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Tormentoni

Di Pierangelo Ferrari • apr 7th, 2010 • Argomento: Note politiche, Primo Piano

Così siamo finiti in questa pirandellata del conflitto tra  i vecchi e i giovani, in questo avvilente tormentone tenuto vivo da giornali in crisi di diffusione e da talk show televisivi alla caccia di audience. Non ci bastava dover sentire, ripetuta a destra e a manca, quell’altra cazzata della Lega che vince perchè è radicata sul territorio. Volevamo fare il bis dell’autolesionismo e abbiamo accolto, senza reagire (anzi no, qualcuno ha reagito, ma a bassa voce), la tesi morettiana che si perde perchè al comando ci sono sempre quelli. Con questi perderemo sempre, si dice, ma lo si dice solo dopo aver perso. E’ il senno del poi, di cui sono piene le fosse dell’amarezza. Anche al vertice della Lega (ma sì, facciamolo questo confronto con il Carroccio, purchè sia con i piedi per terra) c’è sempre quello, circondato, da un quarto di secolo, dai soliti tre, quattro luogotenenti.  Anzi, lì non cambiano proprio mai: è una gestione verticistica e familistica. Eppure hanno il vento nelle vele. Questo vento non si chiama né radicamento territoriale né ricambio generazionale. Si chiama politica.

A parte i picchi leghisti delle valli e dell’ovest bresciano, ci sono comuni nella nostra provincia, tra i meglio amministrati dal centrosinistra, in cui la Lega non c’è, nel senso che non si vede. Ciò nonostante il fantasma intercetta un elettore su cinque, uno su quattro. Tanti quanti, più o meno, ne intercettiamo noi, che abbiamo una storia locale di radicamento, che possiamo vantare buongoverno e buoni amministratori. A Rezzato il voto politico della Lega è superiore al nostro, a Botticino ci pareggia, a Carpenedolo ci doppia. Nel mio quartiere, zona nord della città, non si è mai vista un’iniziativa leghista. Da dove vengono i consensi che li colloca, comunque, attorno al 20%? Dal radicamento? Non sarà fine dirlo, ma non trovo parola più efficace e la ripeto: cazzate. La spiegazione è una e una sola: la Lega ha un’identità precisa, parla chiaro e si fa capire da tutti. Puoi convenire o dissentire, ma sai chi sono e cosa vogliono. E quando conquistano una responsabilità, dal piccolo comune al ministero degli Interni, si ammorbidiscono, forse, ma non cambiano faccia e fanno quello che avevano promesso di fare. Vedi Coccaglio, comune amministrato da noi fino a un anno fa ed epicentro di un celebre episodio di caccia al clandestino. Passato White Christmas, che ha sollevato l’indignazione di quasi tutta la stampa, di tutti i democratici e della Chiesa, alle elezioni regionali la Lega vola oltre il 40% e il centrodestra si consolida sui due terzi dei consensi. Che ci piaccia o meno.

E ciò che vale per la Lega vale, a maggior ragione, per Berlusconi. Il radicamento che conta è quello che conquisti nelle paure, nelle attese, nei bisogni e negli interessi di vaste masse popolari. Alle quali giungi solo parlando chiaro e forte. Questo è il nostro problema, da quando è nato il PD. E agli incauti sognatori del tempo che fu è bene ricordare che le presunte identità dei DS e della Margherita, a cui vorrebbero ritornare, non erano identità consolidate ma pallide sopravvivenze di identità ereditate, un tempo forti, quelle del PCI e della DC. Insomma, è dall’inizio degli anni Novanta che l’area politica del centrosinistra ha il problema di definire con nettezza il proprio profilo politico: chi sei e cosa intendi fare? Finchè la nostra risposta sono le centinaia di pagine del programma elettorale del 2006 e i tredici soggetti politici che l’hanno prima sottoscritto e poi rimosso non ne usciremo. Per questo era nato il PD. Per semplificare e per comunicare al Paese una storia, un’identità, un progetto.

Le tante Serracchiani che si sono fatte avanti dopo l’insuccesso elettorale devono partire da lì e dare risposte a quel problema lì, senza indulgere sull’età o sulla durata al comando delle prime file. E dare battaglia politica, se vogliono farsi largo tra quelle prime file. Questo è un nodo importante per il futuro del PD. Io sto in Parlamento da quattro anni, ma conosco da vicino i gruppi dirigenti nazionali degli ex diesse dai primi anni Novanta, e non ho mai assistito a un rinnovamento prodotto da una autentica spinta dal basso. Solo a cooptazioni dall’alto, fino all’ultima mortificante vicenda delle liste alle elezioni politiche del 2008. E al recente “congresso” (per così dire), cosa è accaduto? La grande agitazione dei quarantenni, le tante riunioni e i tanti propositi di sfida dove sono finiti? In coda, dietro questo e quel capo corrente, in cerca di una confortevole remunerazione. In politica ci si dovrebbe fare largo solo facendo politica, cioè battendosi a viso aperto per le proprie idee, rischiando e perdendo il più delle volte, ma costruendosi, strada facendo, una credibilità. Il più brillante dei nostri giovani bresciani si è lamentato su Bresciaoggi che tutti i concorrenti alle primarie per la scelta del candidato presidente alla Provincia fossero ultra cinquantenni e che alla fine sia stato scelto il più vecchio. Sulla seconda lamentazione vorrei dirgli: è la democrazia, bellezza. Sulla principale recriminazione, invece, mi chiedo perchè non si sia candidato lui, che ha ventotto anni. O un trentenne. O un quarantenne, almeno. Perchè dalle impasse si esce solo forzando i vincoli, non deplorandoli. E’ la politica, bellezze.

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Pierangelo Ferrari è Parlamentare del Partito Democratico alla Camera dei Deputati
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12 Commenti »

  1. Hai ragione da vendere, e gioco il carico da 11.
    Guardiamo le preferenze del PD alle regionali in provincia di Brescia.

    Girelli 8756
    Ferrari GB 6844
    Squassina 4482
    Maffeis Piero 2618
    Bandera 1995
    Venturi 1493
    Ramponi 1113
    Colosio 862

    Le 4 donne tutte dietro, staccate di tantissimo da trio di testa.
    Siamo proprio sicuri che il sistema nostro delle liste al 50% donne faccia l’interesse delle donne?
    Mi spiego a scanso di equivoci. La parità uomo donna e la volontà di perseguirla è, per quanto mi riguarda, un prerequisito per fare parte del PD. Chi non è in questo ordine di idee lo considero prima o poi destinato a lasciarci, e comunque non in sintonia con le linee guida. Ma:
    1) Parità in che senso? Poniamo che ci sia un problema di vocazione delle donne bresciane in politica (è una pura ipotesi). Cioè che su 100 attivisti, 20 siano donne, cioè 4 volte meno che gli uomini. E’ giusto, secondo la regola-panda, che ognuna di esse abbia il quadruplo di probabilità (rispetto ad un analogo uomo) di occupare un ruolo, una candidatura?
    Per conto mio sì, non avrei nessuna remora a lasciare loro anche il 100% dei ruoli, seguendo però un criterio meritocratico (leggasi primarie per i posti in lista, ad esempio: e fatte le primarie, se ci sono 8 donne davanti si candidino 8 donni, se è il contrario, 8 uomini).
    2) Vista la premessa di cui sopra, posto che le donne in lista attirino meno voti (di nuovo ipotesi, da discutere, ma abbastanza solida visti i dati citati), è conveniente per le donne in generale e per le donne del PD in particolare la regola-panda? Natura non facit saltus (si diceva una volta, tra l’altro sbagliando): ciò che mi preme veicolare è che, posto che la pari rappresentanza sia un valore da perseguire (per me più che altro è la pari opportunità, e, ripeto, accetterei ed anzi sottoscriverei un parlamento di sole donne, a patto che i criteri di scelta non siano quelli dell’igienista dentale del cav.) la nostra preoccupazione sia innanzitutto quella di fare crescere il PD che mi sembra genuinamente impegnato sul campo.

    Ancora sui gender. Oramai non sono più due, maschio e femmina. Mi aspetto, lo dico senza ironia, tra un poco la quota trans. Rimarcando che non è sbagliato “trans” ma, per me almeno, “quota”.

  2. Che la questione del cosiddetto “radicamento sul territorio” della Lega sia sia per molti versi mal posta è del tutto evidente. Basta citare l’esempio della Val Camonica: il PD (con circa 500 iscritti) sopravanza di due volte e mezzo la Lega (che ne conta 200), per non parlare del numero dei circoli e delle diverse iniziative del nostro partito sul territorio, assai superiori a quanto riesca a mettere in campo il partito di Bossi. Al contrario, in termini di voti, il rapporto si inverte: il Carroccio( che annovera solo 2 sindaci su 41 comuni) raccoglie consensi due volte e mezza superiori a quelli del PD. Il PDL poi ha poca organizzazione e scarso radicamento, intesi nel senso tradizionale, ma raccoglie, a livello provinciale più o meno gli stessi consensi della Lega. Il motivo delle nostre difficoltà è chiaro e indiscutibile: non abbiamo una identità politico- culturale definita ed un progetto di governo convincente e credibile da mettere in campo. Diceva un leader politico del secolo scorso che “data la linea politica, l’organizzazione decide tutto”, ma appunto…. data la linea politica.
    Sui giovani a cui verrebbero tarpate le ali, aggiungo solo che non può essere l’ anagrafe a determinare i ruoli, ma la selezione dei gruppi dirigenti deve avvenire sulla base delle effettive capacità e competenze che vanno dimostrate concretamente sul campo, in un libero confronto di idee e proposte, al di fuori delle vecchie e logore logiche di correnti e cordate che “premiano” la fedeltà invece che il merito.
    Se i giovani si illudono che gli spazi( in politica, ma non solo) verranno loro gentilmente offerti su un piatto d’ argento, andranno incontro ad amare delusioni. Come diceva uno che se ne intendeva ” occorre osare lottare per osare vincere”.

  3. Sembra sempre brutto lasciare commenti non critici ma questa volta non posso fare altro che CONDIVIDERE AL 100%.
    Basta lamentarsi ma inziare a metterci la faccia. Quando sei giovane puoi ancora farlo perchè non hai niente da perdere ma questi mi sa che sono giovani vecchi.
    Diverso il discorso sulla Serracchiani la quale la faccia c’è la messa eccome ed ha anche raccolto un mare di voti alle Europee. Magari ve ne fossero di Serracchiani in Italia (mi accontento anche solo a Brescia !!).
    Ciao

  4. Più o meno in contemporanea ho scritto:
    RADICAMENTO

    E giù tutti a parlare di “radicamento”. Non se ne può più. Se c’è un partito non radicato in Valle Camonica quello è la Lega. Abbiamo due dati incontrovertibili: quanti consiglieri comunali ha la Lega nei comuni della valle? Un numero assolutamente esiguo se paragonato con le percentuali di voti raccolti. In paesi dove supera il 40% dei voti nelle elezioni politiche spesso non riesce ad eleggere nemmeno un rappresentante in consiglio comunale. E questa sarebbe la presenza sul territorio?
    C’è un altro elemento da valutare, se si vuole parlare di radicamento: l’uso delle preferenze. Se analizziamo le preferenze espresse per Renzo Bossi nelle ultime regionali vediamo che la presenza organizzativa del partito è assolutamente marginale. L’espressione della preferenza nasce di solito da un contatto diretto di alcuni militanti con gli elettori (a meno che il personaggio da votare non sia più che famoso). Ebbene, il numero di preferenze raccolte dal figlio del padre padrone della Lega è del tutto irrilevante rispetto ai voti di lista. La Lega aveva capito talmente bene la difficoltà di far preferenziare Renzo che aveva tolto dalla lista bresciana ogni nome che potesse fare ombra al candidato da eleggere. L’esclusione della Monica Rizzi, pluripreferenziata alle ultime regionali, si spiega solo così. (Ora ci tocca solidarizzare persino con lei, sacrificata sull’altare dello spudorato nepotismo del ministro romano!).
    Allora, se di radicamento non si tratta, proviamo a cercare in altra direzione, altrimenti non capiremo mai nulla del voto leghista.
    Il successo della Lega è ancora in gran parte, a distanza di ormai 30 anni dalla sua apparizione, il voto dell’antipolitica. Vota Lega chi di questa nostra disgraziata Italia non si interessa per nulla. Non ha idee precise né riguardo all’economia, né alla sanità, né alla scuola, né né né. Vota Lega perché la Lega c’è e appare ovunque con uno sforzo di costruire identità e visibilità mediatica secondo solo a Berlusconi (che ha ben altre truppe da schierare). Mentre la sinistra non ha identità e non è visibile o addiruttura si nasconde, la Lega c’è e intercetta consensi sul piano dell’emotività, più che su quello del programma politico. Provate a chiedere ad un leghista che cos’è il federalismo e ve ne accorgerete subito. Provate a vedere se l’elettore medio della Lega è veramente razzista come lo sono i suoi capi e vedrete che non lo è, né nei comportamenti, né nelle idee. Allora perché vota Lega? Solo perché è il voto più antipolitico esistente sul mercato e quindi il più vicino alla sensibilità della gran parte del popolo italiano. C’è rabbia nel voto leghista? Macchè. C’è menefreghismo, questo sì. Italia o Spagna purchè se magna.

  5. Vero è anche che la generazione di quarant’enni che all’epoca sostenne Occhetto nella famosa svolta e che poi si attestò nelle posizioni di comando del partito (D’alema, Fassino, Mussi,Veltroni) sono più o meno quelli che ancora decidono e contano nel partito, i cosiddetti big (a parte l’ex ministro che non ha aderito al PD) che hanno affrontato vent’anni di batoste elettorali (tranne qualche vittoria), ma soprattutto non hanno saputo creare attrattiva verso la politica (quello che faceva il PCI) vedendo calare ogni anno drasticamente il numero degli iscritti…Ogni tanto converrebbe farsi da parte perchè forse non conta tantissimo l’età, conta più il ciclo politico…e direi che il loro è finito da qualche anno.

  6. In relazione al “Primo piano” di PierAngelo sempre puntuale e condivisibile,vorrei fare un paio di considerazione in merito.
    Io penso che il personale politico che ci rappresenta nei vari enti provincia,regione,parlamento, siano tutte persone competenti e preparate,(anche se a volte distanti dai problemi quotidiani) ma detto questo ci sono altrettanti militanti che da anni sul territorio si distinguono per il lavoro svolto,nel partito,nelle istituzioni,come sindaci-amministratori ,nel sociale,nel sindacato che proprio per questo motivo non hanno potuto (anche perchè devono anche lavorare) frequentare le persone “giuste” all’interno del partito.
    E al momento di qualsiasi elezioni sono sempre i soliti noti che frequentando i “palazzi” del partito vengono candidati ,(a parte rare eccezioni) sicuramente non è l’età anagrafica che permette automaticamente di essere candidati,ma chi dal partito o dai partiti di provenienza ha già avuto tanto, dovrebbe mettersi a disposizione per un ricambio di classe dirigente (necessario) utopia !!!!!!! forse !!! ma conosco troppe persone capaci, in gamba, che hanno rinunciato alle attività nel partito.

  7. Caro Pierangelo,
    anche stavolta devo concordare ( e non mi dispiace certo!!! ) con gran parte delle tue considerazioni.
    E’ vero, quella del “radicamento sul territorio della Lega” è una gran “cazzata”( peraltro ben alimentata da molti mezzi d’informazione). Vero, noi non trasmettiamo l’immagine di una identità politica definita. Tutto vero…ma…
    Ma è vero che non abbiamo una identità definita?
    Non sono d’accordo. Noi l’identità l’abbiamo: ma pare che ce ne vergognamo…
    Questo è ciò che trasmettiamo. Diamo l’impressione di essere i primi a non credere in noi stessi.
    Perchè dico questo?
    Guarda cosa avviene nei Comuni all’atto della costruzione e presentazione delle liste: ci mascheriamo dentro le liste civiche. Quando dico mascheriamo non intando criticare la scelta politica delle Civiche. Intendo però che dovremmo essere in quelle liste con il nostro nome ed il nostro cognome, come fa la lega, anche dove pare non esserci. E’ vero che poi magari non hanno (per ora)il personale politico, il phisique du role, ma il loro simbolino lo mettono sempre e non si vergognano di portare avanti le loro posizioni ( per grossolane e grette che possano sembrare a noi fiorettisti dell’intelletto).
    Noi, invece, nascondiamo le nostre idee, nascondiamo le nostre storie, nascondiamo la nostra stessa esistenza…
    Quando ero un ragazzino e giocavo, come allora si faceva, alle”guerre” con i miei coetanei ho imparato alcune cose. La prima: mentre noi preparavamo bellissimi ed esili fioretti i “nemici” arrivavano armati con essenziali e nodosi bastoni che in tre minuti ci riducevano all’impotenza, E perdevamo…
    Mi pare di rivivere quelle “epiche” battaglie…
    Se non vuoi usare i nodosi bastoni, allora devi decidere di cambiare il campo di battaglia, o cambiare il tipo di gioco…
    Ma comunque devi capire quale è l’essenza del gioco. E l’obiettivo che vuoi raggiungere.
    E qui si innesta la diatriba tra vecchi e giovani.
    Ma sti benedetti giovani che obiettivi hanno?
    Vogliono in qualche modo cambiare un mondo triste ed ingiusto, o vogliono solo fare rapidamente “carriera”?
    La forza nostra del passato erano quelle migliaia, centinaia di migliaia, di persone che volevano con intalligenza ed impegno, con fatica e coraggio, e con tanta umiltà, cambiare il mondo.
    Si, tu mi dirai che è cambiato tutto da allora. Hai ragione, non sono un nostalgico, perdio!!!
    Voglio solo sottolineare che la molla che ci fa camminare non può essere l’arrivismo.
    Questo va bene per Brunetta ed il figlio di Bossi. La nostra molla deve essere ideale ( lo so che sono un romantico), questo può fare la differenza nel vuoto attuale.
    Ma ce ne vergognamo…Ci vergognamo di essere noi stessi. E, guarda, non è questione di questo o quel gruppo dirigente. E’ una cosa molto più profonda ed individuale, direi quasi intima.
    Quando ritroveremo l’orgoglio di dire: IO SONO DEMOCRATICO E VOGLIO LA PACE, LA GIUSTIZIA SOCIALE, UN MONDO MULTICOLORE E MULTIETNICO, LA PARITA’ DI GENERE (QUALUNQUE ESSO SIA ), LAVORO PER TUTTI, POSSIBILITA’ UGUALI PER TUTTI, LA POSSIBILITA’ PER OGNI RAGAZZA E RAGAZZO DI PENSARE AL FUTURO SENZA PAURE ED ANSIE, ed il resto aggiungilo tu che con le parole sei più bravo di me…
    Ciao.

  8. Ma si, vale la pena di aggiungere un pò d’enfasi all’analisi sul disastro che ci attende.
    E sì, perchè se non comprendiamo quanta distanza si stia frapponendo tra “noi” e la gente che vive intorno a “noi” non potremo in tempo apporre quei rimedi indispensabili.
    1) Il radicamento logora chi ce l’ha!
    Noi eravamo e siamo (tutto sommato) radicati.
    Basta però intendersi sul concetto e sul significato letterale ed ontologico del termine. Ebbene, abbiamo sedi di partito, ricorrenze, slogan ed apparati in ogni dove.
    Siamo però certi che stiamo facendo tutti il “nostro dovere”, stiamo eseguendo le azioni proprie che un “partito radicato” debba compiere?
    A voi la risposta, secondo me non tutti e non sempre… ecco quindi un primo rimedio: fare tutti un pò di più e…chi non fa neanche il minimo indispensabile, cominci, o si accomodi alla porta, please.
    2) Ascoltiamo le nostre genti, prima che le loro orecchie diventano sorde.
    Viviamo più “pressantemente” le nostre realtà. Viviamo quotidianamente le gioie e le angosce dei nostri fratelli, bianchi, neri, belli, brutti, magri e grassi!
    Ma come?
    Essendo presenti con ogni iniziativa, con ogni manifestazione, con ogni stimolazione che possa far vedere a chi ci sta intorno quanto a cuore ci stiano i problemi di tutti.
    Oggi la Lega stravince (a parte qualche eccezione) vantando tematiche che indistintamente eccellono nella banalità e nella ovvietà.
    Ma sempre (o spesso) senza profondità. Quella profondità che noi abbiamo sempre saputo rivolgere alle analisi sociologiche e non.
    Ergo, quarantenni o cinquantenni, trentenni, ventenni o sessantenni, non è nè può essere questo il tema.
    Lo rifuggo o lo rispedisco al mittente, fate voi.
    Sono per le donne e gli uomini veri, quelli senza età perchè nessuna età può essere assegnata alla libertà delle idee che tendono al fine della giustizia.
    Uomini e donne senza sovrastrutture velenose, capaci di rendere alla politica il prezzo dell’impegno che la politica pretende.
    Donne ed uomini che non si vergognino della lora appartenenza e che sappiano spendersi con umiltà, gioia e devozione al ruolo che la Politica richiede allo stesso progresso della Libertà.
    E coloro che, per l’uovo di oggi sacrificano la gallina di domani dico…
    Buon appetito, io salto questo pasto e guardo oltre, possibilmente con chi è capace e non con gli ominicchi ed i quacquaracqua’ …
    Quanti sono capaci di tutto ciò, quanti condividono i veri temi di giustizia sociale e quanti invece anelano ad un carriera a fianco di questo o di quello…
    Non farò il moralista più oltre di quanto abbia fin qui fatto!
    Ma scusate…è la democrazia bellezze!

  9. Piaccia o non piaccia, i conti prima o dopo, se li si vuol davvero fare, bisogna farli con onestà e schiettezza.
    E questo valga soprattutto per chi si ostina a non vedere il baratro che il silenzio delle coscenze scava sotto di noi.
    Alcune brevissime riflessioni.
    1) Siamo radicati anche e molto più di altri: ma siamo sicuri di fare tutti il proprio dovere? Nessuna accusa gratuita, per carità!
    Ma quanti spendono per la Politica il tempo, l’impegno e l’onesta che la Politica pretende dal proprio artefice?
    2) Quanti si vergognano del “simbolino” e piuttosto, con allegre alchimie, disegnano scenari di fantapolitica utili al governo del poprio cortile, senza alcuna ambizione al progresso ed alla crescita del vero pensiero del PD, così come generato ab origine e non soltano come “summa teologica” delle diverse anime del partito.
    3) Quanti ancora per l’uovo di oggi sono disposti a sacrificare la gallina di domani.
    4) L’impegno politico non ha età, quanto meno non può essere codificata l’età anagrafica del Migliore. Ventenni, trentenni o quarantenni, spesso sono molto più imbelli dei cinquantenni sessantenni e settantenni (ed anche viceversa).
    Ergo l’onestà e l’impegno non ha età e cercarne di paradigmare il DNA è solo l’alibi per nascondere le proprie insufficienze.

  10. Giuseppe Giuffrida, sono d’accordo alla grande con te!

  11. Bene Filippo, è già un inizio … Due voti li portiamo a casa!!!

  12. Concordo sul falso mito della Lega radicata, forse i dirigenti verdi hanno imparato dal pdl l’arte del clientelismo. Ai seggi, dove la destra prende il 70% dei consensi, sembra una cena in famiglia. Certo poi ognuno è libero nel segreto dell’urna, ma di certo gestire il potere locale (assunzioni, contributi) è una grande forma di radicamento. Noi possiamo mettere in campo le nostre idee, ma forse è ancora lontano un progetto organico e completo di paese, lo dice Pierangelo quando parla del mattone-programma.

    Cosa fare allora? Personalmente intravedo un’unica strada, ovvero: rialzati democratico! Tanto ormai mr.B. ha permeato anche il nostro modo di comunicare. Battute a parte, i circoli ci sono, ma sanno fare rete? riescono a creare sinergie? ad aiutarsi l’un l’altro e magari raggiungere un risultato inaspettato?

    L’esempio che vi porto è quello del Garda, a due mesi dalle elezioni ci siamo ritrovati e ci siamo detti: aspettiamo la pappa pronta o ci svegliamo per tempo noi? Di fatto i due pacchettini di materiale arrivati dal capoluogo, non reggevano i 30.000 volantini distribuiti dal pd garda o i 1.000 manifesti affissi.

    Questo ha prodotto risultati? Scalfire i 2/3 di consenso decennale non è cosa raggiungibile in settimane o mesi, ma almeno qualche cittadino che sbadatamente ha spento la tv, invece che ascoltare la diatriba delle liste, ha letto cosa pensava il pd sull’acqua pubblica, sulla scuola, sulla sanità, ecc…

    In sintesi. Non aspettare che il tuo partito faccia qualcosa per te, ma fai tu qualcosa per lui. Non aspettiamo che la soluzione a tutti i mali arrivi da una direzione o un caminetto, mettiamoci in gioco noi per primi. Penso sia questo il vero radicamento.

    andrea volpi, sirmione

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