Qualcosina…
Di Pierangelo Ferrari • mar 31st, 2010 • Argomento: Note politiche, Primo PianoIl segretario regionale lombardo del PD, richiesto di commentare a caldo il risultato elettorale, si è affidato alla consolazione di avere guadagnato “qualcosina” sulle elezioni europee. Non mi sento di criticarlo, avrei fatto anch’io lo stesso, nelle sue condizioni. Del resto, l’ho fatto per molti anni. La difesa d’ufficio del partito lombardo, intendo dire, e la diffusione di un messaggio di fiducia, per quanto possibile. Ma quel “qualcosina”, voce dal sen fuggita, è il sintomo di un imbarazzo e di una comune condizione di difficoltà ad affrontare la realtà per quello che è: dai nomi dati alle cose e ai fatti siamo passati ai pronomi indefiniti e ai diminutivi che li sostituiscono. Del resto, il segretario nazionale ha fatto la medesima operazione, negando la sconfitta politica (che c’è stata) e scavando nelle cifre del voto, alla scoperta di un divario con il centrodestra che si sarebbe ridotto. La sostanza è una sola e lampante: il governo Berlusconi è il solo governo europeo che non paga un dazio di consensi alla crisi globale in corso e che migliora addirittura la performance rispetto alla stagione del precedente governo di centrodestra, strappando al centrosinistra la guida di quattro regioni. E ciò è tanto più amaro per noi considerando che, scandali a parte, l’elemento critico principale della nostra opposizione si regge su un giudizio di grave inadeguatezza dell’azione anti crisi del nostro governo rispetto agli altri governi europei, compreso quello francese. Questo è il problema, il resto è propaganda. Legittima, ma fuorviante. Pronomi al posto dei nomi.
Tra i nomi trascurati proporrei di recuperarne due, per tornare a ragionare nel merito: opposizione e Lega. Bersani è convincente, come sono convincenti le ovvietà, quando sostiene che l’opposizione ha senso se costruisce un’alternativa di governo. E’ un po’ meno convincente, per quanto mi riguarda, quando limita la possibilità della costruzione di una alternativa alla rimessa in campo di uno schieramento largo, sul modello della defunta Unione, e al rapporto prioritario con l’Udc. La genesi della vittoria pugliese e la sconfitta piemontese dovrebbero indurci a qualche riflessione. Vendola rivince, con il pieno dei voti di centrosinistra, avendo respinto il diktat di chi lo voleva rimuovere su mandato di Casini. E la Bresso perde per tante ragioni, che è arduo conoscere da lontano. Ma, forse, non è stato insignificante nel determinare la nostra sconfitta quell’elenco di dodici simboli a fianco del suo nome. Dodici soggetti politici (per modo di dire), compresi i Pensionati Invalidi, quattro dei quali non hanno raggiunto l’uno per cento. E anche laddove vinciamo, come in Liguria, con otto liste che vanno dall’Udc a Rifondazione comunista, ho seri dubbi sull’efficacia di governo di una coalizione simile. Di questo dovremmo parlare, invece di riaprire, come ha lucidamente deplorato Europa, da un lato, la caccia al segretario e, dall’altro, l’attività di rimozione della realtà. Con Europa condivido il giudizio sul valore di svolta di queste elezioni regionali: il successo della Lega è un evento storico rilevante, che cambia molte cose.
Sulla Lega. Io sono stato protagonista, insieme ad alcuni altri, di una battaglia persa. Quella che ingaggiammo nella prima metà degli anni Novanta, noi segretari regionali del nord dell’allora PDS, per segnalare ai vertici nazionali del partito l’insidia e la profondità della sfida leghista. Ho davanti agli occhi un mio intervento, tra i tanti sul tema, apparso su L’Unità il 18 agosto 1993. “La partita si vince a Roma, non tanto a Milano - sostenevo - L’impegno del partito settentrionale resterà inefficace se non verrà sorretto da una iniziativa che porti la sfida alla Lega all’altezza delle questioni generali che essa pone, a partire dall’innovazione istituzionale e dalla ricontrattazione del patto nazionale”. Innovazione istituzionale, chi l’ha vista? Quanto al patto nazionale, abbiamo contribuito a metterlo in crisi con i rifiuti nelle strade napoletane e con il disastro della sanità calabrese. Ma, aggiungevo, avvertendo e mettendo in guardia: “l’attacco della Lega è arrivato anche nel cuore della sinistra, dei suoi legami sociali, della sua cultura politica. E non tanto per l’assimilazione di alcuni tratti organizzativi… quanto per la messa a punto di elementi politici dotati di forza espansiva anche nel nostro campo”. 1993, un secolo politico fa, quando Berlusconi, per dire, non c’era ancora. Oggi la Lega ha in mano il Nord ed è penetrata nelle roccheforti della sinistra emiliana e toscana. Oggi la questione è passata dall’ordinaria, se mai è stata solo ordinaria, alla straordinaria amministrazione. Cosa aspettiamo a discutere seriamente ragioni, condizioni e risposte? Usando nomi, non pronomi. Forse non è troppo tardi. Forse.
Pierangelo Ferrari è Parlamentare del Partito Democratico alla Camera dei Deputati
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Il mio invito è, prima di cominciare a farci del male, di fare un respiro profondo e contare almeno fino a cento. Non è giusto che, dopo ogni sconfitta o mancata vittoria elettorale, si cominci a cercare e attribuire tutte le colpe al Partito Democratico.
Io sono critico, mi sono iscritto al PD perchè spero che riesca a diventare il cambiamento del modo di fare politica in Italia, ho votato Veltroni e poi Marino, alla ricerca di questo diverso modo.
Ma cerchiamo di guardare le cose per quelle che sono, dobbiamo essere realisti e non flagellarci.
La situazione italiana, e mi riferisco al potere enorme di Berlusconi in ogni campo, e soprattutto nell’informazione, non ha uguali nel mondo libero e democratico.
Anche le opposizioni degli altri Paesi farebbero fatica a resistere.
Dobbiamo essere chiari e semplici e lavorare con serietà.
Costruiamo un programma, diciamo cosa faremmo sul fisco, sul lavoro, sulla giustizia, sul nucleare, sulla scuola, sul concetto di famiglia, sul concetto di libertà, sulla sanità, sulle istituzioni, ecc.
Diciamolo, per quel che riusciamo, agli italiani.
Diamoci delle ferree regole di onestà e costruiamo un partito che sappia imporre anche le decisioni agli organismi locali, quando serve.
Se fa finta di dimettersi Fitto per la Puglia, vediamo se qualcuno del PD ritenga di avere qualche responsabilità per le scelte in Calabria e in Campania.
Non è merito della Lega se la destra vince in Calabria e Campania.
Non abbiamo nulla da imparare dalla Lega, soprattutto nel merito dei problemi. La Lega è un partito ideologico che costruisce ogni giorno la sua forza in particolare sull’odio verso lo straniero e il diverso e sull’egoismo.
Cosa dobbiamo fare? Imitarla? Chiariamo il concetto di rispetto delle leggi, invece.
Sarà la storia a dire chi ha avuto ragione e chi torto in questi anni di berlusconismo e di leghismo.
E noi saremo, ancora una volta, dalla parte giusta; impieghiamo questo tempo a costruire un modo nuovo di occuparci della cosa pubblica. Approfittiamo del tempo per cambiare un po’ anche noi stessi.
Il PD lombardo è in sofferenza, come (a parer mio) lo è il PD coccagliese: stasera riuniamo il direttivo. Ciò che ha fatto il PD a livello nazionale certamente non basta, ma è già qualcosa e poteva andare peggio.
Sono d’accordo sui molti simboli, nella mia sezione (ero rappresentante di lista) zero voti al PSI, meno che a Forza Nuova!
D’altra parte coalizzarsi con UDC Di Pietro e Vendola non è nulla di scandaloso, ed i simboli non sarebbero neppure troppi.
Non dimentichiamoci dell’accozzaglia che mise su Berlusconi nel 2006 con AS e compagnia cantante e quasi ce la fece a ribaltare il risultato.
E il PDL è più in sofferenza del PD, regioni conquistate a parte. Occupiamoci comunque di noi stessi.
Non sono abbattuto, ma preoccupato si. E non solo per il risultato elettorale inferiore alle mie aspettative, ma per la reazione che sta avvenendo fra i nostri dirigenti. C’è un dato importante che non va trascurato: il PDL perde 7 punti rispetto alle politiche del 2008 mentre la lega ne guadagna 3.
A livello di macroschieramenti quindi l’area di governo perde 4 punti.
Non è un trionfo, ma non è una vittoria per la destra.
Invece per l’area di opposizione avere guadagnato 4 punti sull’area di governo viene presentata come una sconfitta storica.
The age of stupid.
Ciò detto occorre addentrarsi negli schieramenti e ragionare della crescita della lega rispetto al pdl. Intanto non è una novità: nel 1996 la lega ottenne a livello nazionale, quindi compresa la sicilia e la sardegna, oltre il 10% dei voti. Per essere più vicini a noi, nella nostra circoscrizione lombardia2 ottenne il 35,79%, in veneto2 il 32,80%. Allora non ci facemmo troppo caso perché vinse Prodi, ma questi furono i risultati. La lega vince perché ha una grande classe dirigente? perché amministra particolarmente bene dove governa a livello locale (esempi, prego, brescia forse?), o forse perché ha una classe dirigente cinica nell’utilizzare tutte le ragioni di disagio sociale rivoltandole contro chi sta peggio, all’inizio i meridionali, oggi gli stranieri e nello stesso tempo andando incontro a tutti gli egoismi dei ceti forti? Abbiamo qualcosa da imparare? Sì, che la lega cresciuta nel brodo culturale costruito da berlusconi sta diventando il nemico più pericoloso che abbiamo di fronte, che poggia ed alimenta gli istinti peggiori che serpeggiano nel popolo, che è maestra nell’indirizzare questi istinti contro la sinistra, i negri, i gay ecc.
Mi ricorda qualcosa, hitler, ebrei….
Noi. Se vogliamo avere un futuro dobbiamo cominciare a ragionare con qualche freddezza, liberandoci dalle lotte interne che puntuali ritornano, dal desiderio di vendetta su torti veri o presunti, dai congressi infiniti.
Dobbiamo radicalizzare la nostra posizione politica. A brescia dopo oltre un anno di melina il gruppo consigliare si è messo a fare opposizione. Ho qualche dubbio ancora sul carattere dell’opposizione, ancora non si centra il tema centrale delle prese di posizione, tuttavia siamo sulla buona strada. E qualche risultato elettorale lo misuriamo.
La buona strada per me è quella di cogliere il cuore del problema: lega o non lega, destra o sinistra, il modello di sviluppo occidentale è insostenibile. Fino a ieri era insostenibile perché pagato dalla povertà del resto del pianeta, quindi ci riguardava solo eticamente. Oggi è insostenibile perché mette a rischio il futuro di tutto il pianeta. La sopravvivenza del pianeta è un tema sufficiente per orientare l’azione politica di una forza democratica? Io penso che sia indispensabile.
La declinazione di questo punto di riferimento, quindi quali politiche economiche, sociali, ambientali, culturali, fiscali, formative, informative, quali riforme costituzionali, quali politiche internazionali, è il programma politico che il partito democratico deve saper costruire con coerenza e praticare con ancor più coerenza dove governa, emilia, venezia, roncadelle botticino ecc.
Partiamo da qui e misuriamo su questo la crescita di una nuova classe dirigente che non si inventerà a tavolino, ma potrà essere espressione della capacità di addentrarci in questo labirinto. Sapendo che non partiamo da zero, abbiamo molto da rinnovare e cambiare, ma non partiamo da zero, nemmeno come consenso. Non partiamo da zero, andiamo avanti dal punto in cui siamo arrivati, diamoci fiducia e tempo.
Buona pasqua a tutti e a presto.
CHE COSA C’E’ CHE NON VA?
A Villachiara il PD nelle liste provinciali delle elezioni del 28 e 29 marzo ha ottenuto il 33,38% dei voti.
E’ una delle migliori percentuali ottenute tra i comuni della provincia di Brescia (la quarta se non mi sono sbagliato nel controllare i dati).
Neanche un anno fa alle elezioni comunali la lista civica che si riconosce nel centrosinistra (formata candidato sindaco PD e da 11 iscritti al PD su 12 candidati consiglieri) ha ottenuto il 74% dei voti.
CHE COSA C’E’ CHE NON VA?
Siamo le stesse persone che portano avanti l’amministrazione comuale e organizzano le iniziative del PD, siamo le stesse persone che chiediamo il voto per l’amministrazione comunale e per il PD: perchè riusciamo a raccogliere il consenso a livello comunale e invece non riusciamo a fare altrettanto per il PD?
Perchè i 2/3 dei cittadini di Villachiara ci danno fiducia per amministrare il comune e solo1/3 ci riconosce la stessa fiducia a livello di partito?
Trovo questa cosa quasi avvilente, sconsolante.
E’ come se ci dicessero: sì di te mi fido ma non del tuo partito.
CHE COSA C’E’ CHE NON VA?
Giuseppe Riccardi
Circolo PD Villachiara
Carissimo, ti aspettavo al varco e puntualmente sei spuntato all’orizzonte. Quell’orizzonte che gli eccebombisti, gli esilaranti personaggi del film di Nanni Moretti, scrutano in attesa dell’aurora, dell’alba e infine del sole. Peccato che, travolti da interminabili e sconclusionate discussioni, il sole sorga alle loro spalle. A continuare nell’esercizio teoretico non si erano accorti che l’orizzonte giusto era dall’altra parte.
Nel leggere le reazioni all’interno del PD dopo le elezioni mi è ritornato alla mente quella gustosissima scena che mi sembra una altrettanto gustosissima metafora della situazione attuale del PD. Ma il mio intento non è infierire. Anzi. È rilanciare per andare avanti e la lettera odierna di Bersani ai Segretari dei Circoli è un buon viatico. L’esercizio teoretico è interessante, ma ha un limite: non ha fini applicativi. Io preferisco il pensiero e l’azione. Croce descrive così il dialogo tra teoria e prassi: “Perché se il conoscere è necessario alla praxis, altrettanto la praxis è necessaria al conoscere, che senz’essa non sorgerebbe. Circolarità spirituale, che rende vana la domanda del primo assoluto e del secondo dipendente col far del primo perpetuamente un secondo, e del secondo un primo”. Bisogna riprendere in mano il partito con questa logica. Pensare e agire, agire e pensare deve essere la circolarità che ispira il nostro lavoro. Oltre a questo bisogna ritornare nei luoghi delle persone che da tempo vengono occupati dagli alieni verdi. Lo stiamo sperimentando a Provaglio mettendo insieme la presenza sul territorio con gli incontri settimanali nella sala civica perché non abbiamo più una sede. Ma forse sarà bene avere di nuovo anche quella. Con i gazebo saremo presenti una domenica al mese e contiamo sulla tua presenza almeno una volta. Per adesso abbiamo raccolto qualche tessera in più e Provaglio è uno dei quattordici Comuni in cui il PD è risultato il primo partito. Quisquilie, pinzillacchere, come diceva il grande Totò? Può darsi di sì, ma mentre scrivo dal contesto quotidiano ci vengono offerti tre temi importanti su cui dare battaglia insieme a tutti coloro che ci stanno: il deficit/Pil al 5,2%, come nel 1996, che Prodi riuscì a raddrizzare in poco tempo; l’aumento drammatico della disoccupazione anche in Lombardia (ieri sera Tettamanzi nel Duomo di Milano ha lavato i piedi ai disoccupati), la difesa della legalità sul tema della Ru486. Subito, senza aspettare che a dettare l’agenda siano i grillini o il popolo viola della premiata ditta TFD (Travaglio Flores D’Arcais).
Ti aspettiamo ai nostri gazebo il 18 aprile o il 9 maggio, dalle 9 alle 12, in Piazza Portici e nella Frazione Provezze.
(Questo intervento sostituisce il precedente in quanto vi erano degli errori)
Ci sarò. Sentiamoci per il 18 aprile: è una data evocativa per una ripartenza!
Molto bello ciò che dice Onger e anche (nel mio circolo EST della città)praticato.Ma sono convinto che il rischio (avvertito anche da Onger)sia quello ben espresso da Leonardo(quelli che s’innamoran di pratica sanza scienza son come nocchieri che entra in navilio sanza timone o bussola che mai ha certezza dove si trova).Poi è vero che teoria e pratica devono camminare all’unisono,ma purtroppo a mio modesto avviso sono come i due ubriachi i quali per stare in piedi hanno bisogno uno dell’altro.
La cosa positiva è che nonostante le grandissime difficoltà il partito c’è .Allora è doveroso che i gruppi dirigenti svolgano(se ne sono capaci)il loro ruolo a tutti i livelli,ovviamente cominciando da Bersani.Alcuni temi vanno messi a fuoco e definiti,in primis (sono daccordo con Ferrari)questione alleanze e Lega.Sulle alleanze è evidente che non solo non è possibile seguire le disinvolte convenienze di Casini ma che non è possibile tornare a dover demandare la questione del candidato premier (o sindaco nel caso ad esempio di Brescia)all’area moderata quale unica possibilità di contendere a Berlusconi l’elettorato di centro.La contesa del voto moderato(che vale doppio)dipende solo da noi e dalle nostre politiche(bravo Riccardi che si pone la domanda giusta).Parlo di Casini perchè spero che sui partitini alla nostra sinistra la lezione dell’ultimo Governo Prodi ci sia di monito .
Sulla Lega penso dovremo tornare a studiare il fenomeno e a vedere come contrastarlo.Per esempio non è vero(almeno in città)che hanno questa presenza sul territorio(il vecchio modello PCI).
Da dove viene allora in situazione di crisi l’ampio consenso?A mio modo di vedere dalle risposte di breve periodo e di convenienza immediata che danno ai problemi(e ciò vale per tutti i settori:ricordo la storia delle barriere doganali per contrastare l’invasione dei cinesi o la contrarietà all’euro).
Per quanto ci riguarda però c’è da superare il diaframma nei confronti del mondo produttivo autonomo e non solo che deve essere oggetto di una severa riflessione nostra:non abbiamo voce in capitolo da nessun punto di vista e questo è grave.La ragione è che siamo percepiti come coloro che difendono l’indifendibile e che conoscono solo la parola diritti e quella dei doveri l’hanno relegata in soffitta.Se in situazioni di crisi come questa le piccole e piccolissime imprese non cercano noi come sponda è perchè non conosciamo i loro problemi(o veniamo percepiti come coloro che non si occupano dei loro problemi).Penso solo al problema dell’agricoltura nel bresciano(cioè ad un terzo del reddito prodotto):noi non sappiamo neanche dove fisicamente sono.Allora o ripartiamo da qui,cioè dall’insieme della società e ad essa cerchiamo di rivolgerci(e cerchiamo di capire quali problemi ha)oppure i rapporti di forza elettorali non si modificheranno mai,e quindi il problema del ricambio della direzione del Paese sarà rinviato sine die.
Buona Pasqua a tutti.