pierangelo ferrari

Berlusconi e noi

Di Pierangelo Ferrari • dic 16th, 2009 • Argomento: Note politiche, Primo Piano

Non so che dire, tanta è la sproporzione delle forze in campo. Da un lato, c’è lui, la sua grande capacità di entrare in sintonia con il suo mondo, tanto quanto repelle al nostro, il volume di fuoco dei suoi media, pubblici e privati, la sua determinazione a superare anche le prove più difficili. Era appena stato colpito al volto ed era certamente in stato di choc, quando lo si è visto, spinto da un istinto naturale, alzarsi in piedi sul predellino dell’automobile blindata che stava già sgommando per allontanarsi dal luogo dell’aggressione, e mostrare al suo popolo il volto sofferente e ferito: ostensione di un martire perseguitato, del suo sangue innocente versato. Insomma, una rappresentazione sacra, una moderna crocifissione. E ora, dal letto di ospedale, nonostante il dolore fisico e morale, il leader profanato si interroga sulle ragioni di tanto odio e annuncia che solo l’amore, il suo amore, saprà sconfiggerlo. Non sto ricorrendo all’ironia. E’ ciò che abbiamo visto e sentito. E aggiungo che anch’io ho avvertito, come Sabina Guzzanti, lo sbalordimento e il sincero dolore su quel volto insanguinato e vorrei anch’io, potendo, solidarizzare personalmente con lui. Il fatto è, tuttavia, che l’immagine di quel volto è diventata un formidabile messaggio politico, per la sapienza comunicativa dell’uomo. Che ha saputo, ancora una volta, essere il leader mediatico che conosciamo, in piena sintonia con il linguaggio della politica contemporanea.

Poi, ci siamo noi. Noi centrosinistra, intendo dire. Allora, se pensi a Di Pietro e alla sinistra antagonista, ai pasticci siciliani e pugliesi, ai governi regionali campano e calabrese, alla distanza tra i punti estremi della nostra opinione pubblica (tra il Riformista e il Fatto quotidiano, per dire, o tra Europa e l’Unità, i due quotidiani di area PD) rivedi, rappresentate sullo scenario di un concreto passaggio storico, le suggestioni metaforiche che Fellini ci aveva sbattuto in faccia con Prova d’orchestra e ripensi agli anni Settanta e fatichi a fingere ottimismo. Il casino degli orchestrali dissonanti non lo produciamo noi, intendiamoci. Torna ad essere l’immagine del Paese. Noi siamo il direttore d’orchestra mancato (pensiamo al biennio 2006-2008), le cui inadempienze hanno ceduto seggio e bacchetta ad altri direttori, che suonano altri spartiti e dirigono con altri mezzi.

Se usciamo dalla metafora, il nostro problema oggi mi pare il seguente, detto in parole povere: la linea di Repubblica non regge alla prova di una opposizione efficace. Inchiodare per mesi il premier alle frequentazioni di minorenni e puttane, confidare nelle deposizioni di pentiti, incalzarlo con campagne sulla moralità dei suoi comportamenti e sulla opacità dei suoi esordi di imprenditore e di politico non gli ha sottratto un voto dei molti di cui dispone. Tu devi tenere ben fermo il primato della legalità e delle regole, ma a partire da esso devi darti una politica. Cioè, una risposta ai problemi del Paese. Una, non due o tre per ciascun problema. E devi farti capire e riuscire a convincere, rimontando dissensi rumorosi e impopolarità. E mettere a disposizione del Paese una classe dirigente affidabile, non i Mastella e i Pecoraro Scanio. E, oggi, Di Pietro? Bassolino? Loiero? Non basta la denuncia della deriva populistica berlusconiana per restituirci lo scettro del principe. Quella affronta metà del problema, l’altra metà siamo noi.

Prendiamo il tema dell’immigrazione, la principale questione irrisolta nel nostro rapporto con l’opinione pubblica, soprattutto del nord. Ho sentito e apprezzato afflati sinceri di sintonia con il cardinale Tettamanzi, oggetto delle truci reprimende leghiste. Ma in quella sintonia si annida una trappola, quella di confondere l’azione politica con una testimonianza di fede, il partito politico con la Caritas. E di illuderci che la sintonia si trasformi, nelle urne, in consenso elettorale. Perché, in quella trappola, le culture valoriali della sinistra e del solidarismo cristiano si isolerebbero in una condizione minoritaria. Chi ci ammonisce che non possiamo rincorrere la Lega non si avvede che il problema di una politica di sinistra è quello di rincorrere la realtà, innanzitutto, quella delle aspettative, delle paure, dei bisogni, degli interessi dei ceti che vuoi rappresentare. Altrimenti quei ceti non ti capiscono più, ti voltano le spalle e non basterà una campagna contro le abitudini sessuali del tuo avversario a farli ritornare indietro. Del resto, non avevamo detto che volevamo costruire un partito di popolo? Il popolo è quello che è, non quello che vorremmo che fosse. Bisogna parlare un linguaggio che comprenda, se vogliamo sottrarlo all’inganno della destra. E rassicurarlo sul suo presente e sul suo futuro, per quanto riguarda la sicurezza della vita quotidiana e la certezza di un reddito dignitoso. Sta qui, non sotto le lenzuola del premier, la principale questione che ci interpella.

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Pierangelo Ferrari è Parlamentare del Partito Democratico alla Camera dei Deputati
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9 Commenti »

  1. Come al solito Ferrari sai sempre leggere la realtà e suggerire interventi che potrebbero portare il PD fuori dalla palude in cui dopo la caduta del 2° governo Prodi, siamo sprofondati. Ho la senzazione forte che fortunatamente qualcosa negli equilibri dell’alta Politica si stia muovendo a partire dalla fuoriuscita in qualche modo soft, di Rutelli dal PD e la formazione di una nuova formazione politica. Questo nuovo soggetto politico, credo (e spero sia nato con questo spirito) che possa fare da anello di congiunzione tra lo stesso PD e l’UDC di Casini senza creare sconquassi all’interno delle rispettive popolazioni elettorali, in modo da creare le condizioni per una vera alternative al disastroso governo attuale. Purtruppo, i tempi della politica nel raggiungimento di obiettivi importanti, a volte richiedono strategie a lungo termine e molta pazienza che solo chi è forte fisicamente e psicologicamente è in grado di sopportare.
    Per quanto rigurda la linea editoriale di Repubblica, secondo il mio punto di vista, non deve rendere conto ai politici (soprattutto alla nostra metà) visto che di idee non ne hanno molto e spesso sono anche confuse, ma deve perseguire CON PERSEVERANZA, lungo la strada fin ora intrapresa e se è possibile mettere in luce ancora di più i lati oscuri dell’attuale magigoranza perchè il rischio sarebbe , per l’ennesima volta fermarsi in mezzo al guado. D’altronde la determinazione di Berlusconi, come sottolineato anche nel tuo editoriale, insegna. Buona giornata

  2. Quando ho visto Berlusconi uscire dall’auto con il volto sanguinante,salire sul predellino e offrire il volto agli sguardi della gente e a favore delle telecamere ho pensato “che bravo ecco uno che sa fare comunicazione,noi siamo lontani anni luce” Prodi Dalema ecc. non sarebbero mai stati capaci di gestire un momento così drammatico ed imprevisto con l’abilità istintiva di Berlusconi. Al popolo italiano piacciono le madonne che piangono, i dittatori che fanno teatro dal balcone di piazza Venezia. Qualche passo in avanti lo abbiamo fatto,ora si è sostituita la somministrazione dell’olio di ricino con la visione dei mezzibusti in tv.Gli Italiani sono un popolo con molti difetti e qualche virtù purtroppo sono sensibili a chi vende sogni (anche quello comunista). Personalmente per ora (turandomi il naso) continuerò a votare PD e a lavorare nel circolo,ma la delusione è forte.

  3. Riconquistare l’autonomia della propria politica è il vero problema del PD. Anche a costo di scelte sbagliate. Ma se non recuperiamo questa autonomia siamo destinati al declino. Quindi ascoltare tutti, consultare, se proprio non se ne può fare a meno i sondaggi, ma poi agire secondo una linea autonoma che non si fa influenzare da ogni agitar di fronda. E magari un po’ meno tafazzisti. Il male d’Italia non è Bassolino e forse nemmeno Mastella. Quest’ultimo ci ha affossato, ma senza di lui, addirittura senza DePaoli, non ci sarebbe stato Prodi 2. Era meglio? E’ una bella discussione, ma riguarda il passato. Ora si profila la possibilità di alleanze più solide, meno frammentate, almeno meno numerose. Possono essere sperimentate a livello regionale in un ambiente meno impervio e verificate, se hanno successo, per la fase successiva. Sempre che le scadenze non si invertano. Se se se ….
    Di certo c’è solo che il nuovo gruppo dirigente può tentare di ridefinire una linea unitaria. Certo l’inizio non è privo di difficoltà. La tentazione correntista è in corso. Quello che diceva “non fate a lui quello che è stato fatto a me” non brilla di coerenza. Ma la carne (la mente?) è debole.
    L’assemblea sulla crisi a Botticino è stata buona. Molto bravo Meroni. Un po’ più impreparato il deputato.Eccellente l’intervento di Mario Rossi. Ma la cosa più importante è che i presenti non si sono persi una parola. Li abbiamo interessati!!!

  4. Dissento fortemente. Andiamo per capoversi.

    1. Berlusconi sa comunicare. Grazie, dove è la novità? Anche Mourinho sa allenare, ha però a disposizione l’Inter. E’ facile comunicare nella posizione di Berlusconi, e con i suoi pochi scrupoli morali.

    2. Di Pietro è fuori dal PD e fa il suo mestiere, Repubblica fa il suo mestiere, Travaglio fa il suo mestiere. Lo fanno tutti bene, credono in ciò che fanno e contribuiscono, tra l’altro, a rompere il coro di peana nei confronti del santo di Arcore. Che faccia il suo mestiere anche il PD, qualunque esso sia. Contribuiamo tutti a farlo.
    E’ vero che il “ci scappava di fare il PD” a fine 2007, che questo partito era ed è un’esigenza ineludibile. E’ anche vero che sono stati sbagliati da Veltroni (clamorosamente) i modi ed i tempi, affossando Prodi che Berlusconi l’ha battuto 2 volte su 2, tanto per chiarire una cosa e ricordare che la competenza vince.

    3. Il tema dell’immigrazione è semplice. Lo dice la stessa Caritas, caro Ferrari: la carità, l’aiuto, l’accoglienza, nei limiti del possibile. Ci vogliono leggi giuste e non criminogene (come il decreto sicurezza, per esempio). Certamente non va cacciata/arrestato/espulso un essere umano con il sorriso (verde) sulle labbra. Qualsiasi buon amministratore di condominio può farcela. Detto questo, non è certo il tema da cavalcare o da sottolineare continuamente, come invece vedo che ogni settimana avviene, ad esempio, in questo blog. Non è questo il tema che ci porta consenso, su questo forse siamo d’accordo, ma allora cosa si suggerisce? Di organizzare fiaccolate contro gli emigrati? Non credo. Abbiamo dei valori e la coerenza ed il dovere di perseguirli.

    4. La solidarietà a Tettamanzi era obbligatoria, doverosa. Ed INCHIODARE la chiesa e gli uomini di chiesa davanti all’evidenza che una parte politica vive la politica in modo diametralmente opposto a quanto il vangelo predica. Scusate se è poco, in Italia.

    5. Le lenzuola del premier ora sono quelle di un letto d’ospedale, ed a lui la pietà che va ad un vecchio, ferito ed anche, diciamolo, piuttosto avanti con l’arteriosclerosi.
    Quando torneranno, presto, ad essere le lenzuola del puttaniere che è, chi ha voglia ed avrà voglia di rimarcarlo farà un utile esercizio di stile.

  5. Rossi, siamo del tutto in sintonia, perlomeno per quanto mi riguarda. Bravo!

  6. Caro Filippini, dissentire fa bene a chi è oggetto di dissenso. Per noi parlamentari, poi, è un modo di restare in rapporto con il nostro mondo e per evitare di diventare un ceto separato. Veniamo al merito, lasciando perdere le questioni secondarie. Io parlo spesso di immigrazione perchè penso che la questione sia la principale, insieme alle condizioni economicve e sociali del Paese, su cui si gioca il nostro rapporto con l’opinione pubblica. Sul merito della questione penso, inoltre, che la discussione al nostro interno, se ci fosse, riguarderebbe proprio quei “limiti del possibile” di cui tu parli. Fissare quei limiti all’accoglienza è compito della politica, non della Caritas. Per me, i limiti sono quelli fissati, nell’ambito delle proprie competenze, da sindaci come quelli di Torino e di Padova. Non siamo tutti d’accordo, è evidente. Ma bisogna che le posizioni emergano e che diventino, dopo un ampio confronto interno, una voce sola, chiara e comprensibile. Questa è ostinatamente, da tempo, la mia sollecitazione. Parlo spesso anche degli urlatori e dei massimalisti nostri alleati. Non si può liquidare la questione dicendo che loro fanno il proprio lavoro e che tocca a noi fare il nostro, perchè tra il lavoro che noi dobbiamo fare c’è anche il contrasto di posizioni che nuociono al nostro fronte e che offrono alibi al populismo berlusconiano. E’ ciò che sostiene, per esempio, Massimo D’Alema nell’intervista odierna al Corriere della sera. Non sei d’accordo? E’ legittimo, ma penso che se fossimo in condizioni di discutere potremmo intenderci meglio.

  7. Pierangelo, passo al tu anche io. Ci intendiamo benissimo, non a caso siamo qui. Qui nel PD, qui in questo blog. Siamo il popolo dell’ “I care”, “Mi importa”, contrapposto al “me ne frego”. Sia io che te, ipotetici ministri dell’interno, o sindaci, prenderemmo certe decisioni dure con le persone (reputandole necessarie) con la morte nel cuore, obbligati dal nostro ipotetico ruolo. Non con il livore verde sulla faccia. Siamo quello che viene detto: “brave persone”.
    Io penso che le brave persone, in Italia, siano la maggioranza: è questa la nostra platea naturale, il nostro bacino elettorale.

    Non conosco nel dettaglio le situazioni di Padova e di Torino; il mio riferimento alla Caritas era voluto, spesso il mio argomentare procede da negazioni (per delimitare il campo): se anche la Caritas dice questo, volevo intendere, dobbiamo dirlo anche noi – almeno; non penso sia questo il luogo di entrare nel dettaglio, ma se vogliamo facciamolo. Nello specifico del tema dell’immigrazione che mi appassiona ed è uno dei temi (in negativo, cioè per oppormi alla deriva antiumanitaria) che mi ha avvicinato alla politica attiva, credo sia un tema impossibile dal cavalcare a livello elettorale, cioè non porta voti alla nostra parte. Per non perderne di ulteriori dobbiamo:

    a) avere una posizione se non univoca perlomeno “centrale”
    b) essere coerenti con i nostri principi
    c) sapere mettere in risalto le contraddizioni della controparte.

    Non so chi siano gli urlatori ed i massimalisti cui ti riferisci, io non ne conosco dalla parte che si contrappone alle destre.
    Di Pietro: il suo stile non mi appartiene, ma ci fa comodo differenziarci da lui. Ci porta almeno altrettanti voti quanti ce ne sottrae. Poichè non si alleerà mai con Berlusconi, la somma algebrica è positiva a mio modesto avviso. Se la dirigenza nazionale non trova la quadratura del cerchio su un’alleanza con Di Pietro (che è stato un ottimo ministro e che al governo ha tutt’altri toni), allora è la dirigenza nazionale ad essere inadeguata.

    Travaglio ha il pregio di essere documentatissimo. Tra dieci anni le sue posizioni saranno quelle che ci consentiranno di guardare indietro e dire “allora non proprio tutti erano venduti”. Non è poco. Passare tempo a distinguerci da Travaglio e Santoro è quello che la destra vuole e che Berlusconi ha chiesto proprio oggi, tra l’altro.

    Massimo D’Alema è molto intelligente ed a volte dice quello che deve dire (fermo restando che non ne ho letta l’intervista di oggi). Ci siamo capiti, no?

    A proposito: l’ennesimo bluff di Berlusconi sullo smorzare i toni, siamo (purtroppo) costretti ad andarlo a vedere. Non durerà, e ci faremo male, bisogna almeno saperlo dall’inizio. E’ la vecchia storia della rana e dello scorpione.

  8. Caro Filippo, condivido e no. Su ciò che non condivido (i massimalisti e gli urlatori del nostro campo che dici di non conoscere), ma anche sul resto, mi piacerebbe che ci incontrassimo, con altri, per parlarne. Perchè non promuovi un incontro presso il tuo circolo? A presto

  9. Domani mi vedo con i miei di Coccaglio, gliene parlo volentieri.

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