pierangelo ferrari

Una saggia decisione

Di Pierangelo Ferrari • ott 5th, 2009 • Argomento: Note politiche, Primo Piano

Venerdì scorso abbiamo tenuto una riunione dei delegati della mozione Marino, in vista della Convenzione provinciale di domenica. Tra le altre, è emersa la questione dei tempi dei congressi provinciali, sulla quale più d’uno ha manifestato perplessità per la scelta ravvicinata, decisa con una maggioranza risicata dalla Direzione regionale lombarda. In effetti, si possono utilizzare due “finestre”, in base al Regolamento nazionale: subito dopo la conclusione delle primarie nazionali (cioè, tra novembre e dicembre) o dopo le elezioni regionali (tra aprile e maggio). Segretario regionale  e segretari provinciali lombardi avevano deciso, all’unanimità, di proporre la finestra di primavera (come accade, del resto, nella maggioranza delle altre regioni). Ma, approvando un ordine del giorno presentato dal capogruppo al Pirellone, la Direzione regionale (peraltro, prima di conoscere la data, molto ravvicinata, delle elezioni regionali) decise di anticipare il passaggio dei congressi provinciali, fatta salva la possibilità per le Direzioni provinciali di decidere diversamente, in presenza di un ampio consenso e con l’accordo tra le mozioni. Questi i fatti. Venerdì scorso, molti di noi si sono chiesti se sia stata saggia quella decisione e si sono interrogati se non fosse opportuno sottoporla  a una valutazione della Convenzione provinciale. Non eravamo tutti d’accordo, finchè Manfredo Boni, intervenendo e guardandoci con aria trasecolata, ci ha chiesto: “Ma siamo matti? Ci rendiamo conto cosa significa chiamare i circoli ad un altro passaggio congressuale dopo le primarie, mentre è partita la campagna elettorale per le regionali?”. Manfredo Boni viene dal piccolo ma non insignificante PRI ed è oggi il Tesoriere provinciale del PD. Ci voleva un repubblicano, estraneo alle beghe delle correnti che i due maggiori partiti fondatori hanno trasferito pari pari nel nuovo partito, per vedere ciò che i più rischiano di sottovalutare. Poi, sapete come è andata: Manfredo Boni ha presentato domenica un o.d.g. che è stato approvato dalla Convenzione provinciale, con un voto trasversale alle mozioni congressuali.

Abbiamo alle spalle una settimana parlamentare in cui l’opposizione, PD compreso, non ha dato il meglio di sè. Il partito, sottoposto alle tensioni di un estenuante percorso congressuale, trasmette all’esterno il messaggio di un gruppo dirigente che è più impegnato a regolare i conti in casa propria che ad occuparsi delle ricadute economiche e sociali della crisi. Non è vero, ovviamente, ma questa è l’immagine che arriva agli italiani. Tutto ciò non in una fase normale del Paese, durante (poniamo) il terzo governo Fanfani. Al governo del Paese è insediata una compagnia di populisti irresponsabili, guidata da un uomo, corrotto e corruttore, che sta travolgendo le regole della democrazia liberale e che ci sta allontanando dal consesso dei Paesi occidentali. Ieri c’è stata la sentenza civile sul “lodo Mondadori” che chiama in causa pesantemente il premier. Oggi si riunisce la Corte costituzionale per emettere la sentenza sul cosiddetto “lodo Alfano” e il Cavaliere minaccia reazioni fuori misura nel caso di una bocciatura del provvedimento, non escluso il ricorso anticipato alle urne. Vedremo. In ogni caso, stiamo entrando, alla vigilia delle elezioni regionali del prossimo 21 marzo, in una fase di acuto scontro politico e di grande instabilità. In queste condizioni, non in astratto, siamo chiamati ad assumerci maggiori responsabilità. A cominciare dalla necessità, che deriva dai doveri che abbiamo nei confronti del Paese, di trasformare le primarie del 25 ottobre da contesa per la conquista di una leadership di partito a grande occasione unitaria di dialogo con gli italiani sulle vie d’uscita dalla crisi del sistema Italia. Anche noi, per il più modesto livello provinciale che ci compete, siamo chiamati ad assumerci responsabilità condivise. Per questo, considero l’approvazione dell’o.d.g Boni una saggia decisione della Convenzione provinciale. Lo so che essa non ha deciso lo spostamento a primavera del congresso provinciale, non era titolata a farlo. Ha deciso però di chiedere alla Direzione provinciale, solo organismo competente, di valutarne l’opportunità, per poter dedicare “l’impegno e lo sforzo unitario di tutto il partito unito” alla sfida difficilissima delle elezioni regionali.

La Direzione provinciale potrà confermare l’orientamento della Convenzione solo se si arriverà a un accordo tra le tre mozioni congressuali. Io sono fiducioso. Credo che non convenga a nessuno pretendere di impegnare novembre e dicembre in una contesa sul controllo dei circoli, sulla conquista di una maggioranza provinciale e sull’elezione diretta del segretario, mentre iscritti ed elettori ci chiedono altro, dentro questa fase di intenso scontro politico elettorale e, soprattutto, di acuta crisi economica e sociale. Certo, c’è una condizione preliminare per giungere a quella “gestione unitaria del partito” auspicata dall’o.d.g., che sarebbe il messaggio politico più forte che possiamo dare all’esterno, a sostenitori e ad avversari. Che non si ignorino i risultati dei congressi di circolo. Bersani ha vinto nella nostra provincia, nella nostra regione e nell’intero Paese. Che ci piaccia o meno. Io ne prendo atto e non mi fanno velo al giudizio sulla piena legittimità di questo esito alcuni episodi deplorevoli.  Evocare una gestione unitaria a Brescia non significa chiedere a Tolotti di farsi da parte (nessuno lo chiede, non c’è nessun Penati tra noi, per fortuna), ma significa semmai mettere a disposizione di Tolotti un organismo politico ristretto ed esecutivo (cioè legittimato a decidere e ad operare) di gestione straordinaria del partito, di qui alle elezioni regionali, che tenga conto anche dell’esito congressuale. Irrituale? Obiezione senza peso alcuno. In situazioni eccezionali e in tempi ristretti si risponde con decisioni conseguenti. In ogni caso, quell’o.d.g. non nascondeva manovre di corrente, non ha secondi fini. Ne ha uno solo: impedire una deriva autodistruttiva che ci porti, senza una guida politica e senza un’agenda di lavoro, a ridosso della scadenza delle liste, nel pieno della campagna elettorale. Per mettere in campo un partito unito, quanto prima, che sia in grado di fare quello che tutti si aspettano che facciamo: politica in campo aperto.

Strumenti di diffusione:
  • PDF
  • Facebook
  • Twitter
  • email
  • Google Bookmarks
  • del.icio.us

Pierangelo Ferrari è Parlamentare del Partito Democratico alla Camera dei Deputati
Invia una Mail | Tutti gli Articoli di Pierangelo Ferrari

Lascia un Commento