Il partito del 26 ottobre
Di Pierangelo Ferrari • ott 21st, 2009 • Argomento: Note politiche, Primo PianoE’ come vivere in un acquario. Pesci, di tre razze, in un acquario. Mentre fuori, oltre i vetri che ci imprigionano, vediamo volti, storie, accadimenti che ci richiamano alla realtà, di cui vorremmo (dovremmo) occuparci. Conosco l’obiezione e la condivido: nessun altro partito in Italia riunisce in congressi di circolo oltre 400000 iscritti e nessun partito in Europa ha mai portato al voto delle primarie tre, quattro milioni di elettori. Una bella prova di democrazia, non c’è che dire. E di vitalità. Così come so bene che il PD garantisce opposizione dove è opposizione, a cominciare dal Parlamento, e governo dove governa. Ma i tempi e i modi di questo congresso rischiano di opacizzare anche le prove di democrazia e di vitalità, che ci sono nonostante tutto, di opposizione e di governo. Come i vetri di un acquario, appunto, dentro il quale ci muoviamo alle prese con tensioni e conflitti lontani dalla realtà del mondo di fuori. Ci ha provato Ignazio Marino a portare nell’acquario alcuni problemi del mondo di fuori e ci è riuscito, in parte. Ma poi hanno prevalso le contese sul partito liquido o solido, le interviste delle Iene, i calzini color turchese, i versi di Vasco Rossi… E via via, scendendo per li rami regionali e provinciali, è apparso sempre più chiaro che il congresso non è tanto una competizione di candidati quanto di correnti. Che la posta in gioco non è l’affermazione di un progetto ma la tutela o la conquista di una posizione dominante nel ceto politico. Anche qui, conosco l’obiezione e la condivido: Bersani va dicendo cose buone e giuste su economia e lavoro, Franceschini su legalità e sistema democratico, Marino su laicità e diritti civili. Bene, ma non è il partito che parla, neanche quando parla il segretario del partito. Invece serve un partito che parli con una voce sola. Sola e comprensibile. Percepibile. Chiara. Serve un partito del 26 ottobre.
Io vorrei che cominciassimo a discutere. Anche perchè, su alcune questioni, mi vengono idee che non condivido e su cui vorrei essere contraddetto o convinto. Sul contrasto all’immigrazione irregolare, per esempio, o sull’ora di religione islamica nelle scuole, che non mi pare una grande trovata. O sulla separazione delle carriere nella magistratura. O sul reclutamento e la stabilizzazione degli insegnanti, sui diritti civili dei gay, sul mercato del lavoro… Prendiamo quest’ultimo tema. Se tu, partito riformista, non metti a punto per tempo una tua proposta per il Paese, che sia il risultato di una aperta discussione, se non prendi posizione tra le diverse opzioni in campo (Epifani e Ichino non si possono comporre e sommare) tu sarai sempre esposto alle estemporanee polemiche dei talk show e delle interviste quotidiane. E accadrà, come sta accadendo, che perfino la spregiudicatezza e il cinismo di un Tremonti faranno incursioni su un terreno che è tuo, quello della rappresentanza del mondo del lavoro dipendente e autonomo. Se taci si sentono parlare solo gli altri. I nodi vanno affrontati. L’Italia è un Paese in pieno declino perchè sta rinviando, da un quarto di secolo, l’attacco alle cause della propria arretratezza. Che senso ha chiudere storie pluridecennali per dare vita a un Partito Democratico se poi il nuovo partito non affronta nodi irrisolti, non si pone questioni controverse, non da risposte chiare? Al Lingotto, nell’estate del 2007, abbiamo cominciato a farlo, poi tutto si è impaludato nelle contese di palazzo, nel gioco di interdizione delle correnti. Attenzione, perchè le vicende personali del premier, pecorecce e giudiziarie, rischiano di depistarci e di impedirci di vedere che, a modo loro (che non è il modo nostro), il centrodestra sta affrontando o promette di affrontare alcuni di questi nodi. Con Brunetta e con Sacconi, ma perfino con la Gelmini e con Alfano. Perciò, abbiamo bisogno subito di un partito del 26 ottobre, anche se temo che dovremo aspettare un pò prima di vederlo.
Io spero che il vincitore delle primarie superi il 50% e mi auguro che, a risultato acquisito, egli diventi il segretario di tutti. Che poi è il modo migliore per liberarsi, chiunque egli sia, dall’abbraccio correntizio dei suoi supporter. Speranza e augurio che nascono dalla convinzione che solo una leadership autorevole è in grado di affrontare le questioni controverse del programma e la situazione interna del partito in alcune aree del Paese, il suo rapporto distorto con la società. Lasciamo perdere come è andato il congresso nel Mezzogiorno. Così è andata. Ma non possiamo non vedere che cosa è stato il tesseramento in alcune regioni e che cosa è, in quelle regioni, la nostra rappresentanza sociale. Nella rassegna stampa delle ultime ventiquattro ore trovo due dichiarazioni eloquenti. Dice Marco Minniti, segretario regionale del partito in Calabria: “Dobbiamo dirlo, nel Mezzogiorno il PD ha perso la scommessa, non ce l’ha fatta”. Dichiara Enrico Morando, commissario straordinario del partito campano: “Abbiamo fatto meno di quello che era necessario. Serve un salto di qualità, anche da Roma. Cominciando a fare della lotta alla camorra una priorità”. Cominciando? .
Io non mi sentirei più a casa mia in un partito che non affrontasse subito la questione morale di una comunità politica inquinata, in alcune aree, dalla intromissione di faccendieri e criminali. Sì, questione morale, chiamiamo le cose con il loro nome. Questo chiedo, innanzitutto, al segretario eletto domenica prossima. E un’altra cosa, meno seria ma non meno importante, mi aspetto da lui. Che egli chieda a tutti di dare una mano e ai più vicini di toglierla. I suoi peggiori nemici, chiunque egli sia, saranno i suoi più zelanti amici. Lo vedo dall’aria che tira in alcune realtà provinciali. Un consiglio: ritagli e tenga in bella vista sulla scrivania l’apologo irlandese raccontato, alcuni giorni fa, da il Riformista. In un posto di blocco che controlla l’accesso a un quartiere cattolico di Belfast i militari chiedono: “cattolico o protestante?”. I cattolici possono entrare, mentre i protestanti vengono respinti. Finchè arriva un tale che alla domanda abituale risponde: “io sono ebreo”. “Si, va bene – replica la guardia – ma ebreo cattolico o protestante?”. Buon lavoro, segretario.
Pierangelo Ferrari è Parlamentare del Partito Democratico alla Camera dei Deputati
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Chiedi risposte a domande che prevedono ragionamenti complessi, ma un po’ x parlare un linguaggio immediato e scarno, anche se inevitabilmente incompiuto, e un po’ x gioco, provo a risponde in modo sintetico (perciò inevitabilmente anche un po’ brutale).
D. Contrasto all’immigrazione irregolare?
R. Non dobbiamo essere inumani come alcuni governanti, ma netti nel respingere l’immigrazione irregolare, diciamo alla Zapatero.
D. Ora di religione islamica nelle scuole?
R. Nessun insegnamento di religione, anzi abolizione dell’insegnamento della religione cattolica nella scuola pubblica. Uno stato laico non insegna una religione, insegna la storia delle religioni.
D. Separazione delle carriere nella magistratura?
R. Sì!
D. Stabilizzazione degli insegnanti?
R. Sì perchè non si possono tenere avoratori nel precariato x decenni.
D. Diritti civili dei gay?
R. Tutti i diritti previsti per le unioni eteresessuali, matrimonio compreso, ad esclusione della possibilità di adottare bambini. E non perchè una coppia omesessuale sia meno capace di una etero di allevare dei figli, ma perchè ad oggi è estremamente alto il rischio che un bimbo figlio di due genitori dello stesso sesso possa subire pesanti e traumatiche offese e umiliazioni determinate da atteggiamenti gretti di alcuni genitori etero e dai compagni di scuola (non dimentichiamo di quanto sappiano essere anche crudeli i bambini).
D. Mercato del lavoro Epifani o Ichino?
R. Ichino.
Sono stato sufficientemente mariniano (nel senso di Ignazio Marino) con i sì sì e i no no
Consento molto con le analisi proposte negli ultimi mesi da Pierangelo , così come con quelle, molto poche, che davvero sanno indicare i limiti, i nodi irrsolti e le questioni aperte dell’attuale stallo del Pd. E apprezzo molto anche la sempre maggior “furia chiarificatoria” che esse sprigionano. Tuttavia, mi sembra che tanto quelle quanto queste sottovalutino o manchino o addirittura sfuggano la questione che, dopo innumerevoli illusioni, mi è divenuto chiaro sia quella decisiva. E sarebbe a dire il fatto che la cultura politica della sinistra italiana è oggi defunta,tramontata, andata e, ormai da un ventennio, la sinistra italiana vaga per il mondo sprovvista di una identità precisa e sceglie di volta in volta, in base alle convenienze politiche, alle congiunture della cronaca politica, persino agli interessi personali di una sempre più bollita e incattivita casta dirigente fantomatici progetti politici che si presentano come palingenetici e non reggono nemmeno alla prova della coerenza di un giorno di proferimento. Senza la consapevolezza di questo e senza la discussione su quale “natura” o “cultura”,per così dire, ci si vuol dare (io per me ho deciso da ultimo di riconoscermi nella cultura liberale, una cultura liberale di stampo progressista e sensibile alla questione sociale, ma, per dio, liberale, senza se e senza ma, visto che quella liberale è la cultura che ha “creato” il moderno), senza di questo, dicevo, è vana illusione pensare di scegliere una linea politica e sciogliere i nodi che abbiamo davanti; bisognerebbe infatti interrogarsi sui motivi per cui la linea del Lingotto (l’unica sensata e davverro promettente) sia stata così presto accantonata. E se si è onesti con se stessi, si deve ammettere che, al netto delle lotte intestine tra le correnti, è mancata la dotazione culturale che rendesse capaci di sostenerla realmente da parte di chi la promosse. Una cultura politica e in generale una cultura è tanto più buona quanto più ampia è la porzione di realtà che ci consente di percepire, senza di essa e senza la logica che essa incarna come facciamo a scegliere tra opzioni o lineee diverse, qual è il criterio della nostra scelta?
E qui mi piace continuare il gioco di Giorgio, con il quale mi ritrovo:
-Duri con l’immigrazione clandestina e irregolare? Sì, ma anche consapevoli dei problemi che genera quella r e g o l a r e: tanto per fare esempi politicamente scorretti, è inutile regolarizzare nuove badanti se già quelle regolari e “formate” al lavoro sono a casa perchè le famiglie non possono permettersi il costo; oppure sappiamo o non sappiamo che dentro il fenomeno delle badanti si celano situazioni numerosissime di caporalato delle stesse badanti?, sappiamo o non sappiamo che spesso sono i più intraprendenti e regolari tra gli stranieri quelli che diventano prorpietari di case e magari le subaffiittano a propri connazionali costretti a vivere in situazioni miserevoli? Certo, il “cattivismo” della destra e della lega non servirà esatamente come il buonismo della sinistra a risolvere i problemi, ma almeno è sintonizzato sulla questione, che però non è tanto la presenza dell’altro in quanto straniero (xenofobia), ma la presenza dell’altro in qunato diverso. Siamo in grado noi di sinistra, perchè l’onere della prova spetta a noi, di costruire dispositivi e prassi sociali capaci di far convivere in modo equo le diversità?
-Religione islamica nelle scuole?: allora delle due l’una: o la religione è parte fondamentale dell’esperienza umana e quindi deve avere ruolo pubblico, ma allora ognuno deve poter avere l’insegnamento della propria religione nella scuola, oppure non se ne insegna nessuna o perchè non è rielvante o perchè non si riesce a garantire il rispetto della pluralità : da liberale mi stanno bene entrambe, decidete voi, quello che non è possibile è avere un pezzo di una e un pezzo dell’altra.
-Separazione delle carriere? Sì, ma anche abolizione dell’obbligatorietà dell’azione penale e responsabilità civile del magistrato, oppure se si può, come alcuni giusiti sostengono, salvare l’obbligatorietà, ma eliminare la discrezionalità dell’azione penale e responsabilizzazione del magistrato
-Stabilizzazione degli insegnanti ? Sì e anche introduzione di indici di rapporto studenti/insegnanti sensati e congruenti con l’esercizio dell’attività didattica: quindi dare risorse per la scuola, dopodichè però, introduzione di criteri meritocratici nella selezione del corpo insegnanti e azzeramento della logica della scuola come agenzia di collocamento
-Diritti civili? D’accordissimo con Giorgio
-Mercato del lavoro? Ichino contro Epifani e Tremonti e contro le illusioni di un ritorno alle magnifiche sorti e progressive del socialismo.