L’occasione delle primarie
Di Pierangelo Ferrari • ott 1st, 2009 • Argomento: Note politiche, Primo PianoSiamo entrati in una fase del tutto nuova. Non solo perchè stiamo attraversando il passaggio procedurale dai congressi di circolo, riservati agli iscritti, alle elezioni primarie, aperte agli elettori del Partito Democratico. Quanto piuttosto perchè, con i vaticini scissionistici di Rutelli e con le dichiarazioni insensate di Penati, coordinatore della mozione Bersani, assistiamo a una netta e preoccupante impennata delle tensioni interne al gruppo dirigente. Siamo entrati in una fase nuova e rischiosissima, dentro cui si gioca la sopravvivenza stessa del PD. Sottovalutare questo rischio potrebbe rivelarsi letale. E’ il momento della consapevolezza e della responsabilità. Sono stato tra i primi e tra i più determinati a denunciare la stoltezza di un regolamento congressuale (deciso all’unanimità, non mi stancherò mai di ricordarlo) che rischia di contrapporre la volontà degli iscritti alle preferenze degli elettori; ho ripetutamente criticato un congresso che rischiava di ridursi (come è stato, in larga misura) a una conta prepolitica; molte cose e alcune persone non mi vanno… ma qui siamo e da questa condizione dobbiamo uscire tutti insieme, con un leader un partito un progetto politico per l’Italia. Senza rimuovere le questioni controverse (lo abbiamo fatto già troppo, finora), ma consapevoli di condividere una comune responsabilità verso i nostri elettori e il nostro Paese. Responsabilità, per me, è sostenere, come ha fatto Franco Marini, che, quale che sia la percentuale conquistata, anche se fosse sotto il 50%, l’assemblea nazionale dovrà considerare segretario del partito il candidato che si è affermato alle primarie. Tanto più, aggiungo io, se si trattasse dello stesso che ha vinto la conta nei circoli. Che mi piaccia o meno. Procedere a un ballottaggio tra i primi due, nel caso che nessuno superi la soglia della maggioranza assoluta, significherebbe aprire tensioni difficilmente componibili. Sbaglia Goffredo Bettini a rivendicare un ruolo decisivo alla mozione Marino in quella eventuale circostanza: “vince solo chi supera il 50% dei consensi - ha dichiarato - il resto è politica che dovrà essere utilizzata al momento opportuno”. Mi inquieta l’evocazione di quella “politica utilizzata al momento opportuno”. Il sostegno a Marino, nelle primarie conquistate con tanta fatica, è importante perchè serve ad affermare temi e valori, di cui il segretario eletto, chiunque esso sia, dovrà tenere conto. Tanto più quanto più sarà consistente il consenso al senatore degli elettori del 25 ottobre.
E’ questa la funzione politica della mozione Marino in questa fase di costruzione del PD, come ha sostenuto Pietro Ichino dichiarando la sua adesione. Non quella di muoversi da corrente tra le correnti, incassando la eventuale rendita di posizione di un ballottaggio fratricida. Anche perchè li ho visti e conosciuti i sostenitori della mozione Marino nei congressi di circolo. Giovani, per la maggior parte, e portatori di un’istanza di rinnovamento di metodi, programmi, linguaggi. Fermi sostenitori della discontinuità che il PD del Lingotto aveva promesso rispetto alle vecchie pratiche correntizie. Non accetterebbero di partecipare a regolamenti di conti interni all’oligarchia. E, in ogni caso, non si presterebbe Ignazio Marino. Altra cosa, è prendere atto della dialettica politica che si è aperta nel corso di un congresso pur così atrofizzato: della riduzione della distanza dalla mozione Franceschini, per esempio, anche per le recenti posizioni assunte dal segretario sulle questioni della laicità (l’effetto Marino ha cominciato ad agire), e della accentuata diversità da uno schieramento che volta la testa dall’altra parte di fronte alla ‘questione meridionale’ che si è aperta nel partito. Per quanto mi riguarda, per ciò che ho visto e sentito, io ne sto prendendo atto, almeno a Brescia. Oltretutto, non si va da nessuna parte se un declino trentennale dei partiti, una epocale e irrisolta crisi di rappresentanza, viene caricata sulle spalle della gestione biennale del PD e si lascia credere che il ceto politico della tal mozione, responsabile non meno degli altri della medesima crisi, restituirà radicamento al partito e potere agli iscritti. Questa non è politica, è propaganda spicciola e rassicurante.
La verità è che ci manca un’idea di futuro, un progetto per l’Italia. Tutti: liquidi, solidi e gassosi. E che siamo dentro un passaggio storico, che vede la crisi verticale di rappresentanza, di cultura, della stessa identità di grandi formazioni politiche, figlie di quei centocinquanta anni di storia che Bersani vuole rinnovare a maggior gloria semplicemente evocandoli. Ciò che sta accadendo in Europa ci rassicura e ci mette in guardia, nello stesso tempo. Ci rassicura sul fatto che il consenso ottenuto alle elezioni politiche dello scorso anno e anche quello, pur deludente, incassato alle recenti elezioni europee costituiscono uno dei patrimoni politici più consistenti dello schieramento democratico e riformista europeo. E che Veltroni e Franceschini andavano ringraziati, piuttosto che attaccati e delegittimati. Ma ci avverte anche che nessun bacino elettorale è al riparo dallo smarrimento che attraversa le popolazioni del vecchio continente e che la Destra va affrontata con parole chiare, impegni concreti e leadership autorevoli che sappiano parlare alle ragioni di questo smarrimento. Ora, a congresso in corso, non il prossimo anno. Da parte di tutti i candidati, su tutte le questioni dell’emergenza economica e sociale, etica e politica che mantengono il Paese inchiodato alla sua arretratezza. Le primarie sono dunque una grande occasione per parlare al Paese, invece di perderci in polemiche su di noi tra di noi. Vediamo di non sprecarla.
P:S: La mozione Marino ha sfiorato, a Brescia, la soglia del 14% in provincia, del 16% in città. Grazie ai 627 iscritti che, con il loro consenso, hanno reso possibile questo confortante successo.
Pierangelo Ferrari è Parlamentare del Partito Democratico alla Camera dei Deputati
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Ipotizziamo, cosa assai probabile, che Marino arrivi secondo alle primarie e che Bersani non superi il 50%.
Ipotizziamo anche che il divario tra Marino e Bersani non sia poi così rilevante.
Perché Marino dovrebbe rinunciare a priori ai voti di colui che si è candidato soltanto per spirito di sacrificio e per non riconsegnare il partito a quelli che c’erano prima di lui?
Se Franceschini decidesse di far convergere i suoi voti su Marino… non mi sembrerebbe poi una enorme tragedia
Mmv
L’occasione delle primarie sarebbe anche di parlare di cose che stanno a cuore ai cittadini. In questi giorni si sta preparando la manifestazione per la libertà di stampa. Uno dei motivi per cui questa libertà è compromessa (fonte Gabanelli e Travaglio) è la causa di risarcimento danni in sede civile che non costa nulla a chi la promuove ed invece tanto a chi la subisce e di fatto lega mani e piedi ai giornalisti (quelli veri che fanno inchieste per intenderci). Tutto perchè le cause durano 10 anni in questo paese. Ecco il PD deve dire (ed anche i suoi candidati) chiaramente che la giustizia va riformata in questo paese. Ed anche pesantemente. Incominciando da chi la dirige naturalmente e non, come vuole Brunetta, dai singoli magistrati che gli stanno più o meno sulle scatole. Il procuratore generale di Torino è riuscito a riorganizzare il proprio tribunale in modo da avere tempi inferiori ai 2 anni. Con le stesse risorse degli altri (sia di finanziarie che umane). E’ un mago ? No. Semplicemente ha fatto il proprio dovere. E gli altri ? Assolutamente no. Ed è così che in Italia si è tutti nelle mani dei potenti o delle caste. Gli imprenditori piccoli strozzati da quelli grandi e dalle banche, i lavoratori precari ed anche i giornalisti. E’ ora di finirla !
caro Pierangelo,
come sai sto con Bersani (non con Penati).
Ma, come sempre (quasi) condivido interamente quanto dici, soprattutto sull’opportunità di fare delle primarie una occasione per parlare al paese.
Sono molto colpito dalla piega che ha preso il dibattito congressuale, con dichiarazioni trionfalistiche ed irresponsabili da parte dei presunti vincitori.
Non mi piace molto di quanto sta succedendo. Non parlo solo delle dichiarazioni sciagurate e sgradevoli di Penati, o delle affermazioni sprezzanti di D’Alema.
Mi sconcerta e mi preoccupa la mancanza di solidarietà di un gruppo dirigente che prima ha condiviso e votato tutto all’unanimità e ora si divide su tutto. Mi preoccupa la mancanza di coraggio e di trasparenza di un gruppo dirigente che non apre un dibattito vero dentro il partito sulla opacità della “questione meridionale”, che non sarà una questione morale, ma è certamente una questione politica: sarebbe l’unico modo per recuperare quella credibilità che andiamo perdendo, e per non offrire il fianco alle interessate strumentalizzazioni dei vari Bocchino e Belpietro.
Detto questo, mi auguro che Bersani, se sarà segretario, sappia liberarsi dei condizionamenti di capicorrente e padrini ingombranti e sappia invece, con l’autorevolezza che gli riconosco, raccogliere il messaggio forte che viene da Marino, che significa sostanzialmente aprire il partito ad un confronto vero e trasparente sui contenuti.
Solo così salveremo il partito.
ciao
sergio
Caro Pierangelo,
Concordo con tutto quello che dici riguardo le decisioni che deriveranno dalle primarie. Sono d’accordo con te che non si può caricare sulle spalle di Veltroni e Franceschini la responsabilità di un difficile momento delle forze progressiste in Europa dovuto alla mancanza di rinnovamento delle visioni politiche e dei progetti per il futuro ( ho sintetizzato, sarebbe un discorso troppo lungo, ma che mi piacerebbe si affrontasse). Sono d’accordo con te che il congresso così come si sta svolgendo non consente un vero dibattito e anzi rischia di consegnarci un segretario dimezzato, condivido con te la speranza che la fase delle primarie ci consenta di recuperare ( almeno in parte) un rapporto con gli elettori ed il Paese.
Ma ,come dici anche tu, qui siamo e con queste regole dobbiamo confrontarci. Mi auguro che, chiunque vinca, si pensi a cambiarle per renderle più logiche.
Altre cose che scrivi non le condivido perchè mi sembrano dettate non dalla tua lucidissima capacità di ragionamento politico, ma da qualche ( probabilmente giustificata) incazzatura.
Tu sai che ho scelto Bersani, ne abbiamo discusso. E sai anche che, chiunque sarà eletto Segretario io lo riconoscerò senza se e senza ma.
Credo che sia necessario, però, che tutti non giochiamo alla delegittimazione reciproca. Tutti dobbiamo rispettare il gruppo dirigente che ci siamo dati. Cambiamolo se lo riteniamo necessario, ma non trasformiamo il Congresso nella “notte dei lunghi coltelli”. Rischieremmo di ritrovarci solo con le macerie…
Quello che mi preme, sopra ogni altra cosa, è che dimostriamo di essere un Partito.
Un Partito vero e moderno che sa discutere al suo interno con franchezza ed anche duramente, ma che non resta poi impastoiato nella logica dei veti incrociati.
Questa è l’immagine che abbiamo dato al Paese su questioni importanti ( una per tutte il Testamento Biologico…).
Questo ci ha delegittimato, agli occhi degli italiani, in questi due anni. Non è stata “colpa”di Veltroni o Franceschini. Tutto discende da una mancanza di chiarezza sulla nostra identità e sulle nostre prospettive.
Ma veramente possiamo pensare ad un PD senza Bersani, Franceschini o Marino? Secondo me, se evitiamo il trappolone della contrapposizione frontale e cerchiamo comunque una reale sintesi delle proposte politiche delle tre mozioni, possiamo veramente costruire una identità condivisa e riconoscibile.
Il meccanismo congressuale è quel che è. Arriviamo in fondo così. Non possiamo fare diversamente.
Quel che mi aspetto dal nuovo segretario del PD però sarà questo, chiunque egli sia.
Spero che, su questo tu concordi con me.
Ciao, Francesco
p.s.: che pena, Penati.
Sergio Bonomelli e Francesco Anselmi sono la prova, due tra le tante, che con Bersani sono schierati molti uomini e molte donne perbenissimo, dotati di passione politica e di disinteresse personale, con i quali mi costa, per una volta, essere in disaccordo. Sulla scelta congressuale, intendo dire, perchè su ciò che scrivono qui sono in perfetto accordo.
Sulla giustizia vedo…. nessuno si pronuncia. Continuiamo così e spariremo.