White Christmas
Di Pierangelo Ferrari • nov 25th, 2009 • Argomento: Note politiche, Primo PianoOrmai è chiaro. E’ chiaro da tempo: non è stata la fine delle ideologie a mettere in difficoltà il campo democratico e di sinistra, in Italia. Caduto, giusto venti anni fa, il muro simbolico e politico dell’esperimento comunista, crollato sotto il peso di inescusabili atrocità, venute meno tutte le suggestioni mediane, coltivate a cavallo degli anni settanta e ottanta, alla ricerca di improbabili terze vie, la sinistra italiana aveva comunque a disposizione il robusto modello socialdemocratico e su quello si è buttata, seppure con qualche reticenza e con non poche rimozioni. Anche se l’adesione al PSE e l’ingresso nel campo mondiale dell’Internazionale socialista non sono bastati a metterci in sintonia con i grandi cambiamenti in corso. Alla lunga si è rivelata un’operazione politologica, povera di respiro politico. Cioè di domande ben poste e di risposte ben date sulla realtà del nostro Paese e del nostro continente. E non è stata neppure la scomposizione delle classi generali e l’affermazione della società liquida, anche in Italia come nel resto dell’Occidente, a creare smarrimento nella sinistra italiana, perchè su questo terreno, con la nascita del Partito Democratico, gli italiani, una volta tanto, si sono mossi per primi, offrendo una via d’uscita alla crescente crisi di rappresentanza dell’intero campo socialista europeo. No, la ragione del nostro scontento, il filtro che si interpone tra noi e larghi settori di opinione pubblica popolare, l’ostacolo che ci impedisce di ricostruire, nelle mutate condizioni storiche, quei solidi legami sociali che sono stati il fondamento del consenso dei due grandi partiti di massa della prima repubblica si chiama immigrazione.
Prendete ciò che è accaduto dalle nostre parti la settimana scorsa. Non abbiamo fatto in tempo a presentare una interrogazione, io e Paolo Corsini, per denunciare odiosi episodi di intolleranza verso gli immigrati, a Pompiano, ad Adro, a Coccaglio, che, nel giro di un fine settimana, veniva scoperta la cellulla terroristica pakistana in città e si verificavano episodi di criminalità, protagonisti gli immigrati medesimi, a Rovato, Chiari, Erbusco, Palazzolo e Calvisano. Mi chiedo che effetto abbia avuto sull’opinione pubblica bresciana la nostra doverosa difesa dei diritti civili degli immigrati, soprattutto dopo l’atroce episodio di Rovato. E’ giunto il momento di porci domande sgradevoli e, soprattutto, di dare risposte oneste. Abbiamo detto tutto ciò che dovevamo dire e che proviene dalla nostra cultura e dal nostro sistema di valori. Abbiamo manifestato disgusto e disapprovazione per quell’operazione etnica in nome di un Bianco Natale, abbiamo difeso il diritto alla sepoltura per gli immigrati nei nostri cimiteri e il dovere delle amministrazioni di garantire il servizio mensa e scuolabus anche a quelle famiglie di immigrati che hanno visto venire meno, per licenziamenti, l’unico reddito famigliare. Ma tutto ciò è stato spazzato via da episodi di stupro e di violenza, che hanno coperto come una nube tossica le nostre comunità e che stanno incattivendo la nostra gente.
Sabato scorso, nel centro cittadino, a poche decine di metri di distanza, la Lega e il Pdl facevano a gara nella difesa dei valori cristiani (la Lega addirittura distribuendo crocifissi). Noi non c’eravamo a fare sentire la nostra voce. Scusate, siamo impegnati, fino a fine gennaio, nella conta del congresso provinciale. Ma se ci fossimo stati, questo è il punto, o quando torneremo ad esserci, cosa abbiamo da dire? Ecco, io penso che questo sia oggi il principale dei nostri problemi politici. Un problema su cui ho pochissime certezze e su cui sento il bisogno di una franca discussione interna e, successivamente, di estese campagne di opinione pubblica. La nostra cultura, la ragione sociale medesima di un partito democratico, ci spinge a difendere i diritti universali di chiunque, residente o meno. La nostra proposta di cittadinanza è lì, depositata da anni, presso le Camere e si fonda sullo ius soli, contro il principio cardine della destra di ogni tempo e di ogni paese, lo ius sanguinis. La convinzione fondamentale che ci muove è che solo l’integrazione degli immigrati regolari sconfigge i ghetti e garantisce, con la convivenza, la sicurezza. Ma, questo è il punto politico che non possiamo rimuovere, per le scelte doverose a cui siamo portati noi appariamo, agli occhi di diffusi ceti popolari, come il partito degli immigrati. Anzi, come il partito dei borghesi acculturati che difendono gli immigrati perchè sono lontani dai quartieri e dai problemi della gente comune. Bersani ha vinto il congresso mettendo al centro la priorità della ricostruzione di un partito di popolo, evocando perfino l’immagine della bocciofila. Ebbene, nelle bocciofile, dalle mie parti, stanno tutti dalla parte dello ius sanguinis, anche se non sanno cosa vuol dire.
Ecco, vorrei che cominciassimo a parlarne. Io non ho risposte pronte. Vedo solo il problema: come fare a tenere insieme la intransigente affermazione dei valori di civiltà con una politica che parli ai ceti popolari, che li rassicuri e che li metta in condizione di distinguere e di accogliere. Che li sottragga dalla sudditanza agli sgangherati talk show televisivi, che gli scaricano in casa paure e veleni. Se qualcuno vuole cominciare a mettere lì qualche idea lo ascoltiamo volentieri. Se, per esempio, i cinque candidati alle segreterie provinciale e cittadina del PD bresciano mettessero in comune una riflessione sul tema e delle proposte in merito, e su quelle proposte organizzassero un confronto pubblico non sarebbe male. Così come non sarebbe male se la segreteria uscente organizzasse, in vista del Natale, un evento simbolico che testimoni la nostra comune identità, di credenti e di non credenti. Dopotutto, White Christmas, giusto per stare allo slogan a cui la Lega ha voluto assegnare un valore simbolico, è una canzone creata da un immigrato ebreo russo negli Stati Uniti. Cominciamo da lì, col riprenderci ciò che è nostro.
Pierangelo Ferrari è Parlamentare del Partito Democratico alla Camera dei Deputati
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Leggo sempre, con vero interesse Pierangelo, le tue riflessioni. Su questo argomento e di relativi problemi connessi, purtroppo cruciali per la nostra zona, non ho proposte chiare, ma mi aspetterei dalla dirigenza di questo partito qualcosa di più della scontata difesa dei diritti degli immigrati e della ovvia opposizione alle soluzioni razziste della Lega (cui il PDL locale è decisamente succube). Una cosa mi sembra certa, anche prescindendo dai recenti episodi criminosi : i ceti popolari, e non solo, in prevalenza vedono negativamente l’eccessiva presenza sul teritorio di immigrati, regolari o irregolari, giovani o meno giovani, peraltro in buona parte sfaccendati. In questi anni di governo leghista la presenza di immigrati da noi è raddoppiata; quindi la Lega non risolve il problema, ma lo agita, apprendo come l’unico baluardo nei confronti della “nuova invasione”. Forse qualche posizione più decisa sull’opportunità di controllare meglio il fenomeno, compresa la complicità dei datori di lavoro e di alloggio, non guasterebbe.
Ciao
Beppe
La tua analisi ci costringe a ragionare con freddezza su un tema caldissimo.
Le risposte sono difficili, ma se partissimo da questa banalissima considerazione: i cittadini stranieri che vengono in Italia per lavorare, e quindi per darci una mano, devono avere i medesimi diritti di ogni altro cittadino e, dopo un certo periodo di residenza, devono ottenere il diritto di voto per le elezioni amministrative. Coloro che delinquono devono essere colpiti con la medesima durezza riservata ai criminali italiani.
Forse nelle bocciofile ci capirebbero.
Se viceversa nei nostri discorsi rimangono residui sociologici, che in passato hanno piegato le nostre scelte politiche (è vero che tra gli stranieri ci sono criminali, ma dobbiamo tener conto delle condizioni di vita, dei problemi di adattamento che ogni migrante vive, ecc., tutte cose vere, ma che attengono all’aiuto preventivo che la società deve svolgere, e non possono diventare, come troppe volte sono diventati, giustificazione ad atti criminosi), allora nelle bocciofile continueranno a non capirci. Ma soprattutto non saremo riconosciuti come classe dirigente e difficilmente ritroveremo quel consenso necessario per mandare a casa un governo che al suo interno ha troppi elementi che puzzano di razzismo.
Una precisazione per sabato scorso: noi c’eravamo. Anche noi in corso Zanardelli. I giovani democratici, ed io con loro, lì a distribuire materiale critico nei confronti della pessima giunta Paroli.
Ci sarema anche sabato prossimo in corso Zanardelli, insieme ad altre forze manifesteremo contro il “processo breve”, in realtà l’ennesima norma salva-Berlusconi.
E sulla questione più significativa che ha riguardato la città di Brescia, ci siamo stati in una lunga, importante, vincente, battaglia a favore dell’estensione del bonus bebè a tutti i bambini senza discriminazione verso i bimbi stranieri.
E’ stata una battaglia che abbiamo iniziato in solitudine, inizialmente attraversata da troppe titubanze anche all’interno del Pd. Ma non siamo indietreggiati e dalla solitudine siamo passati all’attenzione sempre più estesa, fino ad arrivare ad una contrarietà nei confronti della giunta che è penetrata fin dentro la maggioranza.
Lo abbiamo fatto manifestando in piazza (ricordo mil bellissimo albero di Natale umano), con un toccante manifesto, con le forti iniziative dei nostri consiglieri comunali, con l’innalzamento di cartelli in Consiglio Comunale, con conferenze stampa, incontrando associazioni e partiti. In poche parole abbiamo fatto politica.
Poi c’è stata la giusta vertenza sindacale della CGIL che ha posto il tema dell’uguaglianza dei lavoratori, così come le iniziative nel Parlamento Europeo.
Ed alla fine abbiamo vinto: la giunta è stata costretta ad elargire il bonus bebè senza discriminazione alcuna.
Primo commento ai primi due commenti. A Beppe, vecchio amico, dico se sono del tutto d’accordo con te. Più rigore sull’accoglienza non significa cedevolezza alle derive xenofobe leghiste, ma serve a mettersi in condizione di farsi ascoltare e capire quando parliamo di integrazione. A Giorgio dico che so bene cosa ha fatto e sta facendo il PD cittadino, la sola realtà organizzata del partito che ha assicurato impegno e iniziative nell’ultimo biennio. Tanto è vero che sosterrò la tua candidatura a segretario cittadino. Ma il problema che sollevo, giusto per riferirmi a una meritoria iniziativa della tua direzione politica, è che noi dobbiamo essere il partito che difende il diritto universale al bonus bebè ma non possiamo essere solo questo, pena il rischio di schiacciarci sull’immagine deformata (e utile ai nostri avversari) del partito dei soli diritti degli immigrati. E’ questa la questione che pongo. Su questo tema, quello di una politica organica per l’immigrazione che copra entrambi i versanti, quello dell’accoglienza e quello della integrazione nella sicurezza, siamo in ritardo tutti: parlamentari, consiglieri regionali, amministratori (salvo alcuni: Chiamparino, Zanonato,…), responsabili di partito. Insomma, è in ritardo il partito medesimo. E’ questa l’assenza di cui mi rammarico.
Sono di Coccaglio, mi sono iscritto al PD nel suo giorno peggiore, il giorno delle dimissioni di Veltroni. Non mi si accuserà mai, pertanto, di essere salito sul carro del vincitore, almeno spero. La voglia (tardiva) di spendermi in politica è frutto del degrado morale e civile di questa nostra Italia cui voglio bene e per la quale, nel mio piccolo, vorrei fare qualcosa. Non sono un ex, ex democristiano, ex comunista; non che ci sia nulla di male ad esserlo. Sono e sempre sarò di animo liberale, un liberale di quelli veri, che vuole premiare il merito e le dinamiche sociali, assicurando a tutti i mezzi per accedere alla scalata sociale ed il paracadute del welfare se va male. Non certo meritocratico, quindi, “à la Carfagne”, “à la Geminì” e neppure “al Sole 24 ore” dove ogni giorno dispari ed ogni giorna pari si straparla di meritocrazia ma poi si appoggiano gli individui che vogliono una società stratificata in classi, con l’eccellenza figlia della nascita e la scuola-bottega per gli artigiani che non hanno fatto il “salto” sul conto corrente.
Domenica, spente le telecamere di Canale 5, sono andato in piazza a Coccaglio ed ho visto scene desolanti, con giovani, certo cooptati e portati lì dalla Lega e dalla destra, comportarsi in modo indecoroso verso gli immigrati presenti, con parole (e per adesso solo quelle) che non sono lontate dal clima di “Mississipi burning”; nel futuro prossimo mi aspetto di tutto, del tipo gli autobus per i bianchi e gli autobus per i neri. Quando un barista si rifiutava di servire un uomo di colore, mi ricordo dalle mie prime letture negli anni ‘70 (sono del ‘66), l’indignazione generale portava immediatamente qualcuno a chiamare i carabinieri; ora le parole (le parole sono importanti – cito Nanni Moretti) dicono molto peggio e nessuno ci fa più caso. Il compito di tutti gli uomini di buona volontà è di fare argine a questo stato di cose, e mettere il civismo e la dignità della politica sopra ogni cosa, sopra i risentimenti personali, sopra le scelte secondarie. Dico questo perché questo paese (Coccaglio) è stato regalato alla Lega (minoritaria) dalle divisioni tra PD e suoi interlocutori naturali. Il passato è passato, cominciamo a costruire il futuro.
Leggo sempre con molta attenzione ed interesse “leditoriale” che regolarmente arriva dal tuo sito e devo dire che se la maggior parte dei pezzi da 90 del Pd la pensassero come te, avremmo probabilmente molte più opportunità di vincere le prossime elezioni a partire da quelle regionali. Sulla questione dell’immigrazione anch’io non ho ricette magiche x’ so che a problemi complessi servono risposte complesse, articolate e che richiedono sempre una messa a punto durante l’applicazione. Però per risolvere il problema serve quantomeno mettere in atto una risposta concreta ed efficace che se non sarà quella definita darà quantomeno un indirizzo. Purtroppo i furti con o senza aggressione nei nostri comuni sono diventati quotidiani anche perchè chi li compie rimane quasi sempre impunito e le forze dell’ordine se ne stanno facendo una ragione e chi subisce il furto si sentono assolutamente impotente anche nel caso in cui sorprende i delinquenti sul fatto. Quindi io proporrei:
1) che tutti i comandi di polizia locale/carabinieri mettano a disposizione un n° di telefono x le emergenze in grado di garantire un intervento rapido (in pochi minuti e non nelle canoniche mezz’ore)
2) che i cittadini all’interno dello stesso quartiere si rendano più attivi nel sorvegliare a vicenda le proprie abitazioni, affacciandosi quando suona un’allarme, scambiandosi i numeri di cellulare e ritornando a quella sana socialità/complicità che c’era qualche decennio fa.
3) che il pd prenda la parte anche di chi subisce le aggressioni ed i furti perchè vedersi violare con estrema facilità e “naturalezza” quello che di più intimo si ha (la propria abitazione) a lungo andare non solo porta a diventare intolleranti ma anche a farsi giustizia da soli, e questa sarebbe la cosa peggiore.
Buona serata
Una piccolissima proposta per cominciare a dividere la questione “integrazione degli immigrati” da quella “sicurezza”: affidiamo tutta la gestione dell’immigrazione ai Comuni (dando loro le necessarie risorse, ovviamente).
Le questure potranno tornare ad occuparsi di criminali, la gestione dell’immigrazione sarà affidata allo stesso soggetto che gestisce i servizi sociali con tutte le possibili sinergie, cominceremo a rompere, anche psicologicamente, l’assimilazione tra problema immigrati e problema sicurezza.
Altro tema è quanto a volte i figli degli immigrati che ancora non sanno bene l’italiano pesino nelle classi (e facciano sentire gli stessi stranieri “ritardati”): perchè non organizzare dei corsi obbligatori in estate di italiano per questi bambini e ragazzi, così da metterli in pari prima dell’inizio della scuola?
Sono solo due piccoli spunti per cominciare la discussione su proposte concrete.
Giorgio, mi permetto di dissentire. Le questure sono diretta emanazione dello Stato, sono molto meno influenzabili dell’Ufficio anagrafe e di Polizia Urbana del piccolo comune. Se pensiamo a quanti sindaci e-stro…si ci sono in giro per l’Italia ed al loro potere nel comune, si può immediatamente scartare la tua proposta.
Per quanto riguarda il problema della lingua, non facciamoci dettare come sempre i temi dalla destra più becera. La mia esperienza personale è di bambini con nessuna difficoltà ad apprendere l’italiano, né più e né meno “di successo” a scuola dei loro coetanei cosiddetti italiani, anzi.
E poi si aprirebbe una riflessione su cosa sia la scuola dell’obbligo: un travaso di nozioni fatto con l’imbuto o piuttosto l’acquisizione di un metodo di apprendimento che valga per tutta la vita? Perché altrimenti siamo sempre agli stessi temi che il filone Moratti-Bertagna-Gelmini ha inculcato nell’immaginario collettivo: bisogna formare dei piccoli automi che un secondo dopo il diploma di licenza media sappiano piallare, martellare, dattiloscrivere etc.
Io sono ingegnere: per fortuna posso orgogliosamente dire che non faccio NULLA di quello che mi è stato insegnato a scuola, fino alla laurea: questo è solo il presupposto della mia professione e costituisce il mio bagaglio di conoscenze, inoltre la carriera scolastica mi ha formato nell’educazione alla cittadinanza, nel rispetto degli altri e mi ha dato un metodo per imparare e risolvere i problemi.
Un bambino o un ragazzo a scuola non è un tacchino da farcire di ripieno: come dico sempre a tutte le/gli insegnanti di mio figlio, l’importante è mantenere il baricentro della classe in moto ed in progresso, chi se ne importa se fanno le sottrazioni o le moltiplicazioni o l’Ungheria una settimana prima od un mese dopo…
Come talvolta scherzosamente ci siamo detti, ho pensieri che neppure io condivido…
Nelle stesse ore in cui la sinistra (o ciò che ne rimane) franciacortina si avvitava nella campale battaglia su “White
Christmas”, si scatenava negli stessi luoghi una serie impressionante di efferatezze ad opera di immigrati.
A me pare che dobbiamo dirci una verità: a lungo abbiamo pensato di avere uno spazio di manovra tra un acritico filantropismo di matrice cattolica e/o terzomondista e la xenofobia (che come ben sai nell’accezione etimologica originaria non è assimilabile al razzismo, bensì è “paura del diverso”, un composto da xenos, “estraneo, insolito” e phobos, “paura”).
Ecco, io non so più se quello spazio è dato. Non so più se quello spazio è occupabile. Non so più se la nostra gente ha voglia, e tempo, di capire le nostre sottili argomentazioni.
Certo, mi è ben chiaro che soprattutto nei momenti di crisi economica e sociale, scatta sovente il “dagli all’untore”, in questo caso il “dagli all’immigrato”, ma ho la sensazione, netta, che stia saltando nel tessuto collettivo pure quel doppio binario – che già ritenevamo “di destra” – della percezione di una “doppia” immigrazione: quella buona dei lavoratori (edili, badanti, agricoli ecc.) che spesso fanno ciò che gli italiani rifiutano, e quella cattiva dei “perdigiorno” che spesso affollano le piazze e le stazioni ferroviarie della Franciacorta.
Come ignorare, poi, che ieri sera, per oltre un migliaio di giovani bresciani, la prima esperienza di partecipazione collettiva (una marcia spontanea, organizzata su internet) non è stata sollecitata da un “no alla guerra”, oppure da un movimento per la difesa dell’ambiente, o per la lotta al precariato, ma è sorta dalla necessità di manifestare la propria solidarietà a due coetanei di Rovato seviziati da un immigrato? Una marcia che diceva “Ora basta” per rivendicare valori – sì, valori – come la sicurezza, e la libertà di poter uscire di casa serenamente. Non crediamo che un fatto come questo non segni profondamente le coscienze delle generazioni future di questo territorio; faremmo un errore madornale.
Nelle ore in cui incalzanti mi arrivavano le notizie da Rovato, mi sono giunte le varie sollecitazioni a dare una mano a
comporre le liste per le Primarie del 17 gennaio.
E credimi, la politica non mi è mai sembrata così lontana.
La storia del mondo è una storia di immigrazioni/emigrazioni. Sarebbe il caso di non dimenticarlo e di non sconvolgerci se questo determina rotture sociali: sono inevitabili.
Compito dello Stato è di controllare i fenomeni criminosi generati dai fenomeni immigratori.
Da 18 mesi lo Stato è rappresentato dalla destra becera che conosciamo. Con le loro politiche hanno risolto i problemi? No, li hanno aggravati perché accanto alla propaganda non hanno rafforzato i sistemi di controllo, anzi hanno smantellato la capacità di intervento delle forze dell’ordine impoverendone organici e mezzi.
Hanno inventato il bluff delle ronde nel tentativo di scaricare sui cittadini la responsabilità dell’ordine pubblico. Se funzionassero non risolverebbero alcun problema, anzi lo aggraverebbero.
Questo governo è incapace di garantire la sicurezza dei cittadini, è responsabile della mancata prevenzione del crimine.
Questo governo ha assimilato tutti gli stranieri alla criminalità, in questo modo oltre a compiere un atto di ingiustizia odioso, ha impedito di individuare i veri criminali.
Ha messo tutti assieme i clandestini ancora una volta assimilandoli ai criminali. Altro errore che poi rende lo Stato impotente. Stanno crescendo i clandestini frutto della crisi economica, quelli che lo diventano perché rimangono disoccupati (legge Bossi Fini).
Questo governo impoverendo fino alla disperazione i comuni, ha abolito o sta abolendo le politiche di integrazione, di sostegno alle famiglie.
Questo governo ha illuso i cittadini respingendo alcune centinaia di disperati del mare. Nel frattempo l’ingresso in Italia di decine di migliaia di stranieri irregolari continua con ogni mezzo e praticamente senza contrasto.
Le politiche del governo illudono i cittadini che l’immigrazione sia un fenomeno evitabile essendo incapaci di gestirlo in ogni suo aspetto. Queste politiche aumenteranno l’insicurezza e le paure dei cittadini.
Sconosciuto certamente all’onorevole sono invece un attento lettore del suo blog, che mi ha consentito di conoscerlo meglio e di apprezzarlo visto che io provengo dall’altro ramo del PD e quindi in precedenza non avevo molte occasioni per potermi confrontare con il suo pensiero. Da diversi mesi sono un silenzioso lettore e mi lascio provocare dalle sue attente riflessioni sul PD e sulla società che ci circonda.
Questa volta però intervengo perchè profondamente stupito del taglio dell’editoriale.
Uno dei più importanti dirigenti del PD bresciano si è accorto nel 2009 che il vero tallone d’Achille del centrosinistra italiano è il tema dell’immigrazione?!?
Io vengo da Rovato, che non è solo il paese salito agli onori della cronaca per l’efferatezza dell’accaduto di venerdì scorso, ma è anche stato il paese dal 1993 al 2002 di quel sindaco-sceriffo che per anni ha imperversato i media con i limiti dei 15 metri dai luoghi di culto per i non cristiani, precursore delle ronde con le sue azioni personali contro gli immigrati e via discorrendo.
Il Sindaco di Adro certe cose le dice e le fa da anni.
Chi in qualche elezione comunale in provincia ha provato negli ultimi 15 anni a proporsi come forza di centrosinistra ha dovuto combattere quasi contro un unico argomento continuamente battuto dagli avversari: immigrazione!
Formentini ha conquistato Milano per conto delle Lega nella primavera del 93 e qualcuno del PD si accorge nel 2009 dell’importanza del tema dell’immigrazione nella società italiana?!?
Forse perchè da un anno e mezzo abbiamo in città un’amministrazione guidata sostanzialmente dal vicesindaco Rolfi, che questi temi li mastica da lustri e che su questi temi ha basato la vittoria in città, allora come all’improvviso in chi conta nel PD bresciano ci si è accorti di non essere un’isola felice e che gli altri non erano caproni ma che questo è il tema più importante da affrontare.
Colpevole ritardo.
In verità nel centrosinistra bresciano ed anche nazionale c’è chi su questi temi ha cercato di portare il partito a confrontarsi ed erano i tanti amministratori di piccoli e grandi comuni che questi problemi li vivevano quotidianamente. Ma erano chiassosamente tacitati di “inseguire la Lega” dalla solita sfera intellettuale che guida culturalmente il nostro partito e che nessun cambio dirigenziale riesce a smuovere.
Colpevole ritardo nel non leggere la nostra società e nel voler insegnare continuamente cosa è giusto e cosa è sbagliato.
Ma una volta che ci accorgiamo della realtà ci avvitiamo ancora su noi stessi.
Perchè se si ha memoria e si ascolta la gente si vede che nel tempo la protesta contro l’immigrazione è cambiata.
Perchè in fabbrica si è abituati da anni ad avere in mensa e sul banco di montaggio colleghi di lavoro di altre nazionalità.
Perchè chi manda ancora i suoi figli nella scuola pubblica (che ridere che mi fanno quei notabili che difendono la scuola pubblica e poi mandano i figli a scuola dall’Orsoline) non riesce a mandare al rogo tutti gli immigrati se poi vuol dire anche i migliori amici dei propri figli ed i rispettivi genitori con cui si passano tantissimi scampoli di giornate a chiacchierare fuori dalla scuola in attesa della campanella.
Chi ascolta la gente sa che lo sconforto è verso una società che non riesce a difendere i suoi cittadini dai delinquenti.
Il sentito dire “E’ inutilie che li beccano se poi dopo due giorni sono già liberi” condensa la sfiducia del cittadino verso il funzionamento della GIUSTIZIA in ITALIA.
Ed arriviamo al nodo che i nostri dirigenti nazionali devono prendere in mano: Il funzionamento della GIUSTIZIA in ITALIA. Quando si ammetterà che il vero tallone d’Achille dell’Italia è il funzionamento della Giustizia e che gli altri problemi (evasione fiscale? immigrazione? libertà economiche?) spesso derivano in gran parte da questo?
Perchè sono i più deboli a soffire di una giustizia lenta, monca, miope come la nostra ed i cittadini se ne sono accorti e decidono di arrangiarsi da soli. Ecco perchè le classi sociali più deboli votano contro l’immigrato. Perchè sanno che nessuno le difende e devono quindi arrangiarsi da soli.
Ci sarà un momento dove i partiti di destra batteranno instancabilmente il tema delle espulsioni facili/della cacce all’untore per dare sicurezza al cittadino mentre il PD batterà con furore il tema dela funzionamento della GIUSTIZIA come unica via per dare sicurezza al cittadino? Perchè l’integrazione sociale e scolastica degli immigrati sono temi veri ma di un ordine d’importanza secondaria rispetto alla certezza della pena, vera sconosciuta in ITALIA.
Ci sarà un momento dove come la LEGA in ogni competizione ripropone il tema delle espulsioni noi in ogni competizione (provinciale, regionale, nazionale, europea) ribadiremo il nostro chiodo fisso della GIUSTIZIA? Ma non alla Di Pietro, che traccia come unico male della Giustizia Berlusconi, ma mettendo al centro la difesa della sicurezza delle classi più deboli.
Ops, ho esagerato con la lungjezza del testo… non so chi è riuscito a resistere così tanto a leggermi e quindi torno nel mio piccolo cantuccio….
Giovanni, e se provassimo a guardare al futuro senza fare i primi della classe con gli “io l’avevo detto”?
E’ il presupposto, la conditio sine qua non, per cercare di combinare qualcosa in politica negli anni a venire.
Gli spunti che proponi sono anche in parte condivisibili ma intrisi in un livore ed una rassegnazione che, se pur giustificati dai bassi tempi, non presuppongono alcunché di buono. Sono di Coccaglio, potremmo magari continuare questa discussione davanti ad un caffé, spero che tu non mi fraintenda non c’è niente di personale. Solo la voglia di costruire e non di distruggere.
Per la cronaca uno strupratore (italiano) c’è stato anche questa settimana, in provincia di Brescia.
Caro Pierangelo,
Ho letto cose interessanti, sociologiche, antropologiche e…politologiche.
Hai sicuramente toccato un tema assolutamente sensibile.
Però ha ragione chi ci vede come”i borghesi acculturati che…” , come dici tu.
Abbiamo un atteggiamento snobistico verso il problema.
Io non ho ricette, pongo una domanda: ma noi gli immigrati li conosciamo?Quanti di noi li frequentano?
Io non credo di avere la risposta esaustiva sulla questione immigrazione.Sono convinto però che senza la partecipazione attiva loro, degli immigrati, ogni nostro tentativo di rappresentare anche le doverose intenzioni di difesa dei diritti universali,cadrà nel vuoto della facile retorica delle destre.
Ci sono organizzazioni rappresentative degli immigrati? Ci sono gruppi organizzati, politici, religiosi o altro, degli immigrati?
Siamo in contatto con loro o viviamo solo sfiorandoli quando ci passano accanto, con la nostra bella coscienza di “borghesi acculturati” soddisfatta delle nostre battaglie di principio? E sull’altro versante, siamo ancora presenti in quei quartieri popolari e tra quei ceti popolari che vivono quotidianamente le contraddizioni della convivenza con chi ha usi, ccostumi, culture totalmente diverse dalla nostra?
Ciao.
Credo anch’io che l’unica posizione, liberale, che il Partito Democratico possa e debba assumere sia “la legge è uguale per tutti e tutti devono rispettarla”. Cominciando col dare l’esempio (e magari col fare buone leggi quando si governa).
E ciò nei confronti di una destra che da molti anni lavora creando tutte le condizioni per cui questo non accada e perchè la società diventi una giungla.
Certamente il funzionamento della Giustizia è fondamentale ed è proprio quello che l’attuale maggioranza, e in particolare il suo padrone, non ha mai voluto e non vuole.
L’immigrazione è una cosa normale (come bene sanno molti imprenditori leghisti e non); normale dovrebbe essere anche il rispetto della legge (come forse molti imprenditori dimenticano).
Caro Pierangelo,
hai toccato uno dei nodi politici principali che come PD dobbiamo affrontare e risolvere: l’immigrazione e la società italiana contemporanea, quella vera, quella che vive tutti i giorni i problemi della vita quotidiana nel proprio territorio. E’ verissimo quel che tu dici: “noi appariamo, agli occhi di diffusi ceti popolari, come il partito degli immigrati. Anzi, come il partito dei borghesi acculturati che difendono gli immigrati perchè sono lontani dai quartieri e dai problemi della gente comune”.
Finchè non smonteremo con fatti concreti questa immagine diffusa nel comune sentire, noi al Governo nazionale e nelle città e paesi del Nord non andremo mai più. Io sono convinto che una delle cause per cui abbiamo perso sonoramente un anno fa la città di Brescia è proprio il nostro nostro modo di affrontare il problema dell’emigrazione (e della sicurezza), limitandoci spesso ad affermazioni di principio di accoglienza, senza entrare nello specifico dei problemi e disagi concreti che i cittadini italiani spesso sono costretti ad affrontare o subire nell’agire quotidiano (vedi ad esempio via Milano o il piazzale della stazione ferroviaria, luoghi in cui anch’io alla sera avrei avuto paura e difficoltà a percorrere).
Bersani dice che dobbiamo saper parlare anche alla gente che vede Rete 4: sì, dobbiamo partire dalle situazioni concrete, non possiamo nasconderci sotto gli occhi quel che si vede:
- una diffusa rete di piccolo spaccio (cocaina ed altro) gestita capillarmente, anche nei piccoli paesi, da parte di immigrati specie nordafricani;
- la continua tentata vendita di prodotti contraffatti nei parcheggi e nelle strade da parte di immigrati
- il ricorso abituale al prontosoccorso da parte di estracomunitari senza pagare nessun ticket sanitario
- l’assegnazione da parte dei comuni dei contributi (ad es.per lo sportello affitti o buoni sociali…) in prevalenza agli immigrati
- idem per l’assegnazione delle case di edilizia residenziale pubblica
- l’iscrizione dei ragazzi direttamente alla scuola primaria da parte delle famiglie di estracomunitari, senza prima averli iscritti alla scuola materna.
Sono tutti piccoli problemi presi in sè, ma messi insieme appaiono ingigantiti e agli occhi della nostra gente fanno sorgere un muro di pregiudizio e incomunicabilità. Ma noi dobbiamo non solo abbattere questo muro, non solo riaffermare giustamente il valore universale dei diritti e dell’accoglienza, ma dobbiamo esigere il pieno rispetto della legalità, delle nostre leggi, delle nostre “tradizioni”; dobbiamo pretendere che la politica faccia in modo di non acconsentire le furbizie, combattere gli affitti in nero dati gli immigrati, controllare i cantieri di lavoro dove maggiormente si annida il lavoro nero, elevare i limiti di reddito di accesso per ottenere contributi ed alloggi, valutare le singole situazioni in modo da “garantire anche gli italiani” (permettimi questa non bella espressione) nelle opportunità di contributi e buoni sociali del nostro welfare, eliminare gli abusi al pronto soccorso…
Solo affrontando “questi piccoli problemi” anche le politiche ed iniziative di integrazione e accoglienza possono essere più facilmente comprese e sostenute dalla nostra gente.
Purtroppo la Lega ci marcia sopra, da risposte sbagliate a problemi veri, con cui hanno a che fare i nostri concittadini.
Noi dobbiamo invece tentare risposte efficaci e innovative, nel concreto del viver quotidiano, senza la puzza sotto il naso. Zanonato e Chiamparino insegnano.
Ciao Arcangelo
Intervengo tardivamente per due motivi: 1) rivendico la presenza dei Gd della città sabato 21 novembre contro la giunta Paroli, presenza che ha sortito anche qualche effetto politico, ad esempio sull’iniziativa ‘Brindo con prudenza’ del Comune che a quanto pare sarà potenziata. 2) per dare un modesto contributo alla discussione.
Inizio subito: è inutile dire come fa qualcunio che il centrosinistra per anni ha sottovalutato il problema se poi non siamo in grado di parlare sul tema dell’immigrazione. Al netto della crisi economica, la sola presenza degli immigrati è il problema più sentito nelle bocciofile. Non per razzismo, o meglio: non per cosciente razzismo. Ma perchè una popolazione nata e cresciuta in un ambiente piuttosto omogeneo, abituata a vedere una modifica lenta delle proprie abitudini, e comunque interna alla comunità, di colpo ha visto nascere e crescere in 10 anni un’altra popolazione. Giunta a percentuali importanti, visibili. Se non ragioniamo sul fatto che Coccaglio è passata da poche decine a più di mille stranieri in 10 anni non capiamo nulla dell’umore della gente. Il popolo della bocciofila fa di tutta l’erba un fascio: non ci sono nazionalità, c’è l’immigrato. Parla un’altra lingua e ha abitudini diverse. Ed è numeroso, si vede. E qui scatta la paura ancestrale dell’invasione, che si lega da sempre a quella dello stupro delle ‘nostre’ donne. Anche per questo i giornali danno tanto rilievo agli stupri commessi da immigrati, è qualcosa di naturale. Sbagliato, ma profondamente umano. Succede anche in paesi extracomunitari che vivono l’immigrazione di paesi ancora più poveri (il Marocco con i neri, l’Arabia con gli indiani, la Corea del Sud con i vietnamiti). Il problema è il colpo d’occhio. E’ l’autobus pieno di immigrati, in cui la vecchietta non si ritrova più. E’ corso Mameli con i negozi cinesi. A questo punto qualsiasi episodio diventa una conferma del timore di essere diventati stranieri in patria: basta un biglietto del bus non pagato, un atteggiamento sgarbato, una pipì di troppo nel verde di un parco o qualche schiamazzo. Sono episodi isolati, ma diventano la conferma dell’accerchiamento. Tanto più se lo Stato è debole.
E qui entriamo in causa noi. Per quasi 10 anni la politica non ha saputo affrontare il problema nei suoi numeri drammatici. Il libero mercato immobiliare ha creato i quartieri col 50% di immigrati. La carente offerta di trasporto pubblico ha creato le mille situazioni di disagio che solo un abbonato al bus conosce. La mancanza di attenzione a alcune piccole cose, come il far rispettare alcuni comportamenti civili, ha favorito la diffusione del senso comune del ‘lassismo’ della politica locale verso il problema. Anche a Brescia. Il risultato diretto è Rolfi, col suo razzismo che fa multare chi mangia il mango. O le perquisizioni etniche di Coccaglio. Se la gente di Adro è d’accordo sul premio di produttività per i vigili che scoprono gli irregolari non penso che siano tutti degli imbecilli. Penso che sbaglino, ma che quella politica leghista di corto respiro risponda proprio a ciò che loro vogliono. Protezione, rassicurazione. Quando parliamo di ’società multietnica’ voliamo sopra il problema, non ci percepiscono neppure.
E’ l’ora di prendere il toro per le corna, prima che lo prenda Fini. E’ l’ora di dire alla nostra gente alcune parole chiare:
1) l’immigrazione l’abbiamo creata noi, con il calo demografico
2) volenti o nolenti bisogna conviverci, senza retoriche delle diversità che portano ricchezza. E’ vero, ma saranno i fatti a dimostrarlo
3) la maniera per conviverci meglio è fare politiche publiche per evitare i ghetti (abitativi o sociali come gli autobus o i parchi o i negozi) e per accogliere appieno nella società chi ci vuole stare (cd. cittadinanza facile, che detta così però fa venire l’orticaria. Forse è meglio ‘cittadinanza volontaria’), senza inutili burocrazie kafkiane (legge Bossi-FINI…) nè dannose norme razziste. E iniziare a riflettere sul nostro modello economico, col 20% sommerso ossia che occupa clandestini (già, non sono solo spacciatori. Anche questo potremmo dirlo). E con gli spacciatori asso di bastoni. Se poi qualcuno per pietà umana o carità cristiana vuole assistere tutti è liberissimo, ma ha ragione Pierangelo quando dice che la politica è ALTRO.