La repubblica due e mezzo
Di Pierangelo Ferrari • apr 21st, 2010 • Argomento: Note politiche, Primo PianoPrendiamoci del tempo per capire meglio e per prendere le contromisure necessarie, ma è difficile sottrarsi all’impressione che l’operazione finiana potrebbe chiudere una fase politica e aprirne un’altra. Dice Fioroni: “uno tsunami a destra è destinato a provocare reazioni, inevitabilmente, anche sul versante opposto”. Forse, non ha tutti i torti, anche se appare assai precipitosa l’aspettativa dell’evento e ugualmente significativa, in vista dell’evento medesimo, la recinzione del campo cattolico democratico all’interno del PD. A proposito, a Fioroni, che si intesta il buon risultato dei candidati cattolici democratici nelle liste del partito (per cui il Corriere titola la sua lettera “Il PD debole e la forza dei cattolici”), non è opportuno che qualcuno rammenti la differenza tra voti e preferenze e che qualcun altro chieda conto della legittimità di quella personale e arbitraria intestazione? Forse, alcuni degli eletti hanno altri riferimenti nazionali e coltivano altre prospettive, rispetto a quella fiorioniana, sempre più scoperta. Così come appare un tantino apocalittico il ricorso alle metafore dei grandi eventi naturali: “Come un vulcano, il bipolarismo polarizzato sull’eterno teatrino berlusconiano può esplodere da un momento all’altro”. Vulcani in sommovimento, tsunami in arrivo… Calma, calma. Forse, il protocollo finiano prevede un andamento meno distruttivo, ma più incisivo: un alternarsi di maree alte e basse che coprano e scoprano, in una successione logorante, la riva berlusconiana. Vedremo. Tuttavia, se non siamo alla vigilia della terza repubblica, che dovrebbe nascere, non si sa come, sulle macerie (temute? auspicate?) del bipolarismo, possiamo certamente dire di essere impantanati nella palude della repubblica due e mezzo.
In questa palude, che è, nello stesso tempo, istituzionale e politica, si consuma la credibilità di partiti e di coalizioni e si spalancano le porte al risentimento popolare e alla disaffezione elettorale. Siamo sempre lì, da alcuni anni. E da alcuni anni mancano anche le nostre risposte. Perchè, come l’asino di Buridano, che morì di inedia per non essersi deciso a mangiare l’uno o l’altro dei due cumuli di fieno che gli stavano davanti, il Pd guarda prima di qua e poi di là, irresoluto a procedere con determinazione nell’una o nell’altra direzione. Di qua sta la piattaforma del Lingotto e la ‘vocazione maggioritaria’, di là il ‘partito radicato’ e il ‘patto repubblicano’ . Questo per la questione principale, con le conseguenti opzioni sulle leggi elettorali. Poi, su molte questioni di merito, tanti mucchi di fieno intatti, che rischiano di marcire all’acqua e al vento: giustizia, mercato del lavoro, politiche energetiche, pubblica amministrazione, politiche per il mezzogiorno, temi eticamente sensibili…. Se mi guardo attorno in Europa scopro che i riformisti si affermano laddove scelte forti hanno prodotto identità forti. Non c’è alternativa. Magari i successi politici sono anche il frutto di sapienti alleanze elettorali, ma queste sono irrilevanti se non sono messe al servizio di un progetto per il Paese, fatto di sì e di no, di scelte esplicite e comprensibili. Il disegno di Fini, l’uso delle primarie, la competizione delle fondazioni, il ricambio generazionale, la conta fiorioniana delle preferenze e le esternazioni chiamparinesche (il nostro Bartali) che si affacciano dopo ogni elezione andate male o così così… tutte cose serie, per carità, ma non precisamente le questioni che interessano gli italiani. Eppure, sono entrate nel dibattito interno del nostro partito, in misura non irrilevante, mantenendolo inchiodato alla sua autoreferenzialità.
Il tempo a disposizione si sta consumando, perchè potremmo non arrivare alla scadenza naturale della legislatura. E comunque è un lavoro che va fatto a prescindere dalle scadenze elettorali perchè è il necessario lavoro di costruzione del PD. Chi chi se ne va e chi resta, chi aderisce e chi no deve poterlo fare sulla base di un profilo riconoscibile: dimmi cosa vuoi e ti dirò chi sei, perchè non basta più dire con chi vai per fare sapere chi sei. Quelli che mi leggono saranno stufi di sentirmelo dire e io, del resto, sono stanco di ripeterlo, ma da lì non si scappa: ripartiamo da noi, sciogliendo nodi irrisolti, decidendo tra opzioni diverse. La nostra emergenza politica si chiama evanescenza programmatica. E’ lì che Bersani deve spingere il partito, scompaginando le correnti, costringendo tutti a uscire dai tormentoni che ci paralizzano. Andrea Orlando ha sollevato il coperchio della questione giustizia e ha fatto delle proposte. Avanti tutta con la discussione e con le decisioni. Si è aperta, anche per via referendaria, la questione della gestione dell’acqua. E’ una grande questione, che va ben oltre gli assetti proprietari delle aziende erogatrici. Il Pd deve assumerla come una priorità e parlare al Paese di qualità della vita e di futuro. Così su tutto. Poi (o insieme) ci occupiamo anche di modelli elettorali e di patti repubblicani, qualsiasi cosa voglia dire. Ma non prima e non a prescindere. Altrimenti la repubblica due e mezzo consumerà fino in fondo, anche per causa nostra, il declino del Paese.
Pierangelo Ferrari è Parlamentare del Partito Democratico alla Camera dei Deputati
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A me la vocazione maggioritaria del PD sembra un suicidio. E’ impensabile pensare di riuscire, senza alleati, a prendere il potere (scusate l’ineleganza ma chiamo sempre le cose con il loro nome). D’Alema ed i suoi faranno anche tanti sbagli, sono stanco dell’eterno dualismo con Veltroni ed i veltroniani, ma una cosa s’ha da dire: questi hanno portato a casa sfolgoranti sconfitte, mentre le uniche sofferte vittorie le ha conseguite la ragionevole arte della politica di mettere insieme i simili (o non troppo dissimili).
Che poi noi sia masochisti e si facciano le scissioni in pizzeria per scegliere la giusta quantità di bollicine dell’acqua minerale è un altro discorso. To be continued
Su Fioroni (molto distante da me): inutile criticare chi si espone, ognuno tessa la sua tela (certo, non contro gli altri) e chi avrà più filo filerà.
Le visioni consolatorie dopo voto che spaccano il capello in quattro (di ogni segno) mi han sempre fatto pena: gli strumenti dell’analisi politica servono per trovare gli errori, non per lodarsi da soli imbrodandosi.
Visto da fuori (ho fatto richiesta di entrare nel PD via telematica da subito, ci hanno messo 3 anni a darmi la tessera – complimenti) il Lingotto a me non è mai sembrato molto chiaro: era il partito che fino alle 15 studiava la boutade di giornata per comparire nei telegiornali della sera. Penso che sia altro quello di cui noi abbiamo bisogno.
Ho già detto sopra che reputo impossibile conquistare la maggioranza assoluta. Ho detto tutto.
Concordo pienamente con l’approfondimento dei singoli temi. Per quanto riguarda la proposta di 20 PD regionali e di un PD federale, mi sembra una boiata immensa, e lo dico da prodiano della prima ora.
Concordo con te sul tema dell’acqua.
Domani ad annozero c’è la diretta da Adro, con collegamenti con la piazza, per la nota vicenda della mensa negata ai bambini. Non sarebbe male se qualche deputato bresciano del PD, penso a te, penso a Corsini che è di Adro, fosse presente. Io (nel mio piccolo) ci sarò.
Il tempo a disposizione si sta consumando.Il paese è nella palude.Ma nella palude si muore( per riduzione della base produttiva, riduzione del potere d’acquisto, riduzione dell’occupazione– a tempo indeterminato, determinato, precario, occasionale–riduzione del risparmio, riduzione del credito).lavoratori dipendenti, pensionati, non occupati, ma anche lavoratori con la partita Iva, sono in una situazione senza prospettive.
Le condizioni di vita peggiorano di giorno in giorno per la gran parte della popolazione,ma al tempo stesso diminuiscono le difese( debolezza dei sindacati e incertezza delle forze politiche del centro sinistra nella denuncia delle cause e nella indicazione delle vie di salvezza) e aumenta l’aggressività del blocco berlusconiano e dei suoi alleati( la strategia del “programma piduista” richiede una tattica offensiva contro
le voci dissonanti che si sono manifestate di volta in volta e che ora si oppongono all’interno dello stesso schieramento reazionario).
Il maggioritario, introdotto e subito con il pretesto della governabilità, e il mancato cambiamento della legge elettorale,e unitamente alla rottura delle alleanze “uliviste”, costituiscono, nel contesto della crisi
economica e sociale, punti forti a favore di chi domina il campo
ripristini la democrazia
La nostra emergenza politica si chiama evanescenza programmatica. E’ lì che Bersani deve spingere il partito, scompaginando le correnti, costringendo tutti a uscire dai tormentoni che ci paralizzano.
Credo però che noi dobbiamo avere anche la pazienza e l’umiltà di impegnarci a studiare, conoscere, approfondire quello che i nostri gruppi dirigenti propongono e non scaricare sempre su altri le responsabilità.
Lo dico a proposito della giusta indicazione di Ferrari. Ma allora proviamo a leggere il seguente sito:
http://www.partitodemocratico.it/servizi/ricerca.aspx?str=proposte pd&tags=1
dove troviamo le proposte del Pd di questi giorni sui seguenti aspetti programmatici:
Università e ricerca
10 proposte contro la crisi economica.
Oggi c’è la conferenza stampa sul tema dell’acqua.
Ieri sono state presentate le proposte per gli ammortizzatori sociali.
Non sarà tutto ma mi sembra che elementi di lavoro ce ne siano.
Saluti a tutti
SOSTITUISCE IL PRECEDENTE. CHIEDO SCUSA
Continuo sull’onda dell’intervento di Rossi perchè ho trovato finalmente un pidino che pensa positivo. Non ne posso più dei continui lamenti e di quello che è diventato un prolungamento del tormentone della sinistra, e ora del centrosinistra, in perenne ritardo. Guardi la Dandini e tutte le sere ci dice che il PD non c’è. Leggi comenti autorevoli e ti dicono del vuoto del PD. Insomma questi discendenti di Totò ci dicono che il PD non c’è “a prescindere”. E poi scopri che leggendo siti e blog si sta lavorando dappertutto, ma con la convinzione che non si sta facendonulla. Spendiamo un sacco di energie per superare le depressioni e con il rischio che il nulla ci risucchi. E se usassimo queste energie per far sapere quante cose stiamo facendo dove governiamo e quante proposte i gruppi parlamentari avanzano? Mi piacerebbe ragionare su due dipinti speculari:
http://www.itisbiella.net/progettocostituzione/20072008/lavori/027_LS_MAJORANA_ORVIETO/ProgettoCostituzione/60b0-della-costituzione/diritto-liberta-e-arte/1800.htm
Gericault: “Zattera della Medusa”(1818)
E.Delacroix “La libertà che guida il popolo”(1830)
Nel primo c’è il senso della resa, dell’abbandono della lotta. Delacroix si ispira a questo dipinto e ne ribalta l’impostazione: le persone passano all’attacco, guidate dalla donna che impersona la libertà.
Ecco l’inversione che dobbiamo fare. E l’elenco di Rossi è un buon inizio.
Buona serata.
Onger. Ieri ero nella sala mensa delle elementari di Adro, in collegamento con Anno zero.
In studio Renzi, Serracchiani, Civati.
Dove cazzo erano quelli del PD di Adro, di Brescia, della Lombardia? In sala c’ero solo io, a lottare contro i mulini a vento. Davanti a me delle signore di mezza età stimavano il valore dell’abbigliamento delle mamme immigrate presenti per dire che quei duecento euro potevano versarli alla mensa…
Unico in sala, con una bandiera del PD nella giacca che non ho tirato fuori per non fare la figura del pirla, facevo ragionare la mia zona d’influenza, portando argomenti, conquistandomi un “sì lei ha ragione, ma…” che è già la breccia del dubbio nella stolidità leghista.
Poi parlava il sindaco incantatore di serpenti e di nuovo le signore venivano “agite”, esaltate.
Io mi sono spaventato ieri. Anche per la nostra assenza. Niente interviste, nessuno in sala, niente.
Ho cercato contatti tutto il giorno. Ho scritto a Civati, Renzi, Serracchiani per imbeccarli.
Così non va.
La riflessione settimanale di Pierangelo è incentrata sul “fatto del giorno”: l’Operazione Finiana.
Ed allora come commentare, senza enfasi e senza retorica l’accaduto.
Dicendo semplicemente che quella forse non voleva essere operazione devastante con chissà quale fine strumentale.
Credo possa essere semplicemente qualificata come l’azione di disturbo di qualche vassallo al desposta incontrastabile ed incontrastato (fino ad allora) che, cinto da amicizie e LEGAmi imbarazzanti, suscita, questo sì, le invidie dei compartecipi, provocando le ire delle allegre comari.
Non voglio, sia ben chiaro, ridicolizzare l’accaduto.
Ma l’azione è meritoria se si pensi che un moto d’orgoglio, asseritamente basato su principii di puro sentire democratico, possa sorgere anche da quelle parti.
Ma brillantemente e con efficace perifrasi naturalistica Pierangelo la qualifica piuttosto come il fenomeno della marea …che si abbassa e si alza, così, lentamente, periodicamente ed apparentemente senza clamore (al di là di quello suscitato per la prima volta).
Ecco l’alternanza .. l’alternanza delle maree che però, purtroppo o per fortuna, porta con sè il levigare delle rocce, delle scogliere, l’assecondare della costa frastagliata alla propria azione quotidiana.
Ecco il vero rischio. La formazione non di una nuova realtà politica, ma il ricompattamento delle destre attorno a valori distanti da quell’autoritarismo che l’ancien regime dell’arcoriano Re Sole ha consegnato alla nostra storia.
E questo nella democrazio può essere solo oro colato. Perchè può garantire (è l’auspicio) rispetto dei ruoli, libertà di confronto sui temi, riforme condivise … in una parola la Politica al servizio dell’Uomo.
Ed il PD smetta di essere un Partito di ex di qualcosa.
La smetta di essere un Partito di Confluiti.
Sia finalmente un unico sentire sui temi che nascono dalla stessa vita quotidiana e che, facendosi piccoli come un bambino, possano essere percepiti anche nella loro “adulta” (ma pur sempre a volte “puerile” )complessità.
La Giustizia, il Lavoro, le Risorse della Natura (o meglio…a proposito dell’Acqua…la loro “oculata” gestione).
Tutti temi sui quali il vero Democratico non può e non deve temere il confronto da nessuna parte.
Neanche dentro una mensa di belve inferocite e vittime sacrificali, condita per una informazione (che a volte sà di spettacolo) da dare in pasto al popolo gaudente!
Riconquistiamo l’orgoglio dell’Essere Democratico, se l’abbiamo perso o se sentiamo che ci sfugge.
Decidiamo, da Asini “saggi” da quale cumulo di fieno mangiare, tenendo presente che non deve saziare noi, ma gli Altri.
E questo potrebbe anche significare scegliere a volte quello meno profumato… soltanto ove sia certo il risultato del Bene Comune.. il Bene di Tutti, bianchi, neri, belli e brutti.
E’ Utopia?
No, è la Politica al Servizio degli Altri e non al proprio.