Tre buone notizie… e qualche problema
Di Pierangelo Ferrari • ott 28th, 2009 • Argomento: Note politiche, Primo PianoL’avevo scritto e detto, più volte: è bene che chi vince le primarie lo faccia superando il 50% e, in ogni caso, va considerato eletto anche se rimanesse al di sotto della soglia fatidica, evitando la palude del ballottaggio nell’assemblea del 7 novembre. Soprattutto, se il vincitore delle primarie fosse lo stesso candidato che è prevalso nei congressi di circolo. L’ho detto e scritto anche in distonia con gli orientamenti della mozione Marino, alla quale ho aderito. Perchè, per me, una aggregazione congressuale nasce e dura solo in quanto e per il tempo che comporta la condivisione di un nucleo ideale e tematico, senza trasformarsi in corrente. Senza manovre di corrente. Per questo, la sera di domenica ho registrato con soddisfazione le tre buone notizie che ci pervenivano dai seggi delle primarie. L’estenuante percorso congressuale era finalmente concluso, la partecipazione al voto era stata molto alta e il segretario era stato eletto con un consenso significativo, senza se e senza ma, al riparo dalle insidie di palazzo. Insomma, dal voto uscivano, nello stesso tempo, un partito rafforzato e un leader pienamente legittimato. Chiunque abbia a cuore le sorti del PD non può che salutare positivamente l’esito delle primarie. Detto questo, se la lealtà, come credo, non si può separare dalla onestà intellettuale, va detto che l’elezione di Pierluigi Bersani mantiene aperti alcuni problemi, tanti quanti ne chiude perlomeno. Oggettivamente, a prescindere dal suo personale valore e della stima di cui gode.
Uno, la laicità. Se non avessi scelto Marino, per ragioni di merito, avrei sostenuto Franceschini, per ragioni di opportunità. Le stesse che hanno orientato la scelta di Piero Fassino, per dire. Per garantire un baricentro più solido al PD, per evitare di concedere pretesti agli avversari (per i quali il PD è la cosa quattro sulla linea evolutiva del PCI) e alle aree interne di confine. E per una maggiore tenuta sui temi della laicità, su cui, tra l’altro, Franceschini ha fatto significativi passi avanti, incalzato dalle questioni imposte da Marino al confronto politico interno. Le medesime posizioni le garantirà Bersani, è ovvio. Un pò meno ovvio tuttavia sarà mantenere, su questi temi, una convergenza unitaria di tutto il partito. Io temo che su testamento biologico, coppie di fatto, diritti civili dei gay, finanziamenti alla scuola privata, la segreteria Bersani possa incontrare maggiori difficoltà a contenere le spinte centrifughe. Più di quanto sia riuscito fin qui alle segreterie Veltroni e Franceschini. Non mi era mai accaduto, come in questo caso, di augurarmi di avere torto. O, se preferite, di ammettere – come Ennio Flaiano - di avere delle idee che non condivido.
Due, le alleanze. Io non so se, come ha scritto Michele Salvati sul Corriere della sera, con l’elezione di Bersani sia oggi a rischio il bipolarismo e se, come sostengono in molti, l’alleanza con l’Udc comporterà il prezzo di un ritorno al proporzionale. Quello che vedo però è l’improvvisa riemersione, dopo le primarie, dell’intero schieramento proporzionalista, da Ferrero a Buttiglione, unificato dall’ostilità al bipolarismo. Si scopron le tombe, si levano i morti… D’accordo, basta con la vocazione maggioritaria, se ciò significa (ma non è mai stato così, siamo seri) una letale presunzione di autosufficienza. Per andare dove, però, deve essere chiaro il più rapidamente possibile. Perchè una prospettiva che veda, grazie a una nuova legge elettorale (approvata da chi, peraltro?), la nascita di un centro indipendente e la rinascita di una robusta sinistra radicale colpisce al cuore il progetto stesso del PD. Poveri riformisti, presi dentro, come ostaggi, in un’alleanza (sempre che sia possibile) con massimalisti, giustizialisti e clericali. E povero Paese. Intanto, perchè sia chiaro che cosa ci aspetta, Ferrero, Diliberto e Di Pietro organizzano un noCav day, a cui ci chiedono di aderire. Fanno bene a mettersi insieme e a sollecitarci: siamo stati noi a sostenere che saremo di nuovo insieme in una larga alleanza.
Tre, la questione morale. Che non è la questione dei trans. Il PD ha un problema, soprattutto al Sud, ed è la qualità del suo ceto politico e amministrativo. Porsi oggi la questione morale significa interrogarsi sulla selezione delle nostre classi dirigenti e sulle prove di governo che abbiamo alle spalle. Vale a dire, una questione politica di primaria importanza. Le elezioni regionali sono alle porte. Con quali volti, quali bilanci, quali progetti ci presenteremo agli elettori in Calabria e in Puglia, nel Lazio e in Campania? Il problema non è andare a vedere chi ha sostenuto chi alle primarie, ma affrontare insieme questa drammatica emergenza che si chiama rapporto partito-società in tanta parte del Paese. Se non lo facciamo, nessuna alleanza, nessun sistema elettorale ci salverà. Sulla questione morale, che è la principale questione politica del PD, si decide il nostro futuro. Del resto, sono tanti quelli come me che considerano la soluzione del problema la conditio sine qua non della appartenenza al partito.
Insomma, come è stato detto, Bersani ha davanti a sé una montagna da scalare. Perciò, ha bisogno del leale sostegno di tutti. Ogni sostegno autentico offre disponibilità ma si attende chiarezza nelle scelte. Non c’è niente di peggio, salendo in montagna, che abbandonarsi a un inconcludente girovagare. O, peggio, affidarsi a scorciatoie rischiose. Ci sono sentieri tracciati, che portano in una direzione o in un’altra. Ci sono bivi davanti ai quali occorre decidere la strada da prendere. L’esperto uomo di pianura conosce argini e marcite. Speriamo però che si sia avviato, qualche volta, sui sentieri dell’ Appennino piacentino. Perchè ora la strada comincia a salire.
Pierangelo Ferrari è Parlamentare del Partito Democratico alla Camera dei Deputati
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caro Pierangelo,
impossibile dire meglio, difficile dire di più.
Domenica sono stato molte ore al mio seggio. La perplessità iniziale rispetto alle primarie si è risolta quando ho visto molte decine di nostri elettori che avevamo dato per dispersi ( e ne avrebbero avuto qualche ragione ).
Era, è il “nostro popolo”, che c’è ancora, e ancora ci crede. Ma era un popolo ferito, sconcertato, a volte disperato, che ci consegna ancora una volta la sua fiducia. Un popolo che ci ha caricato di una enorme responsabilità. Ora sta a noi.
Ho votato per Bersani, ma non è una cambiale in bianco.
Le questioni sono quelle che richiami tu, e non c’è molto da aggiungere.
Ma prima ancora mi pare di poter cogliere una indicazione impegnativa che viene dal nostro elettorato: recuperare una dimensione etica della politica.
Vale per tutti: nessuno si può chiamare fuori.
ciao
sergio
Condivido…anche le tue idee che tu non condividi
Bersani è uomo stimabile e di valore, ma il problema è quello della linea politica che, mi pare, sia ancora tutta da definire. Altro che primo congresso vero. Il congresso, quello che dirime le posizioni laddove abbiamo posizioni differenti, non è mai iniziato. Purtroppo!
Che dire…buon lavoro al segretario del nostro partito. Buon lavoro a Pierluigi Bersani.