Brescia, il declino della politica
Di Pierangelo Ferrari • gen 13th, 2010 • Argomento: Note politiche, Primo PianoPer ora è poco più di una percezione, per quanto mi riguarda. Una sensazione alimentata dalla condizione di opposizione nella quale ci troviamo, a tutti i livelli. Quando sei escluso dal governo e dalle giunte regionale, provinciale e del comune capoluogo sei indotto a vedere il bicchiere ben più che mezzo vuoto. Parlo della politica bresciana, della sua (perduta) autorevolezza, della modestia dei suoi governi locali. L’ultimo mese ci ha consegnato alcuni fatti eloquenti. Le graduatorie di fine anno de Il Sole 24 ore hanno visto un arretramento della città e della provincia, della città soprattutto, tanto negli indici della qualità della vita quanto in quelli del giudizio sugli amministratori locali. Brescia è scesa, in un anno, dalla posizione 49 alla sessantasettesima nel settore “servizi e ambiente”, mentre il sindaco della città è collocato, nei sondaggi del gradimento, in posizione 95 ed è uno dei soli quindici sindaci dei 110 comuni capoluogo di provincia il cui consenso è finito sotto il 50%. I sondaggi e le rilevazioni sulla qualità dei servizi valgono per quello che valgono, così come penso che il giudizio su Adriano Paroli non sia stato stato dato sulla sua personale competenza e affidabilità, quanto piuttosto sulla giunta nel suo insieme. Sta di fatto che se i sindaci di Verona e di Torino sono ai vertici delle rilevazioni, mentre quelli di Napoli e di Caserta sono in coda, una qualche ragione ci sarà. Forse sono ragioni che hanno a che fare con la qualità del governo locale. Del resto, pochi giorni prima, gli analisti della banca d’affari Goldman Sachs avevano abbassato il rating del titolo di A2A, ritirando la raccomandazione a comprare. E, infine, il mese scorso ci aveva regalato la rissa interna alla maggioranza che regge l’Amministrazione provinciale, scoppiata con una virulenza inusitata, ben oltre i normali conflitti tra alleati di governo. Insomma, Babbo Natale e la Befana non hanno portato doni politici a Brescia e ai bresciani, mentre si affaccia lo spettro di un declino, tanto della politica quanto, di conseguenza, dell’intero sistema territoriale..
Che la politica abbia perso il posto a capotavola nel nostro Paese è fatto noto e ribadito. Ma reggevano i governi locali. Le scelte, la credibilità, il riformismo abitavano lì. Anche a Brescia. Ora non mi pare che sia più così, non a Brescia perlomeno. La svolta amministrativa del 2008 ci ha consegnato un grande problema, declinato in due versanti: il mancato ricambio della classe dirigente del centrosinistra e l’inadeguatezza del ceto politico di centrodestra. Così, Brescia deve fare i conti oggi con un vuoto di direzione politica, una carenza di visione, l’assenza di un’idea di futuro. Questa (mancata) classe dirigente di centrodestra non ce la fa. Cesare Trebeschi lancia un aulico appello, dalle pagine di Bresciaoggi, al sindaco Paroli affinchè non rinunci al suo mandato parlamentare e lo eserciti piuttosto “proprio in quanto sindaco”, perchè “il sindaco più che ad amministrare la sua città è chiamato oggi a rappresentarla dove sono in gioco i suoi interessi, i suoi valori essenziali”. Tesi discutibile, per quanto lecita. Tuttavia, un sindaco parlamentare potrebbe esercitare al meglio il suo doppio mandato se fosse in condizione di portare a Roma il peso del proprio sistema territoriale, se rappresentasse una classe dirigente forte dei suoi risultati e della propria credibilità. L’esito della pressione su Tremonti per sottrarre Brescia ai vincoli insensati del Patto di stabilità è lì a dimostrare quanto contino a Roma i bresciani e il loro sindaco. Il problema va risolto a Brescia, non a Roma, e si chiama autorevolezza. Quella che nasce da un’azione riconosciuta di buongoverno. Io li vedo a Roma, Molgora e Romele, stanno al governo e alla Camera, sono nelle migliori condizioni di fare pesare gli interessi (sui valori, lasciamo perdere) dei bresciani, ma il loro doppio e triplo mandato non è bastato a risolvere, a nostro favore, il contenzioso con i veronesi sull’aeroporto di Montichiari. Tanto per fare un esempio. Vale per loro quello che vale per Paroli.
La politica bresciana ha in agenda due grandi questioni, che precedono e sovrastano tutte le altre: la riorganizzazione delle funzioni territoriali della quinta area metropolitana del Paese e le politiche di integrazione dell’immigrazione regolare. Chi non parte da lì perde tempo e contribuisce all’arretramento del sistema Brescia, nei fatti e nelle graduatorie della stampa specializzata. Il problema riguarda anche noi, non solo il centrodestra. E ci incalza tanto più quanto più sono evidenti i limiti della coalizione che amministra capoluogo e provincia. Il centrosinistra, ahimè, è ancora lontano dall’approdo a una seria alternativa di governo. C’è molta strada da fare nell’opera di recupero delle realtà sociali e territoriali. E di selezione di una nuova classe dirigente. Ma non c’è più tempo da perdere: è ora di mettersi seriamente all’opera.
P.S: domenica prossima il PD sceglierà, con il metodo delle primarie aperte, i propri segretari provinciale e cittadino. Io voterò Gianbattista Ferrari e Giorgio De Martin, perchè li conosco e penso che con loro si possa ripartire, che grazie a loro la macchina del PD si possa rimettere in movimento. La loro elezione sarebbe un piccolo passo, niente di risolutivo d’accordo, ma come è noto per mettersi in cammino bisogna iniziare con un primo passo nella direzione giusta.
Pierangelo Ferrari è Parlamentare del Partito Democratico alla Camera dei Deputati
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Come fa lo stimatissimo ex sindaco di Brescia Cesare Trebeschi a sostenere che Paroli può fra bene anche con il doppio mandato? E le leggi votate dai parlamentari perchè vengono aggirate proprio da coloro che dovrebbero dare l’esempio di corretta applicazione?
Faccio il sindaco di un piccolissimo paese da sei mesi: sono in Comune tutti i giorni eccetto il sabato e non riesco a tener dietro ai mille piccoli problemi che ha anche un Comune di 670 abitanti presenta in continuazione. Paroli, Molgora, Romele sono dei superman? Li invidio molto. Ma fin quando riusciranno a darla da bere ai bresciani che riescono ad essere onnipresenti e a far bene? Mi pare francamente impossibile. I fatti, mi pare, mi stiano dando ragione.
Ciao
Giancarlo
Completamente d’accordo con Giancarlo. Non è possibile avere troppi impegni di quel genere, il tempo è limitato anche per Molgora e Paroli e il teletrasporto non l’hanno ancora inventato! Certo bisogna avere il coraggio di scegliere, solo che la “poltrona” piace anche agli uomini di centrodestra e anche alla Lega, prima sbandieratrice del motto ” Roma Ladrona”. Questa sarebbe una bella battaglia che il Pd potrebbe portare avanti, una battaglia del buon senso e della logica! Tornando in Valle Sabbia anche il Sindaco di Gavardo è Assessore in Comunità Montana e Presidente Acb, un superman autorizzato dal consenso, ma c’è tempo per un altro incarico……..non si sa mai capiti l’ “occasione”.
Lucchini Giacinto
Portavoce Pd Idro
Condivido la tua valutazione negativa nel merito e nei risultati della scelta di Paroli e Molgora del doppio mandato, ritengo non secondaria la stessa valutazione anche nel metodo,perchè, come si sà, in politica la forma è sostanza.
Con sorriso amaro, per nulla irriverente, osservo come, l’acuto e fine argomentare politico di una volta, usato nella sua lettera da Trebeschi, non produca oggi grandi risultati, nè in termini di confronto politico, nè come spunto di una riflessione diffusa ed una valutazione effettiva sull’operato dell’attuale sindaco Paroli.
Che dire, è evidente come manchi lo spessore intellettuale e il senso civico nell’attuale maggioranza per una riflessione critica e, con la comunicazione a spot della politica e dell’informazione attuale locale e nazionale, è evidente prima ancora di svolgerle come, tali critiche, siano soggette a perdersi e venire fraintese.
Fai bene, dunque, caro Pierangelo, a segnalare la presente attenzione di Cesare Trebeschi per la vita amministrativa della città ed il generoso contributo alla Brescia democratica, condividendo le riflessioni sollecitate dal suo messaggio, d’altronde, può essere per noi un utile ausilio a riservare maggiore attenzione alla mancanza di risultati del centrodestra triunfans di Brescia.
Sul tema più ampio che proponi , e cioè il declino politico di Brescia, sulla lettura che ne dai, sugli spunti che apertamente proponi per la discussione, mi pare che, sia azzeccato l’allacciamento a tematiche molto concrete e cogenti.
A questo proposito credo sia importante ragionare molto su come sviluppare questo lavoro.
Io non ho partecipato, per evidenti ragioni anagrafiche, alla prima stagione delle giunte di centrosinistra a Brescia della Seconda Repubblica, ma ho respirato il clima di coesione della prima stagione de L’Ulivo e della prima amministrazione Corsini.
C’era l’idea di città e di Paese, l’investimento in nuova classe dirigente, l’alleanza storica tra due culture e parti sociali della città e le figure che rappresentavano tale realtà. Un momento magico, passato.
Oggi dobbiamo pensare ad una nuova stagione e gli strumenti e i campi per lavorare sono ovunque se si vuole vederli.
Bene il confronto con i sindacati e associazioni di categoria, ma attenti a correre il rischio di subalternità politica ed organizzativa, non solo per il vicendevole rispetto di ruoli e funzioni, ma perchè gli ambiti di confronto sul sistema economico sono più ampi e frammentati di un tempo e l’approccio deve essere serio coerente e teso all’interesse generale.
Bene il sostegno al mondo della cooperazione, come sistema positivo in gradi di produrre lavoro, servizi, produzione, ma anche attenzione nella ridefinizione della territorialità di questo mondo e al coinvolgimento nella definizione delle politiche, a partire dalle scelte relative al modello di gestione del territorio e al sistema del welfare locale.
Bene all’ attenzione e collaborazione per i progetti di cultura dell’associazionismo, ma anche capacità di legare l’attività politica, amministrativa e di partito, alla crescita di percorsi di cultura comunitaria capaci di rimettere in moto riflessioni e progettualità della Brescia democratica per sviluppare il confronto con i migranti e favorire il senso civico tra i cittadini.
In tutto questo, vedo bene, come te, l’accoppiata Giorgio De Martin e Gianbattista Ferrari per le Primarie di Domenica.
Serve vivacità, apertura, cultura, ragionamento profondo e, tanto lavoro e generosità, per il Pd e per Brescia
So che qualcuno intende questo passaggio come “la resa dei conti” post-congressuale o la rivalsa di attriti personali, beh, che dire, si vede che ha buon tempo da perdere, il Pd invece ha il giusto tempo per tornare a vincere.
In questa domenica di calma piatta ho trovato questo intervento sulla crisi della politica a Brescia molto interessante.
Dirò la mia.
Prima che crisi politica a Brescia c’è una crisi di sistema che ha radici lontane. Innanzitutto nella perdita del valore sociale ed economico del lavoro manifatturiero nella economia capitalistica globalizzata. Da tempo la finanziarizzazione dell’economia ha sopravanzato la produzione di beni, nella quale Brescia, città industriale, eccelleva. Gli eventi “vincenti” degli ultimi 20 anni bresciani sono state le avventure finanziarie dei vari Gnutti e Lonati.
Questa perdita di peso del lavoro sia come lavoro dipendente che come sistema industriale ha avuto ricadute politiche sulle forze tradizionalmente guida della società bresciana: la sinistra che aveva nella classe operaia il suo bacino principale, il cattolicesimo democratico che mischiava la solidarietà sociale del mondo cattolico con la gestione ed il controllo di alcune leve di potere, innanzitutto le banche, le istituzioni, l’ASM.
Quindi forse non è la politica ad avere ceduto, ma il cambiamento dei valori sociali portati dalla finanza e dalla globalizzazione, ha tolto il terreno di cultura tradizionale della politica.
Brescia ha perso i centri dirigenziali delle banche. Le fusioni hanno trasferito il potere decisionale altrove.
La fusione di A2A è stata perdente per ASM e quindi per Brescia. ASM vantava una forza aziendale, di innovazione, di legame territoriale senza confronto. Tutte cose che interessano poco alla finanza che controllava le aziende milanesi indebitate. E siccome è la finanza che comanda i poveri dirigenti di provenienza ASM sono stati rapidamente ridimensionati, l’azienda impoverita in vista di presunti grandi investimenti che richiedono grandi capitali (vedi nucleare nel quale A2A dice di voler entrare).
Rassegnarci? La finanza è responsabile della grande crisi che ha investito il mondo e di quelle future se non sarà controllata e ridimensionata a breve. Non si vive di solo terziario, l’uscita dalla crisi può rappresentare un rilancio del valore della produzione, ci sarà un nuovo grande bisogno di merci nel mondo che inesorabilmente si apre. La destra che governa non mi pare abbia nulla in mente di come sarà il futuro e quindi non costruisce politiche che lo favoriscano.
Il primo obiettivo che ci si dovrebbe porre è quello della difesa del tessuto produttivo perchè se la ripresa ci troverà con le fabbriche disfatte saremo tagliati fuori.
Difesa del tessuto produttivo significa investire in innovazione, in formazione, in ricerca.
Per investire ci vogliono le risorse e per avere queste occorre modificare i modelli di vita, combattere il consumo di beni inutili che hanno invaso la vita di ogni giorno, ripristinare una scala diversa di valori.
Un campo di investimento enorme è la riduzione delle emissioni di gas serra e quindi la green economy, che vuol dire risparmio energetico, risparmio di territorio, risparmio di trasporti, risparmio di energia nella produzione, vuol dire energie rinnovabili.
Il secondo obbiettivo, sono pienamente d’accordo, è l’integrazione dell’immigrazione. Aggiungo solo che l’immigrazione è essenziale per il futuro del nostro paese che avrà fra poco un terzo di abitanti ultra sessantacinquenni ed un tasso di natalità fra i più bassi del mondo. Nessun rilancio dell’economia andrà avanti senza di loro. Scellerate le politiche di discriminazione e di razzismo per ragioni morali ma anche stupide per ragioni economiche. Campi immensi di lavoro politico si aprono per una forza democratica. Speriamo che non siano troppo grandi.
Si ok sui doppi mandati, giusto prendere in giro Brunetta, ma con tutta la stima per Corsini anche la sua vicenda non è proprio esemplare (in materia di giunta delle elezioni etc etc).
Sbaglio?