati dal demone della facilità”, avevo ritrovato anche una splendida citazione di Costantin Brancusi, il grande scultore romeno, sulla differenza tra facilità e semplicità: la facilità è complessità aggirata, la semplicità è complessità affrontata e risolta. Lodoli invocava l’abbandono della facilità e il ritorno alla semplicità, alla quale si può pervenire solo con la fatica, lo studio, la conoscenza. Un colpo di fulmine, che mi riportava a un altro, per me, fondamentale colpo di fulmine, la celebre lezione americana di Calvino sulla leggerezza.

Da allora non mi sono perso un articolo di Lodoli e mi sono letto molti suoi libri. Da poche settimane è uscito l’ultimo, Il rosso e il blu, presso l’editore Einaudi, come tutte le opere precedenti. Il libro si occupa di scuola, del difficile e ingrato lavoro di insegnante, degli studenti, del loro smarrimento, della loro fragilità, della loro sudditanza ai (dis)valori del consumismo, della indifferenza agli interessi culturali e della dipendenza dai peggiori modelli televisivi, della loro ostilità verso la fatica, l’impegno. Scriveva Lodoli, già nell’articolo del 2002: “La nostra cultura ormai scansa ogni sentore di fatica, ogni peso, ogni difficoltà… abbiamo accettato che le televisioni venissero invase da gente che imbarcava applausi senza essere capace di fare nulla; abbiamo accolto con entusiasmo ogni sbraitante analfabeta, ogni ridicolo chiacchierone, ogni comico da quattro soldi, ogni patetica ‘bonazza’. Così un poco ogni giorno il piano si è inclinato verso il basso e noi ci siamo rotolati sopra velocemente…”. “Così si diventa idioti”, concludeva amaramente Lodoli. Ecco, di questo racconta il libro, tutto sommato: dell’esperienza quotidiana di un insegnante che cerca di impedire che i suoi ragazzi diventino idioti. E’ un impegno sempre più difficile, ma sempre più necessario, perchè la posta in gioco è la coscienza critica e la libertà intellettuale di intere generazioni.

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Pierangelo Ferrari è Parlamentare del Partito Democratico alla Camera dei Deputati
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