martedì 4 maggio
Di Pierangelo Ferrari • mag 5th, 2010 • Argomento: Diario in CameraStiamo facendo una riunione di partito sulla sicurezza quando arriva la notizia delle dimissioni di Scajola, accompagnate da quella affermazione che entrerà nel guinness dei primati della stupidità politica: se trovo quello che mi ha pagato la casa gli faccio un c… così. Più o meno, ma la sostanza è questa, grottesca e surreale nello stesso tempo. E comica, di una insuperabile comicità involontaria. A tanto porta l’arroganza del potere e la distorta percezione della propria impunità. Ma non è finita qui, ne siamo tutti convinti. Nel Transatlantico, eterno testimone dei passi perduti e delle trame occulte, sono in molti a dire che è iniziato il regolamento di conti nel Pdl. L’immaginario partito dell’amore è alle prese con una faida feroce tra finiani e berluscones. Vedremo dove ci porterà e quando e come si concluderà. Di sicuro, ti viene da pensare che non ci guadagnano gli italiani, se consideri il crollo odierno delle Borse europee, la pressione di potenti forze finanziarie sulle economie più deboli dell’Unione e i rischi che corre il nostro Paese. Servirebbe stabilità (con un altro governo, magari, ma quello…), invece il centrodestra ci regala questo verminaio di corrotti e di corruttori.
Intanto il Governo decide di richiedere la trentunesima fiducia della legislatura, in venti mesi effettivi di attività parlamentare. Non ce ne sarebbe nessun bisogno: il provvedimento in questione, un decreto sul contrasto alle frodi fiscali, scade il 25 maggio e non c’è nessuna urgenza di chiudere in fretta discussione e votazioni. E poi noi non abbiamo in previsione alcun ostruzionismo. Perchè allora la mannaia della fiducia? Perchè non si fidano più tra di loro e temono, nel voto segreto, l’agguato di una parte dei loro parlementari. Questa è la maggioranza che governa il Paese. Quando il ministro Vito si alza in Aula per richiedere, a nome del Governo, il voto segreto sembra un pugile suonato. Sopra di lui, sulla poltrona della presidenza, Fini sembra sogghignare ironicamente. Ma, forse, no, forse è solo un riflesso delle luci dell’Aula o la proiezione della nostra malizia… Insomma, oggi è un’altra giornata di ordinaria follia politica. Ci salvano due episodi, che restituiscono senso alla sostenibile leggerezza dell’essere: nei corridoi della Camera, Pierferdy Casini, tenero papà, accompagna in visita la sua bimba, che si guarda attorno con la bocca aperta e gli occhioni spalancati. Mentre, dentro l’Aula, un nostro deputato infervorato e tutto preso dalla prosopopea dell’intervento, riesce ad infilare un paio di perle, in sequenza: “io e noi pensiamo” e “io so di stare ad asserire”. Lo sa, dice. Anzi, lo sanno: lui e loro.
31° fiducia/Vico/Casini e la sua bimba
Pierangelo Ferrari è Parlamentare del Partito Democratico alla Camera dei Deputati
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