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Napoli

Di Pierangelo Ferrari • feb 1st, 2010 • Argomento: Libreria

Questa non è una rubrica di novità letterarie: è molto di meno e, forse, qualcosa di più. E’ uno spazio in cui registro le mie predilizioni, in cui segnalo i libri di narrativa e di saggistica, vecchi e nuovi (ma preferibilmente vecchi, perchè un libro non è un quotidiano e solo ciò che resta è degno di essere letto), che sono necessari, a mio avviso, per capire ciò che ci succede, dentro e fuori di noi. Tutto qui. E’ un contributo a mantenere desta una coscienza critica. Perciò, parto sempre, nelle mie segnalazioni, da una esperienza, da un problema che ci incalza. Per esempio, Napoli, dove sono stato tra Natale e Capodanno.

Napoli dei molti tradimenti, ha scritto un bravo sociologo napoletano. Napoli specchio del Sud, di una questione meridionale ormai irredimibile, per i più. Nello spazio soprastante, in Primo piano, ho più volte scritto su Napoli e il Mezzogiorno d’Italia. Il mio pessimismo, che la visita natalizia non ha ridimensionato, è più forte ormai di ogni progetto politico (se ce ne sono ancora, da quelle parti), di ogni ragionevole speranza. E tuttavia è sbagliato disperare quando ci sono persone, come Roberto Saviano, che su quella speranza sono disposti a giocarsi la vita. E allora torniamo a parlare di Napoli, per capire le ragioni di un declino e di una sconfitta che pesa sulle spalle dell’intero Paese. Chi vuole passare attraverso la letteratura ha a disposizione molti autori e molti libri: da Matilde Serao a Malaparte, dalla Ortese a Domenico Rea, dallo stesso Saviano a Erri De Luca. Qui, io ne segnalo due, Enzo Striano e Raffaele La Capria, perchè penso che nei loro testi, più che in altri, ci siano le ragioni profonde che spiegano, sulla lunga durata, il ‘caso Napoli’.

Napoli entra nell’era moderna, dopo la lunga stagione feudale, con la rivoluzione del 1789, la più breve e drammatica rivoluzione europea, iniziata il 23 gennaio e stroncata nel sangue il 13 giugno: centocinquanta giorni che segneranno in profondità la tanto discussa napoletanità. Quella rivoluzione è stata raccontata, come nessun altro, da Enzo Striano, in un libro straordinario (l’altro Gattopardo, come è stato definito): Il resto di niente (Oscar Mondadori). L’esperimento riformatore della minoranza liberale illuminata e lo scontro con le vecchie classi parassitarie sostenute dai lazzari della plebe è raccontato attraverso le vicende di Eleonora de Fonseca Pimentel, animatrice del giornale giacobino Il Monitore Napoletano e vittima, tra i molti, della reazione sanfedista. Un gran libro, utile anche per capire la distanza della vera letteratura dai brodini anoressici di tanti autori contemporanei. Alla Baricco, tanto per intenderci.

Secondo Raffaele La Capria, l’esito del breve esperimento rivoluzionario “fu una tragedia, uno scacco, che restò come un segno indelebile nella psiche della sopravvissuta e ormai piccola borghesia napoletana”. Trovate la citazione e molto altro in un volumetto degli Oscar Mondadori Grandi Classici, Napoli, dove La Capria ha riunito tre delle sue opere saggistiche più significative dedicate alla propria amata-odiata città: L’armonia perduta, L’occhio di Napoli e Napolitan graffiti. Mi piace La Capria, non solo per la sua opera narrativa maggiore, Ferito a morte, ma perchè i suoi saggi degli ultimi anni, brevi e luminosi di intelligenza, mi hanno aiutato a liberarmi di tante some ideologiche e a guardare con più disponibilità alla saggezza del senso comune. Se volete capire Napoli, prima di avviarvi in qualsiasi discussione sulla metropoli del Sud e sulla questione meridionale, a mio avviso, occorre passare da queste parti. Per rendersi conto come mai, di tante speranze, è rimasto il resto di niente.

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Pierangelo Ferrari è Parlamentare del Partito Democratico alla Camera dei Deputati
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