pierangelo ferrari

La visita del Papa

Di Pierangelo Ferrari • nov 11th, 2009 • Argomento: Note politiche, Primo Piano

Fa bene la Chiesa a rivendicare la dimensione sociale della religione e a respingere la pretesa (che peraltro nessuno avanza) di confinarla nell’ambito di una testimonianza personale. Una fede religiosa è anche sistema di valori, identità comunitaria, eredità storica. La dimensione sociale è l’agorà in cui la Chiesa rivendica l’esercizio pubblico della parola ma in cui, di conseguenza, deve riconoscere a chiunque il diritto ad accoglierla o meno. In ogni caso, di discuterla. Perciò, la visita del Papa a Brescia, le parole pronunciate, i gesti, i simboli perfino che essa ci ha consegnato sono un fatto pubblico a cui non siamo estranei e su cui ci sentiamo legittimati a sollevare interrogativi e preoccupazioni.

Laico non credente, io ho avvertito una distonia tra una visita organizzata con modalità adeguate a un Papa Re e la mitezza dell’uomo, i temi stessi che egli ha scelto di affrontare: la generosità senza riserve, la testimonianza educativa della Chiesa.  L’imponente apparato di sicurezza, il blocco esteso e prolungato della circolazione, le consistenti spese pubbliche, l’accoglienza assai poco evangelica mi sono parsi estranei al tradizionale costume di sobrietà dei bresciani, della Chiesa bresciana, in particolare. Benedetto XVI ha posto al centro della sua omelia in piazza Paolo VI l’episodio evangelico dell’obolo della povera vedova, con il severo giudizio di Gesù sugli scribi del Tempio, “a motivo della loro ipocrisia”. Cioè, ha affrontato coraggiosamente il tema della generosità dei poveri e dell’incoerenza dei dottrinari della parola. Quanto sarebbe stato eloquente allora se, in questo caso almeno, il Papa si fosse seduto, subito dopo, a una mensa con gli indigenti piuttosto che essere costretto  a subire la sontuosa cucina di due grandi cuochi, convocati per l’occasione al Centro pastorale Paolo VI. Come si sarebbe riconosciuta, in quel gesto mancato, quella comunità ecclesiale per cui Benedetto tanto si spende… Quella comunità di credenti all’interno della quale, ogni giorno, si verificano testimonianze insuperabili di altruismo e di sensibilità. Ma la Chiesa è plurale e, del resto, il Papa non si occupa del menu, lo so. Tuttavia, mi colpisce la circostanza che egli abbia perso un’occasione preziosa per essere conseguente, con gesti simbolici adeguati, alle parole impegnative che ha speso. La spiegazione è forse in quel candore che Emanuele Severino, singolarmente, gli attribuisce.

La Chiesa è plurale, compresa la Chiesa bresciana, attraversata com’è tanto dalla cultura della carità quanto dalla monumentalità del potere. Ce lo ha testimoniato Cesare Trebeschi, “un laico con la schiena dritta”, nella splendida intervista (leggi, qui sotto, in Bacheca) rilasciata a Bresciaoggi, alla vigilia della visita papale. Sono uomini come Trebeschi che danno fondamento al profondo rispetto che noi laici nutriamo per le autentiche testimonianze di fede. Ma oggi non è la Chiesa di Trebeschi quella che si sta affermando, sul versante della rappresentanza politica perlomeno. E’ il tempo delle imbarazzate doppiezze di Paroli (“confronto positivo con le altre culture”, ha affermato, accogliendo il Papa, il sindaco del bonus bebè), del chiuso tradizionalismo di Camadini e della crescente presenza di CL. La Chiesa bresciana sta vivendo un passaggio carico di conseguenze per il futuro. La stessa società bresciana conosce profonde trasformazioni ed è come sospesa tra un vecchio modello sociale che è venuto meno e uno nuovo che non si manifesta ancora. La politica fatica a tenere il bandolo della matassa, anzi lo ha smarrito da tempo. In un mondo in cui le classi generali si sono frantumate e dobbiamo fare i conti con la società liquida, la priorità è forse quella di ricostruire un’opinione pubblica. Cioè, una larga rappresentanza sociale, tenuta insieme da un sistema di valori, da un’idea di futuro. Ma un’opinione pubblica non si forma in una condizione in cui la politica è debole, l’informazione è conformista e la Chiesa è piegata alle convenienze del potere. C’è una lunga strada da fare, un deserto da attraversare, dove laici e credenti sono alle prese con i medesimi problemi e scontano le medesime insicurezze.

A me piace immaginare che il seme del futuro sia stato gettato dalle parole che Martini ha detto a Ratzinger, nell’incontro riservato che si è tenuto domenica scorsa a Brescia. Non conosciamo quelle parole, ma sappiamo di condividerle, perchè nella figura del vecchio gesuita seriamente ammalato noi laici non credenti troviamo molte risposte alle nostre domande. Da lui abbiamo imparato che la vera differenza non è tra chi crede e chi non crede, ma tra chi si interroga e chi non lo fa, chiuso nelle proprie inattaccabili certezze.

Strumenti di diffusione:
  • PDF
  • Facebook
  • Twitter
  • email
  • Google Bookmarks
  • del.icio.us

Pierangelo Ferrari è Parlamentare del Partito Democratico alla Camera dei Deputati
Invia una Mail | Tutti gli Articoli di Pierangelo Ferrari

3 Commenti »

  1. Pierangelo,
apprezzo e condivido la tua riflessione sulla visita del Papa a Brescia. Io, da credente, non sono andato in piazza Paolo VI nonostante mi fossero stati offerti parecchi pass; non sono andato proprio per essere coerente con una critica radicale al modo trionfante e spendaccione col quale è stata organizzata questa visita di poche ore. E’ vero, nella Chiesa esistono anche sensibilità diverse quali quelle che tu hai citato (Martini e Trebesci), e sono probabilmente più numerose di quanto noi pensiamo; il problema è che fanno fatica ad esprimersi e venire allo scoperto; mancano punti di riferimento visibili ed aggreganti. Per le emergenze che la sacietà italiana attraversa ci sarebbe bisogno anche di una Chiesa che sappia offrire una testimonianza più evangelica per essere co-protagonista nella ricerca e nella attuazione di un nuovo modello si sviluppo che offra anche modelli educativi diversi alle nuove generazioni. Sono temi che mi appassionano, ma che anche i nostri ambienti politici snobbano troppo facilmente. Un saluto, Dante Mantovani

  2. Bravo DANTE,
condivido il tuo intervento e gli appunti che fai al nostro parlamentare ormai lontano dalle realtà popolari e dalle tensioni di valori religiosi e non, in cui viviamo noi comuni cittadini. Spero che al prossimo turno questi Onorevoli ritornino tra la realtà dei banchi di scuola a fare solo i professori. Saluti Mario Lombardi.

  3. Caro Pierangelo, sono appena venuto a Brescia per presentare la mia proposta di legge sulla cittadinanza agli immigrati. L’ho fatto nella parrocchia di don Fabio Corazzina, che conosco dai tempi di Pax Christi, e su invito delle Acli, che presentavano contestualmente i risultati del donum bebè. Ho avuto l’impressione di una Chiesa viva, intesa naturalmente come Chiesa di popolo, capace di rimediare anche alle storture della politica (quel bonus bebè che tu giustamente citavi). Ne ho approfittato anche per andare a salutare il vescovo, un’altra mia vecchia conoscenza: un uomo che – pur non essendo di carattere un rivoluzionario – mi pare comunque lontano dal cliché della Chiesa di potere, tutta agi e privilegi. Ma riconosco che, ogni volta che si muove il Papa, la prima cosa che salta è la sobrietà: accade a Brescia come ad Assisi, indipendentemente dal luogo e dal vescovo di turno. Il guaio, Pierangelo caro, non è il Papa in sé, ma i cristiani che sono più papisti di lui. Anche in politica. Ciao

Lascia un Commento