giovedì 15 aprile
Di Pierangelo Ferrari • apr 17th, 2010 • Argomento: Diario in CameraQuando si arriva al voto della leggina sanatoria che ratifica gli effetti (cioè, il risultato elettorale) del decreto “salva liste”, da noi fortemente contrastato e bocciato l’altro ieri, il nostro Gruppo va in ordine sparso e molti contravvengono, astenendosi, l’indicazione del voto a favore. L’episodio mi ha innervosito, anche perchè c’ero io seduto al banco dei nove, per conto del PD, a dare l’indicazione di voto ai nostri deputati con il mio pollice alzato. Mai pollice fu tanto disobbedito come in questo caso. Per restare alle mie mani, perlomeno. Avremmo dovuto fare una preliminare riunione del Gruppo per recuperare legittimi ma infondati dissensi. Niente riunione, niente disciplina. La seduta dell’Assemblea è stata preceduta da una breve riunione del Comitato di indagine sull’ antisemitismo, dove abbiamo ascoltato anche Benedetto Carucci, preside della Scuola ebraica di Roma, un rabbino di spiccata intelligenza. Mi ha incuriosito la sua tesi che l’antisemitismo si alimenta anche della inconoscibilità dell’ebreo. “Se mi togliessi la kippah – ha detto il rabbino – non sarei riconosciuto come ebreo, vestito normalmente come sono“. Devo essere vero che ci fanno più paura le presenze invisibili, perchè le percepiamo come più minacciose nel loro anonimato. Dopotutto, islamici e immigrati di colore sono riconoscibili e, perciò, da loro possiamo prendere le distanze.
Le agenzie lanciano la notizia che Berlusconi e Fini, ai ferri corti fino a ieri, pranzano insieme. Buon appetito. Altri auspici io non ne farei. La legislatura non mi pare a rischio, perchè il centrodestra non può andare al voto anticipato sulle macerie di una rottura nel Pdl. E Fini, del resto, non è in condizione di forzare fino a rompere: che cosa sarebbe fuori del centrodestra? Chi rappresenterebbe? Trovo sinceramente patetiche le illusioni su un’alleanza con Fini in versione anti Berlusconi, più ancora dell’investimento politico su Casini. L’uno e l’altro, ma soprattutto il primo, appartengono al campo culturale e politico del centrodestra ed è in quel campo che giocano la loro partita. Quando aprono un rapporto con noi (Casini) o sposano posizioni che ci sono care e che ce lo fanno apprezzare (Fini) lo fanno per fare pesare dentro il centrodestra il valore politico di un rapporto esterno privilegiato. Insomma, noi siamo una sponda del biliardo, non gli alleati del gioco. Pensare che si possa governare il Paese con l’uno o con l’altro è masochistica fantasia. Con loro possiamo convergere sulle regole del gioco ma, a parte che su legge elettorale e forma di governo la pensano diversamente, è credibile fissare nuove regole senza e contro Berlusconi? D’Alema si è già seduto al tavolo di una virtuale Bicamerale, ma noi è meglio se rimaniamo in piedi.
Pierangelo Ferrari è Parlamentare del Partito Democratico alla Camera dei Deputati
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