C’è qualcosa che non va
Di Pierangelo Ferrari • mar 17th, 2010 • Argomento: Note politiche, Primo PianoLa scorsa settimana avevo scritto, commentando la tenuta del Cavaliere rispetto all’ondata di scandali che lo sta travolgendo da undici mesi: “che altro serve per capire che se, nonostante tutto ciò, Berlusconi è ancora in sella forse dovremmo parlare anche e soprattutto d’altro? Non per abbassare la guardia della coscienza, ma per alzare quella della sfida politica”. A pochi giorni di distanza, la mia impressione è che la nostra sfida politica si sia indebolita e che il capo di uno dei peggiori governi del dopoguerra abbia imboccato nel modo migliore (per lui) il rush finale che ci separa dall’appuntamento elettorale del 28 marzo. Nonostante il pasticcio delle liste, nonostante ciò che va emergendo dall’inchiesta di Trani, o forse proprio in ragione di ciò, il Cavaliere è sceso sul terreno che gli è più congeniale e che gli ha (quasi) sempre consentito di recuperare, all’ultima ora, consensi dati per persi: il terreno del vittimismo e della “congiura” ai suoi danni, quello della chiamata a raccolta del suo popolo contro le manovre di una magistratura “ostile”, al servizio delle sinistre. Può darsi che sbagli, me lo auguro. Può darsi che questa volta la misura sia colma, anche per una certa parte del suo elettorato e che la chiamata alle armi non funzioni più, ma da alcuni giorni avverto che c’è qualcosa che non va in questa campagna elettorale e che noi dovremmo rapidamente raddrizzare.
A noi le guerre non giovano. Un partito riformista che vuole parlare al Paese dei problemi del Paese, un partito delle regole e della legalità, della integrazione e della solidarietà, dei meriti e delle opportunità ha bisogno di un’opinione pubblica a cui rivolgersi e da cui farsi ascoltare, non di rissose tifoserie. Se il confronto politico si trasferisce in uno stadio (italiano, perchè nel resto d’Europa la situazione è diversa), in cui le due curve contrapposte si lanciano insulti, è difficile che il pubblico normale riesca a fare pervenire il suo sostegno alla propria squadra elettorale in campo. E’ più facile che prevalgano le urla dei Caimano Promoters e dei Tonino Supporters, dei Ferrero Boys e dei Borghezio Warriors. Insulti all’arbitro dall’una e dall’altra curva, lancio di oggetti, intimidazioni dell’avversario… siamo prossimi ormai all’invasione di campo e alla sospensione della partita. Cioè, fuor di metafora, siamo sicuri – per quanto riguarda il nostro schieramento – che la manifestazione di Piazza del Popolo e la pubblicazione delle registrazioni telefoniche in possesso della Procura di Trani (giusto per fare riferimento a due circostanze molto diverse, ma che rischiano di produrre il medesimo effetto) servano alla causa della costruzione di una alternativa di governo al centrodestra, cioè alla priorità che dovrebbe stare a cuore a tutti i democratici italiani? Lo so, c’è una notevole differenza tra ciò che dipende da noi e le scelte editoriali della stampa di sinistra. Ma noi dovremmo riservarci, quanto meno, un giudizio di opportunità. Per quale ragione la Repubblica e Il Fatto pubblicano le conversazioni telefoniche di Berlusconi, uscite non si sa come dagli uffici di una Procura, in cui egli parla con l’interlocutore di questioni private, di cause di separazione? E anche per la parte di interesse pubblico delle conversazioni, è accettabile che finiscano tutte sui giornali, grazie a fughe di notizie, al mancato controllo degli atti depositati? Se non ci facciamo accecare dall’odio antiberlusconiano, è difficile non vedere come la pubblicazione, senza filtri e senza regole, delle registrazioni in possesso della Magistratura diano alibi a Berlusconi per pretendere una restrizione, a tutto campo, delle intercettazioni medesime, a tutto vantaggio suo e a grave danno delle strategie investigative. La difesa delle regole e della legalità va fatta sempre da chi difende regole e legalità. Quanto alla rinascita dell’ Unione, nessuno mi convincerà mai che l’alternativa di governo si possa costruire ripartendo da Ferrero e da Diliberto. Rispetto la scelta, dò una mano a Bersani per quello che devo e per quello che posso, ma non sono d’accordo. Il palco di Piazza del Popolo è un passo indietro, non un passo avanti.
Quel qualcosa che non va che mi sembra di cogliere, in questa fase, è il condizionamento berlusconiano della nostra stessa campagna elettorale. Il Cavaliere ha deciso, ancora una volta, di spaccare il Paese a metà, perchè ritiene, non a torto, che solo in questo caso egli potrà riprendersi la metà più grande. Se si impone la rissa sarà lui a vincerla, perchè è un killer professionale, che si nasconde dietro il partito dell’amore. Ma noi non dovremmo assecondare questa strategia, accettando la rissa. Senza fare venire meno le denunce chiare e forti di scandali, arbitri e illegalità, dovremmo sforzarci di spostare la sfida sul terreno proprio della politica: le condizioni economiche e sociali del Paese, lo stato dei servizi pubblici, le aspettative per il futuro. E su questo terreno misurarci con le vie d’uscita dalla crisi. Tra poche ore, nell’Aula della Camera, in diretta televisiva, si terrà il confronto su questi temi, chiesto da tempo dal nostro partito. Portare quel confronto nel Paese per offrire agli italiani delle proposte convincenti e una classe dirigente adeguata è il solo modo per stare in campo e per sconfiggere Berlusconi. Un’altra strada non c’è. E, se per caso ci fosse, non passa comunque da Trani.
Pierangelo Ferrari è Parlamentare del Partito Democratico alla Camera dei Deputati
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Pierangelo, ti inviterei a leggere il Fatto Quotidiano o ad ascoltare Di Pietro. Sono entrambi eccessivi, monocordi, etc. Ma sono gli unici (o i pochi, quorum ego) che fanno questo lucido ragionamento: se è vero che Di Pietro porta voti al Cav; se è vero che Repubblica (inteso come giornale) porta voti al Cav; se è vero che Annozero, non parliamone poi, porta voti a grappoli al Cav… come mai quando il Cav è intercettato, si preoccupa ossessivamente di tacitare Di Pietro, Annozero, Scalfari ed Ezio Mauro?
Bisogna sgombrare il campo dagli equivoci: con la potenza di fuoco mediatica di Berlusconi, il condizionamento finale sulla campagna elettorale ci sarebbe in ogni caso, o con il jolly di una nuova tassa da abolire (vedasi ICI, taglio delle aliquote etc come sempre avvenuto in passato) o strumentalizzando in qualsiasi modo la competizione, nella migliore tradizione del “chiagni e fotti” italico.
Lo stesso cortocircuito mediatico è più interessato ai toni dello scontro: io ho sentito ripetutamente su Youdem affrontare i temi del sud e del lavoro, ma questo non va sui giornali e nemmeno in televisione, ormai. Si parla delle liste e del resto, ma non dei programmi concreti. Anche perché lo scontro è affrontato sul piano nazionale invece che regionale.
Io da sempre sono convinto che Di Pietro è funzionale all’alternativa a Berlusconi. Innanzitutto i suoi voti sono in cassaforte, perché con il Caimano mai ci andrà. Poi è tutto da dimostrare che li tolga a noi (che, in ottica di governo, sarebbe il male minore). Di più. Con la recente svolta Bersani-Di Pietro e la “pace” su questo confine, il flusso può essere biunivoco. Ho più paura di coloro che stanno alla nostra sinistra, anche se Vendola mi sembra più concreto del fanfarone Bertinotti. Aspetto l’esito elettorale con fiducia e sulla base di questo potremo fare i nostri ragionamenti.
Le intercettazioni in cui Berlusconi parla dei soldi che gli chiede Veronica mostrano ancora una volta l’idrofobia del caimano verso il normale iter (del quale, del resto, è già esperto) per una separazione ed un divorzio, e la sua repulsa verso gli strumenti ai quali ogni cittadino si assoggetta con serenità. Del resto, invece che primus inter pares, i suoi avvocati hanno già postulato il fatto che lui sia primus super pares. Peccato che la Costituzione non dica questo.
Al PD avrebbe giovato, nel lungo dormiveglia seguito alle elezioni e prima di questa campagna elettorale, magari, presentare qualche interrogazione parlamentare sui fatti della Maddalena e della protezione civile, dei quali, leggendo l’Espresso, sono informato sin dal 2008. Sono queste le cose che contraddistinguono l’opposizione.
Penso che il centro sinistra potrà vincere se riuscirà a far prevalere una ipotesi politica in grado di affrontare i problemi del paese (mi accontento di affrontare perchè risolverli non è in gran parte nelle mani di una forza nazionale). Tutto ciò che devia da questa linea favorisce la destra che ha tutto l’interesse a scompigliare le cose per mascherare le proprie scelte politiche devastanti. Di Pietro, e soci, Travaglio, Grillo, qualche pm, sono funzionali alla poltica della destra. Da non confondere con le inchieste di denuncia tipo report, presa diretta ed anche anno zero, che svolgono una azione di disvelamento della verità indispensabile. Segnalo l’intervista di Guido Rossi sul corriere di oggi per valutare i rischi della politica delle persone invece della politica delle idee.
Ma queste sono le condizioni date. L’importante è saperlo.
Francesco, sono d’accordo con te che i problemi vanno prima affrontati che risolti. Nella mia esperienza lavorativa non ho mai trovato problemi irrisolvibili (a patto di conoscerli e di non chiedere l’impossibile).
Ho letto l’intervista di Guido Rossi e non l’ho capita (nella chiave che indichi tu).
Il centrodestra era sul punto del disfacimento a fine 2007. E’ stato salvato, paradossalmente, dalla nascita del PD, e dall’accelerazione centrifuga data dal Lingotto e da Veltroni alla crisi comunque covante della maggioranza che sosteneva Prodi.
Il PDL non è stato finora altro che colla, vernice ed un po’ di Fini. Sono nuovamente sull’orlo del baratro.
Stavolta il nostro partito, il PD, c’è, è in fase di consolidamento. Chiedo solamente di non correre nuovamente, all’indomani del voto, a fare le crocerossine del centrodestra.
Rivolgiamoci ai loro elettori, direttamente, che non sono le mummie portate in piazza a suon di 100 euro e di set di padelle antiaderenti di sabato. Le brave persone in Italia oso credere siano la maggioranza. Strapotere mediatico a parte (che infatti si tengono caro) non posso credere che le brave persone continuino a votare quella accozzaglia.
Restistiamo alla tentazione di imbarcare i topi che fuggiranno dalla nave che affonda. Rischieremmo di non farli distinguere da noi.
E per quanto riguarda Di Pietro, al governo è sempre stato un moderato e non mi sembra possa spaventare nessuno tra l’elettorato di opinione ed indeciso.
Aggiungo: il potere si conquista, non con atti tiepidi. Certo non con atti incendiari, ma non con atti tiepidi. Non preoccupatevi dell’estabilishment, intendo il Corriere, la Confindustria, il Sole 24 ore, etc. Questi hanno le branchie, non possono respirare fuori dal mare dell’appoggio al governo ed al potente.
Auspicabilmente, raggiunto il potere, che se ne faccia buon uso.