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	<title>Pierangelo Ferrari</title>
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	<description>parlamentare del partito democratico alla camera dei deputati</description>
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		<title>L&#8217;acqua vale un referendum</title>
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		<pubDate>Sun, 23 May 2010 06:14:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pierangelo Ferrari</dc:creator>
				<category><![CDATA[Primo Piano]]></category>

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		<description><![CDATA[Il 19 novembre dello scorso anno giunge a compimento alla Camera l&#8217;iter di conversione del decreto su &#8220;Disposizioni urgenti per l’attuazione di obblighi comunitari e per l’esecuzione di sentenze della Corte di giustizia delle Comunità europee&#8221;, a firma del ministro Ronchi. Il decreto contiene, all&#8217;articolo 15, di cui il nostro Gruppo chiede lo stralcio, un via libera alla privatizzazione delle società di servizi pubblici locali quotate in Borsa, accampando un inesistente obbligo di ottemperanza di norme comunitarie, a proposito di gestione del servizio pubblico integrato dell&#8217;acqua. Contro quel decreto e, in particolare contro l&#8217;articolo 15, il PD organizza una delle più determinate azioni di opposizione degli ultimi anni, aprendo varchi tra le fila della maggioranza stessa e costringendo il Governo a porre la fiducia. Intervengono in Aula parecchi nostri deputati, presentiamo una pregiudiziale di costituzionalità, centinaia di emendamenti e decine di ordini del giorno. Riassumendo, i nostri argomenti sono: è vero che il servizio pubblico integrato dell&#8217;acqua va riorganizzato su criteri di efficienza (la dispersione media nazionale è attorno al 30%), di economicità e a tariffe contenute. Ma non è vero che la gestione pubblica è necessariamente diseconomica. Al contrario, le gestioni pubbliche sono concentrate nelle aree di maggiore qualità del servizio: sono 38 nel nord contro 19 nel centro-sud.  Del resto, in Germania e in altri Paesi europei la gestione dell&#8217;acqua è interamente pubblica ed è un modello di efficienza. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Il 19 novembre dello scorso anno giunge a compimento alla Camera l&#8217;iter di conversione del decreto su <em>&#8220;Disposizioni urgenti per l’attuazione di obblighi comunitari e per l’esecuzione di sentenze della Corte di giustizia delle Comunità europee&#8221;,</em> a firma del ministro Ronchi<em>.</em> Il decreto contiene, all&#8217;articolo 15, di cui il nostro Gruppo chiede lo stralcio, un via libera alla privatizzazione delle società di servizi pubblici locali quotate in Borsa, accampando un inesistente obbligo di ottemperanza di norme comunitarie, a proposito di gestione del servizio pubblico integrato dell&#8217;acqua. Contro quel decreto e, in particolare contro l&#8217;articolo 15, il PD organizza una delle più determinate azioni di opposizione degli ultimi anni, aprendo varchi tra le fila della maggioranza stessa e costringendo il Governo a porre la fiducia. Intervengono in Aula parecchi nostri deputati, presentiamo una pregiudiziale di costituzionalità, centinaia di emendamenti e decine di ordini del giorno. Riassumendo, i nostri argomenti sono: è vero che il servizio pubblico integrato dell&#8217;acqua va riorganizzato su criteri di efficienza (la dispersione media nazionale è attorno al 30%), di economicità e a tariffe contenute. Ma non è vero che la gestione pubblica è necessariamente diseconomica. Al contrario, le gestioni pubbliche sono concentrate nelle aree di maggiore qualità del servizio: sono 38 nel nord contro 19 nel centro-sud.  Del resto, in Germania e in altri Paesi europei la gestione dell&#8217;acqua è interamente pubblica ed è un modello di efficienza. Non è vero che la gestione privata è preferibile a priori, come dimostrano le esperienze dei comuni in cui è stata introdotta. Al contrario, sono frequenti i casi di permanenza delle inefficenze accompagnate da un aumento delle tariffe. E&#8217; sbagliato, come fa il Governo, salvare le aziende pubbliche statali e obbligare i Comuni a privatizzare i servizi di pubblica utilità. E&#8217; un grave errore, soprattutto, privatizzare senza liberalizzare, senza introdurre, cioè, regole trasparenti di mercato e senza insediare una Authority a tutela della qualità del servizio e per regolare l&#8217;andamento delle tariffe. Questo è stato il cuore della nostra ferma opposizione: <em>&#8220;il decreto-legge prevede la possibilità di privatizzare le società quotate, derogando all&#8217;obbligo di gara</em> &#8211; dichiarò in Aula l&#8217;on. Marco Causi, di cui consiglio la lettura dell&#8217;<a href="http://www.pierangeloferrari.it/wp-content/themes/mimbo2.2/images/causi_acqua_16nov.pdf" target="_blank">intero intervento</a> - <em>Questo è il peggiore dei mondi possibili, la privatizzazione senza una liberalizzazione&#8221;. </em>Questa è la questione principale, perchè se privatizzi senza liberalizzare trasferisci una rendita di monopolio dal pubblico al privato, a tutto danno degli utenti. Il riconoscimento del valore pubblico dell&#8217;acqua, più di qualsiasi altro bene e servizio, al pari dell&#8217;aria che respiriamo, è stato il princìpio, il valore su cui si è fondata, nel novembre scorso, la nostra ferma opposizione.</p>
<p style="text-align: justify;">E oggi cosa è cambiato? Voglio dire, in presenza di una iniziativa referendaria (quella del <em>Forum dei movimenti per l&#8217;acqua pubblica</em>, perchè di Di Pietro non dobbiamo occuparci) che si propone, insieme a una più rigida difesa della gestione pubblica dell&#8217;acqua,  di abrogare quel provvedimento di privatizzazione, quali sono le ragioni che inducono il nostro partito a stare fuori dall&#8217;iniziativa? Certo, nell&#8217;elenco sterminato dei movimenti promotori c&#8217;è di tutto e c&#8217;è soprattutto (ma non solo) tutto il radicalismo e l&#8217;antagonismo italiano, da cui ci separano culture, programmi e obiettivi. E magari possiamo discutere sui tre quesiti depositati e scoprire che solo uno o due sono condivisibili. Ma dovremmo farlo stando dentro con le nostre opzioni, non fuori con le nostre ragioni, perchè lì sta nascendo un movimento di opinione molto vasto. Non vale l&#8217;obiezione sulla scarsa efficacia dello strumento referendario e non basta che il PD annunci una proposta di legge, costruita <em>&#8220;coinvolgendo gli amministratori locali e i cittadini&#8221;,</em> sulla quale raccogliere un milione di firme. La vita è adesso. La politica, soprattutto. E&#8217; adesso che devi stare dentro i movimenti politici e sociali. Con le tue peculiari posizioni, si intende, quelle di un riformismo che non si vergogna di essere tale, se vuoi spostarli nella direzione di uno sbocco utile. Se ti tiri fuori, essi vanno per conto loro. Con il risultato che anche questo referendum fallirà e che la privatizzazione sarà stata messa in salvo.</p>
<p style="text-align: justify;">La posizione presa da Bersani è stata palesemente un compromesso tra le diverse anime del partito. Ma se diverse anime ci sono è bene che si manifestino. In questo caso, io sono fra quelli (e sono molti, anche tra i parlamentari) che ritengono opportuno, accanto alle nostre iniziative,  aderire anche all&#8217;iniziativa referendaria, al primo dei tre quesiti perlomeno: singoli, circoli, organizzazioni provinciali. Perchè sostenere un referendum non è ostacolo alla presentazione di una nostra proposta di legge. Al contrario, come è avvenuto tante volte nel passato, è la spinta principale che può dare forza a una iniziativa parlamentare.</p>
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		<title>giovedì 6 maggio</title>
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		<pubDate>Sat, 08 May 2010 17:17:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pierangelo Ferrari</dc:creator>
				<category><![CDATA[Diario in Camera]]></category>

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		<description><![CDATA[L&#8217;on. Barbato cita i versi di Viva l&#8217;Italia di Francesco De Gregori, in apertura di un intervento in Aula in cui quei versi non ci azzeccano per niente, e lo chiama De Gregorio. Più volte. Poi, il suo partito mette l&#8217;intervento sul proprio sito (si vede che si vantano di un personaggio simile) e dall&#8217;audio gli tagliano furbescamente la o di troppo. Ci sono deputati dei quali ti vergogni di essere collega: molti berluscones e qualcuno anche dell&#8217;opposizione. Di Barbato, soprattutto: giustizialista campano, fustigatore del malcostume e difensore dei derelitti. Non si perde un sit-in, una protesta di piazza, una fiaccolata anticamorra, un corteo di operai. Urla, protesta, si scalmana. Fa opposizione. O, meglio, fa quello che tanti pensano debba essere l&#8217;opposizione e che pretenderebbero che noi facessimo. La sua opposizione e quella del suo leader fanno notizia, in effetti, e mettono in ombra il nostro lavoro parlamentare. Peccato (per noi e per le suggestioni di cui è vittima la nostra opinione pubblica) che la loro sia un&#8217;opposizione urlata e sbracata, buona per l&#8217;informazione televisiva (ben contenta di dare voce a quelle voci) ma irrilevante in Parlamento e discutibile sul territorio. Non ci sono, se non per urlare, non fanno una proposta, non hanno un programma, un disegno (che non sia l&#8217;antiberlusconismo), una misura. Insomma, una politica. E a noi tocca sentirci dire che dovremmo fare come Di Pietro&#8230; [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">L&#8217;on. Barbato cita i versi di <em>Viva l&#8217;Italia</em> di Francesco De Gregori, in apertura di un intervento in Aula in cui quei versi non ci azzeccano per niente, e lo chiama De Gregorio. Più volte. Poi, il suo partito mette l&#8217;intervento sul proprio sito (si vede che si vantano di un personaggio simile) e dall&#8217;audio gli tagliano furbescamente la <em>o</em> di troppo. Ci sono deputati dei quali ti vergogni di essere collega: molti <em>berluscones </em>e qualcuno anche dell&#8217;opposizione. Di Barbato, soprattutto: giustizialista campano, fustigatore del malcostume e difensore dei derelitti. Non si perde un sit-in, una protesta di piazza, una fiaccolata anticamorra, un corteo di operai. Urla, protesta, si scalmana. Fa opposizione. O, meglio, fa quello che tanti pensano debba essere l&#8217;opposizione e che pretenderebbero che noi facessimo. La sua opposizione e quella del suo leader fanno notizia, in effetti, e mettono in ombra il nostro lavoro parlamentare. Peccato (per noi e per le suggestioni di cui è vittima la nostra opinione pubblica) che la loro sia un&#8217;opposizione urlata e sbracata, buona per l&#8217;informazione televisiva (ben contenta di dare voce a quelle voci) ma irrilevante in Parlamento e discutibile sul territorio. Non ci sono, se non per urlare, non fanno una proposta, non hanno un programma, un disegno (che non sia l&#8217;antiberlusconismo), una misura. Insomma, una politica. E a noi tocca sentirci dire che dovremmo fare come Di Pietro&#8230; Francesco De Gregorio salvaci tu.</p>
<p style="text-align: justify;">I colleghi di <em>Area Democratica</em> non fanno che parlare di Cortona, dell&#8217;assemblea nazionale della loro corrente che si tiene nel fine settimana. Nessuno ha un&#8217;idea di come andrà, degli obiettivi che si prefigge e neppure della articolazione dei lavori. Il fatto è che, come nell&#8217;altra corrente, c&#8217;è una serrata competizione interna di leadership. Vedremo. Ciò che mi interessa, da una parte e dall&#8217;altra, è la chiarezza delle posizioni politiche e la legittimazione reciproca. Vorrei che ripartissimo dal <em>Lingotto</em>, da quella piattaforma e da quel messaggio forte, ma oggi abbiamo un segretario che da quella piattaforma ha voluto allontanarsi vistosamente e, del resto, il leader del tempo mi sembra logorato e fuori gioco. In ogni caso, c&#8217;è un esito congressuale da rispettare. Una volta atterrato a Linate, nel viaggio di ritorno verso Brescia, ascolto su <em>Radio 24</em> i commenti al crollo della Borsa italiana. Sono molto impressionato perchè la metto in relazione con le analisi sulla crisi dell&#8217;euro che ho letto negli ultimi giorni sulla rassegna stampa della Camera. Mi colpisce l&#8217;eventualità, non remota, che l&#8217;Europa economica e politica si spezzi in due, tra l&#8217;area &#8221;tedesca&#8221; e quella mediterranea. Il fatto è che il confine tra le due aree, come una nuova linea gotica, passa attraverso il nostro Paese e prevede di abbandonare il Sud al proprio destino. Fantapolitica?</p>
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		<title>mercoledì 5 maggio</title>
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		<pubDate>Thu, 06 May 2010 11:58:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pierangelo Ferrari</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Non è proprio ferale come lo fu per Napoleone, ma il cinque maggio non porta bene neppure al nostro aspirante imperatore. Il Cavaliere deve sopportare oggi gli impietosi servizi giornalistici sui suoi ministri corrotti e sul suo partito inquinato. Del resto, come si dice, il pesce puzza sempre dalla testa. E il pesce Berlusconi deve fare i conti, oltretutto, con gli arpioni dei suoi nemici interni. La lettera anonima spedita mesi fa alla Procura di Firenze, pubblicata oggi da Libero, che è stata la miccia che ha provocato diversi incendi, è un documento che sembra confezionato da una manina dei servizi. In effetti, si dice che Fini e Bocchino non avrebbero aperto uno scontro frontale con Berlusconi  se non avessero avuto le spalle coperte da settori degli apparati di sicurezza. E gli uomini della destra hanno solide relazioni tra i cinquemila agenti dei servizi e, soprattutto, tra i cinquantamila ex&#8230; Ora quelle relazioni vengono messe all&#8217;opera. Almeno pare. Ma, lo scontro interno al centrodestra si colloca dentro uno scontro più grande e serio che si gioca in Italia sulla questione delle fonti di approvvigionamento energetico. I francesi sono molto interessati a un investimento italiano sul loro nucleare e gli americani non possono vedere di buon occhio la dipendenza dalle forniture libiche e russe. Il fatto è che gli interessi degli uni e degli altri non si difendono solo con campagne di stampa. Insomma, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Non è proprio ferale come lo fu per Napoleone, ma il cinque maggio non porta bene neppure al nostro aspirante imperatore. Il Cavaliere deve sopportare oggi gli impietosi servizi giornalistici sui suoi ministri corrotti e sul suo partito inquinato. Del resto, come si dice, il pesce puzza sempre dalla testa. E il pesce Berlusconi deve fare i conti, oltretutto, con gli arpioni dei suoi nemici interni. La lettera anonima spedita mesi fa alla Procura di Firenze, pubblicata oggi da <em>Libero,</em> che è stata la miccia che ha provocato diversi incendi, è un documento che sembra confezionato da una manina dei servizi. In effetti, si dice che Fini e Bocchino non avrebbero aperto uno scontro frontale con Berlusconi  se non avessero avuto le spalle coperte da settori degli apparati di sicurezza. E gli uomini della destra hanno solide relazioni tra i cinquemila agenti dei servizi e, soprattutto, tra i cinquantamila ex&#8230; Ora quelle relazioni vengono messe all&#8217;opera. Almeno pare. Ma, lo scontro interno al centrodestra si colloca dentro uno scontro più grande e serio che si gioca in Italia sulla questione delle fonti di approvvigionamento energetico. I francesi sono molto interessati a un investimento italiano sul loro nucleare e gli americani non possono vedere di buon occhio la dipendenza dalle forniture libiche e russe. Il fatto è che gli interessi degli uni e degli altri non si difendono solo con campagne di stampa. Insomma, botte da orbi di tutti contro tutti, sul suolo patrio.</p>
<p style="text-align: justify;">Violante ci fa avere via mail la bozza del nostro progetto di riforme costituzionali, che abbiamo discusso ieri sera nella riunione congiunta dei membri PD delle Commissioni Affari costituzionali di Camera e Senato. Testo equilibrato, nel senso di un equilibrio ricercato e raggiunto tra i diversi punti di vista politici e istituzionali (non toccate il Senato ai senatori!). L&#8217;impegno è di tenerlo riservato, ma le grandi linee sono note: in sostanza, il testo estende la bozza Violante, approvata nella Commissione Affari costituzionali della Camera nella scorsa legislatura, nella direzione di una maggiore precisazione delle funzioni del Senato quale camera dei territori e di un rafforzamento dei poteri del Governo. La legge elettorale a cui pensiamo è di tipo francese, con collegi uninominali a doppio turno, ma senza lo sbocco presidenzialista. Il problema è che la legislatura sembra finita. Almeno dal punto di vista costituente. Potrà durare ancora a lungo, anche se tutti prevedono le elezioni il prossimo anno, ma è certamente finita una stagione. Ed è finita per l&#8217;inaffidabilità (e oggi, in più, per la debolezza) del premier e del suo partito. Se parli con i <em>berluscones</em> li trovi smarriti: l&#8217;argomento più frequente a cui ricorrono è la replica del &#8216;92. Si sentono dentro una fase di dissoluzione.</p>
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		<title>SITO IN MANUTENZIONE. TORNERA&#8217; ATTIVO E AGGIORNATO QUANTO PRIMA.</title>
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		<pubDate>Wed, 05 May 2010 12:13:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pierangelo Ferrari</dc:creator>
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		<title>Acqua pubblica: il sito del Comitato promotore</title>
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		<pubDate>Wed, 05 May 2010 12:09:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pierangelo Ferrari</dc:creator>
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		<description><![CDATA[IL SITO DEL COMITATO REFERENDARIO
Nei prossimi giorni il Partito Democratico bresciano organizzerà banchetti per la raccolta delle firme in città e provincia, e momenti di approfondimento a sostegno del Referendum per la difesa dell&#8217;acqua pubblica.
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.acquabenecomune.org/raccoltafirme/index.php" target="_blank">IL SITO DEL COMITATO REFERENDARIO</a></p>
<p style="text-align: justify;">Nei prossimi giorni il Partito Democratico bresciano organizzerà banchetti per la raccolta delle firme in città e provincia, e momenti di approfondimento a sostegno del Referendum per la difesa dell&#8217;acqua pubblica.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>martedì 4 maggio</title>
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		<pubDate>Wed, 05 May 2010 10:42:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pierangelo Ferrari</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Stiamo facendo una riunione di partito sulla sicurezza quando arriva la notizia delle dimissioni di Scajola, accompagnate da quella affermazione che entrerà nel guinness dei primati della stupidità politica: se trovo quello che mi ha pagato la casa gli faccio un c&#8230; così. Più o meno, ma la sostanza è questa, grottesca e surreale nello stesso tempo. E comica, di una insuperabile comicità involontaria. A tanto porta l&#8217;arroganza del potere e la distorta percezione della propria impunità. Ma non è finita qui, ne siamo tutti convinti. Nel Transatlantico, eterno testimone dei passi perduti e delle trame occulte, sono in molti a dire che è iniziato il regolamento di conti nel Pdl. L&#8217;immaginario partito dell&#8217;amore è alle prese con una faida feroce tra finiani e berluscones. Vedremo dove ci porterà e quando e come si concluderà. Di sicuro, ti viene da pensare che non ci guadagnano gli italiani, se consideri il crollo odierno delle Borse europee, la pressione di potenti forze finanziarie sulle economie più deboli dell&#8217;Unione e i rischi che corre il nostro Paese. Servirebbe stabilità (con un altro governo, magari, ma quello&#8230;), invece il centrodestra ci regala questo verminaio di corrotti e di corruttori.
Intanto il Governo decide di richiedere la trentunesima fiducia della legislatura, in venti mesi effettivi di attività parlamentare. Non ce ne sarebbe nessun bisogno: il provvedimento in questione, un decreto sul contrasto alle [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Stiamo facendo una riunione di partito sulla sicurezza quando arriva la notizia delle dimissioni di Scajola, accompagnate da quella affermazione che entrerà nel guinness dei primati della stupidità politica: se trovo quello che mi ha pagato la casa gli faccio un c&#8230; così. Più o meno, ma la sostanza è questa, grottesca e surreale nello stesso tempo. E comica, di una insuperabile comicità involontaria. A tanto porta l&#8217;arroganza del potere e la distorta percezione della propria impunità. Ma non è finita qui, ne siamo tutti convinti. Nel Transatlantico, eterno testimone dei passi perduti e delle trame occulte, sono in molti a dire che è iniziato il regolamento di conti nel Pdl. L&#8217;immaginario partito dell&#8217;amore è alle prese con una faida feroce tra finiani e berluscones. Vedremo dove ci porterà e quando e come si concluderà. Di sicuro, ti viene da pensare che non ci guadagnano gli italiani, se consideri il crollo odierno delle Borse europee, la pressione di potenti forze finanziarie sulle economie più deboli dell&#8217;Unione e i rischi che corre il nostro Paese. Servirebbe stabilità (con un altro governo, magari, ma quello&#8230;), invece il centrodestra ci regala questo verminaio di corrotti e di corruttori.</p>
<p style="text-align: justify;">Intanto il Governo decide di richiedere la trentunesima fiducia della legislatura, in venti mesi effettivi di attività parlamentare. Non ce ne sarebbe nessun bisogno: il provvedimento in questione, un decreto sul contrasto alle frodi fiscali, scade il 25 maggio e non c&#8217;è nessuna urgenza di chiudere in fretta discussione e votazioni. E poi noi non abbiamo in previsione alcun ostruzionismo. Perchè allora la mannaia della fiducia? Perchè non si fidano più tra di loro e temono, nel voto segreto, l&#8217;agguato di una parte dei loro parlementari. Questa è la maggioranza che governa il Paese. Quando il ministro Vito si alza in Aula per richiedere, a nome del Governo, il voto segreto sembra un pugile suonato. Sopra di lui, sulla poltrona della presidenza, Fini sembra sogghignare ironicamente. Ma, forse, no, forse è solo un riflesso delle luci dell&#8217;Aula o la proiezione della nostra malizia&#8230; Insomma, oggi è un&#8217;altra giornata di ordinaria follia politica. Ci salvano due episodi, che restituiscono senso alla <em>sostenibile</em> leggerezza dell&#8217;essere: nei corridoi della Camera, Pierferdy Casini, tenero papà, accompagna in visita la sua bimba, che si guarda attorno con la bocca aperta e gli occhioni spalancati. Mentre, dentro l&#8217;Aula, un nostro deputato infervorato e tutto preso dalla prosopopea dell&#8217;intervento, riesce ad infilare un paio di perle,  in sequenza:<em> &#8220;io e noi pensiamo&#8221;</em> e <em>&#8220;io so di stare ad asserire&#8221;.</em> Lo sa, dice. Anzi, lo sanno: lui e loro.</p>
<p>31° fiducia/Vico/Casini e la sua bimba</p>
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		<title>NEWSLETTER 5 MAGGIO 2010</title>
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		<pubDate>Wed, 05 May 2010 10:05:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pierangelo Ferrari</dc:creator>
				<category><![CDATA[Newsletter]]></category>

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		<description><![CDATA[NEWSLETTER QUINDICINALE / N° 39 / 5 MAGGIO 2010 
a. Attività parlamentare
Nella seconda metà di aprile la Camera ha concluso l’iter di approvazione della Legge Comunitaria 2009 e si è occupata di due provvedimenti in materia di lavoro. A proposito della Legge Comunitaria , che ogni anno deve ratificare nella legislazione italiana le direttive comunitarie, vi segnaliamo la dichiarazione finale di voto dell’on. Sandro Gozi, per conto del nostro Gruppo. E’ nell’ambito di questa legge che si è tentato, con un emendamento approvato al Senato, di estendere a dismisura il calendario della stagione venatoria. La nostra opposizione ha ottenuto un significativo successo, che ha diviso la maggioranza e che ha contenuto a soli dieci giorni la possibilità per le regioni di allungare il periodo della caccia. Vedi sulla questione l’intervento dell’on. Susanna Cenni e la rassegna della conferenza stampa bresciana dell’on. Ferrari (Bresciaoggi &#8211; Giornale di Brescia).
Per quanto riguarda il lavoro, la Camera si è occupata innanzitutto del testo unificato (di sola maggioranza) delle diverse proposte di legge su “Sostegno del reddito e tutela di determinate categorie di lavoratori” , cioè di ammortizzatori sociali a favore dei lavoratori colpiti dalla crisi in corso. In Commissione si era pervenuto a un accordo, che accoglieva le proposte del PD a proposito dell’estensione da dodici a diciotto mesi della Cassa integrazione ordinaria e di altri interventi a sostegno [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><em>NEWSLETTER QUINDICINALE / N° 39 / 5 MAGGIO 2010 </em></strong></p>
<p>a. <span style="text-decoration: underline;">Attività parlamentare</span></p>
<p>Nella seconda metà di aprile la Camera ha concluso l’iter di approvazione della Legge Comunitaria 2009 e si è occupata di due provvedimenti in materia di lavoro. A proposito della Legge Comunitaria , che ogni anno deve ratificare nella legislazione italiana le direttive comunitarie, vi segnaliamo la dichiarazione finale di voto dell’<a href="http://www.pierangeloferrari.it/wp-content/themes/mimbo2.2/images/gozi_1.pdf" target="_blank">on. Sandro Gozi</a>, per conto del nostro Gruppo. E’ nell’ambito di questa legge che si è tentato, con un emendamento approvato al Senato, di estendere a dismisura il calendario della stagione venatoria. La nostra opposizione ha ottenuto un significativo successo, che ha diviso la maggioranza e che ha contenuto a soli dieci giorni la possibilità per le regioni di allungare il periodo della caccia. Vedi sulla questione l’intervento dell’<a href="http://www.pierangeloferrari.it/wp-content/themes/mimbo2.2/images/cenni_1.pdf" target="_blank">on. Susanna Cenni</a> e la rassegna della conferenza stampa bresciana dell’on. Ferrari (<a href="http://www.pierangeloferrari.it/wp-content/themes/mimbo2.2/images/caccia_2.pdf" target="_blank">Bresciaoggi</a> &#8211; <a href="http://www.pierangeloferrari.it/wp-content/themes/mimbo2.2/images/caccia.pdf" target="_blank">Giornale di Brescia</a>).</p>
<p>Per quanto riguarda il lavoro, la Camera si è occupata innanzitutto del testo unificato (di sola maggioranza) delle diverse proposte di legge su “Sostegno del reddito e tutela di determinate categorie di lavoratori” , cioè di ammortizzatori sociali a favore dei lavoratori colpiti dalla crisi in corso. In Commissione si era pervenuto a un accordo, che accoglieva le proposte del PD a proposito dell’estensione da dodici a diciotto mesi della Cassa integrazione ordinaria e di altri interventi a sostegno di lavoratori licenziati, ma il Governo si è opposto e in Aula è approdato un testo contro cui si è battuto il nostro Gruppo, vedi la dichiarazione finale di <a href="http://www.pierangeloferrari.it/wp-content/themes/mimbo2.2/images/letta_1.pdf" target="_blank">Enrico Letta</a>.<br />
Successivamente è approdato in Aula il disegno di legge “Delega al Governo in materia di lavoro”, rimandato alle Camere dal Capo dello Stato con diverse osservazioni di merito. Sull’art. 31, a proposito dell’arbitrato tra lavoratori e impresa, il nostro Gruppo ha ottenuto un significativo miglioramento del testo, mettendo in minoranza il Governo. Vedi gli interventi di <a href="http://www.pierangeloferrari.it/wp-content/themes/mimbo2.2/images/berretta_1.pdf" target="_blank">Giuseppe Berretta</a>, <a href="http://www.pierangeloferrari.it/wp-content/themes/mimbo2.2/images/damiano_1.pdf" target="_blank">Cesare Damiano</a> e <a href="http://www.pierangeloferrari.it/wp-content/themes/mimbo2.2/images/capano_1.pdf" target="_blank">Cinzia Capano</a> e vedi la dichiarazione finale di voto dello stesso <a href="http://www.pierangeloferrari.it/wp-content/themes/mimbo2.2/images/damiano_2.pdf" target="_blank">Damiano</a>. Sulle questioni del lavoro affrontate alla Camera vedi anche la rassegna della conferenza stampa del PD bresciano (<a href="http://www.pierangeloferrari.it/wp-content/themes/mimbo2.2/images/cig1.pdf" target="_blank">Bresciaoggi</a> &#8211; <a href="http://www.pierangeloferrari.it/wp-content/themes/mimbo2.2/images/cig2.pdf" target="_blank">Giornale di Brescia</a>).<br />
<a title="http://www.pierangeloferrari.it/category/diario-in-camera/" href="http://www.pierangeloferrari.it/category/diario-in-camera/">Diario in Camera </a></p>
<p><a title="http://www.camera.it/" href="http://www.camera.it ">www.camera.it </a></p>
<p><a title="http://www.youtube.com/cameradeideputati" href="http://www.youtube.com/cameradeideputati "><em>www.youtube.com/cameradeideputati </em></a></p>
<p><a title="http://www.camera.it/" href="http://www.camera.it/">Newsletter della Camera dei Deputati N° 82</a></p>
<p>Per approfondire i temi d’attualità politica e parlamentare: <a title="http://www.pierangeloferrari.it/2008/09/27/forse-ci-siamo/" href="http://www.pierangeloferrari.it/2008/09/27/forse-ci-siamo/">Nel Merito </a>- <a title="http://www.lavoce.info/" href="http://www.lavoce.info/">la Voce </a>- <a title="http://www.astrid-online.it/" href="http://www.astrid-online.it/">Astrid </a></p>
<p>b. <span style="text-decoration: underline;">Partito Democratico </span></p>
<p style="text-align: justify;">Ieri la segreteria provinciale del Pd ha deciso il sostegno del partito bresciano al referendum sull&#8217;acqua bene comun (<a href="http://www.acquabenecomune.org/raccoltafirme/" target="_blank">consulta il sito della campagna referendaria</a>). Lunedì l&#8217;assemblea dei Sindaci ha eletto il nuovo Consiglio di Amministrazione del AATO. All&#8217;interno del consiglio ci sono 3 Sindaci del Partito Democratico: Manlio Bonincontri (Tignale), Daniela Gerardini (Passirano) e Michele Gussago (Gardone Valtrompia).</p>
<p style="text-align: justify;"><a title="http://www.pdbrescia.it/" href="http://www.pdbrescia.it/">Partito Democratico provinciale</a></p>
<p><a title="http://www.pdbs.it/" href="http://www.pdbs.it/">Partito Democratico cittadino </a></p>
<p><a title="http://giovanidemocraticibs.blogspot.com/" href="http://giovanidemocraticibs.blogspot.com/">I Giovani Democratici di Brescia </a></p>
<p>c. <span style="text-decoration: underline;"><a title="http://www.pierangeloferrari.it/" href="http://www.pierangeloferrari.it/">www.pierangeloferrari.it </a></span></p>
<p>La <em>Newsletter </em>è uno strumento di collegamento con gli iscritti e gli elettori bresciani del Partito Democratico ed è, in sostanza, una funzione operativa del blog <a title="http://www.pierangeloferrari.it/" href="http://www.pierangeloferrari.it/">www.pierangeloferrari.it </a></p>
<p>Vi segnaliamo gli ultimi interventi pubblicati sul blog:</p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.pierangeloferrari.it/2010/04/14/non-sono-invincibili-purche/" target="_blank">NON SONO INVINCIBILI, PURCHE&#8217;&#8230; </a></span></p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.pierangeloferrari.it/2010/04/07/tormentoni/" target="_blank">TORMENTONI</a></span></p>
<p><strong>Buona musica a tutti… </strong></p>
]]></content:encoded>
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		<title>giovedì 29 aprile</title>
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		<pubDate>Sat, 01 May 2010 10:32:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pierangelo Ferrari</dc:creator>
				<category><![CDATA[Diario in Camera]]></category>

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		<description><![CDATA[Stamattina, in Transatlantico, gli interisti camminano a un metro da terra. Paolo Corsini a due. Del resto, è una gioia che sognavano da trentotto anni. Facce tirate tra i milanisti, di destra e di sinistra. Ma quelli di destra di più: devono solidarizzare con le disavventure calcistiche del loro padrone. A me, a cui il calcio è venuto a noia, colpisce di più un&#8217;altra questione, a proposito di un&#8217;altra gara, quella eterna tra gli Stati e le nazioni.  Mi colpisce la rapida sequenza di ko subiti dagli spagnoli: nel giro di quarantotto ore, il più celebrato dei loro toreri è stato incornato, un&#8217;autorevole rivista   ha tolto a Ferran Adria, cuoco barcellonese, il primato del miglior ristorante al mondo, le agenzie di rating della finanza globale hanno declassato la Spagna e il Barcellona è stato buttato fuori dalla finale di Champion. Ammetto che non mi dispiace che qualcuno sia messo peggio di noi. E, oltretutto, non mi vergogno del compiacimento. La tifoseria non abita solo gli spalti degli stadi. Notizie correttive arrivano dal Senato: il Codice della strada verrà modificato in alcuni punti, nel passaggio dalla Commissione all&#8217;Aula: il casco in bicicletta sarà obbligatorio solo per i bambini. Bene, ma non potevano pensarci prima, evitando di cadere nel ridicolo? I pensionati comunque festeggiano la scampata imposizione caschesca.
E&#8217; partita in Commissione Affari costituzionali la discussione sul Codice delle Autonomie. Interveniamo quasi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Stamattina, in Transatlantico, gli interisti camminano a un metro da terra. Paolo Corsini a due. Del resto, è una gioia che sognavano da trentotto anni. Facce tirate tra i milanisti, di destra e di sinistra. Ma quelli di destra di più: devono solidarizzare con le disavventure calcistiche del loro padrone. A me, a cui il calcio è venuto a noia, colpisce di più un&#8217;altra questione, a proposito di un&#8217;altra gara, quella eterna tra gli Stati e le nazioni.  Mi colpisce la rapida sequenza di ko subiti dagli spagnoli: nel giro di quarantotto ore, il più celebrato dei loro toreri è stato incornato, un&#8217;autorevole rivista   ha tolto a Ferran Adria, cuoco barcellonese, il primato del miglior ristorante al mondo, le agenzie di rating della finanza globale hanno declassato la Spagna e il Barcellona è stato buttato fuori dalla finale di Champion. Ammetto che non mi dispiace che qualcuno sia messo peggio di noi. E, oltretutto, non mi vergogno del compiacimento. La tifoseria non abita solo gli spalti degli stadi. Notizie correttive arrivano dal Senato: il Codice della strada verrà modificato in alcuni punti, nel passaggio dalla Commissione all&#8217;Aula: il casco in bicicletta sarà obbligatorio solo per i bambini. Bene, ma non potevano pensarci prima, evitando di cadere nel ridicolo? I pensionati comunque festeggiano la scampata imposizione caschesca.</p>
<p style="text-align: justify;">E&#8217; partita in Commissione Affari costituzionali la discussione sul Codice delle Autonomie. Interveniamo quasi solo noi. I dipietristi, come al solito, non esistono, la maggioranza tace, l&#8217;Udc balbetta. Il silenzio della Lega è eloquente, perchè il testo del provvedimentro non è precisamente un modello di autonomia federalistica. Il fatto è che la Lega tace spesso, in presenza di leggi discutibili. Ma questa è un prodotto di Calderoli. Sembra quasi che il contenuto delle norme, la sostanza dei poteri e delle risorse attribuiti al sistema degli Enti locali, non gli interessino poi tanto. Ciò che curano sono le grandi narrazioni, soprattutto il federalismo. Che, per ora, è come l&#8217;araba fenice, <em>che vi sia ciascun lo dice cosa sia nessun lo sa</em>. Giornata di scontri. In Aula tra Giachetti, segretario del nostro Gruppo, e la vicepresidente Bindi, collega di partito. I due non si sopportano e inscenano spesso, citazioni del regolamento alla mano, degli acidi duelli in Aula. Non ne possiamo più. C&#8217;è chi chiede le dimissioni dell&#8217;uno, chi dell&#8217;altra. Facciamo di entrambi e non ne parliamo più. Sulla stampa fa notizia lo scontro impari tra Berlusconi e Bocchino. Le ragioni sono politiche, si dice, ma molti di noi sospettano che, per comprendere l&#8217;acrimonia reciproca, sia necessario <em>chercher la femme</em>. Nel governo, magari.</p>
<p style="text-align: justify;">scontro Giachetti-Bindi/Bocchino-Berlusconi</p>
]]></content:encoded>
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		<title>mercoledì 28 aprile</title>
		<link>http://www.pierangeloferrari.it/2010/04/28/mercoledi-28-aprile/</link>
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		<pubDate>Wed, 28 Apr 2010 17:00:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pierangelo Ferrari</dc:creator>
				<category><![CDATA[Diario in Camera]]></category>

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		<description><![CDATA[Le cose alla Camera vanno così: maggioranza e opposizione concordano in Commissione un paio di provvedimenti a parziale sostegno dei lavoratori delle aziende in crisi, tra cui l&#8217;estensione da dodici a diciotto mesi della cassa integrazione ordinaria, ma il Governo si oppone e in Aula la maggioranza si rimangia l&#8217;accordo, votando contro gli emendamenti riproposti dal PD. Dice che non c&#8217;è la copertura finanziaria, ma noi l&#8217;avevamo individuata nelle risorse disponibili del Fondo per gli straordinari e, in ogni caso, avevamo proposto una tassazione straordinaria del 2% sui redditi superiori ai 200 mila euro. Niente da fare. Ciò che sta accadendo in Europa deve indurci all&#8217;oculatezza della spesa, ma le emergenze sociali vanno affrontate con un po&#8217; di solidarietà. Altrimenti i conflitti esplodono, prima o poi. Così oggi, la stessa indifferenza alle condizioni reali dei lavoratori: arriva in Aula il Ddl sul lavoro che accoglie molto parzialmente le osservazioni del Capo dello Stato sull&#8217;arbitrato nelle cause di lavoro. Quando passa un nostro emendamento estensivo dei diritti dei lavoratori la seduta viene interrotta, nel casino generale dell&#8217;altra parte. Manca poco che vengano alle mani.
I commenti dei più che hanno partecipato alla riunione del Gruppo di ieri sera  non sono benevoli. Ho fatto bene a preferire un altro impegno: temevo che andasse come in effetti è andata, con molte chiacchiere lamentose e nessuna decisione. Per fortuna che il PD si riscatta [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Le cose alla Camera vanno così: maggioranza e opposizione concordano in Commissione un paio di provvedimenti a parziale sostegno dei lavoratori delle aziende in crisi, tra cui l&#8217;estensione da dodici a diciotto mesi della cassa integrazione ordinaria, ma il Governo si oppone e in Aula la maggioranza si rimangia l&#8217;accordo, votando contro gli emendamenti riproposti dal PD. Dice che non c&#8217;è la copertura finanziaria, ma noi l&#8217;avevamo individuata nelle risorse disponibili del Fondo per gli straordinari e, in ogni caso, avevamo proposto una tassazione straordinaria del 2% sui redditi superiori ai 200 mila euro. Niente da fare. Ciò che sta accadendo in Europa deve indurci all&#8217;oculatezza della spesa, ma le emergenze sociali vanno affrontate con un po&#8217; di solidarietà. Altrimenti i conflitti esplodono, prima o poi. Così oggi, la stessa indifferenza alle condizioni reali dei lavoratori: arriva in Aula il Ddl sul lavoro che accoglie molto parzialmente le osservazioni del Capo dello Stato sull&#8217;arbitrato nelle cause di lavoro. Quando passa un nostro emendamento estensivo dei diritti dei lavoratori la seduta viene interrotta, nel casino generale dell&#8217;altra parte. Manca poco che vengano alle mani.</p>
<p style="text-align: justify;">I commenti dei più che hanno partecipato alla riunione del Gruppo di ieri sera  non sono benevoli. Ho fatto bene a preferire un altro impegno: temevo che andasse come in effetti è andata, con molte chiacchiere lamentose e nessuna decisione. Per fortuna che il PD si riscatta al Senato, con una geniale proposta di emendamento al nuovo codice della strada, in discussione a Palazzo Madama: il casco obbligatorio per tutti i ciclisti. Entusiasmo nell&#8217;intero Paese, in particolare tra i pensionati che vanno in bici all&#8217;osteria e tra le nonne che usano le due ruote per andare in Posta a ritirare la pensione. Poi dice che non sentiamo il polso del Paese&#8230; Si annunciano altre innovazioni riformiste: le cinture di sicurezza obbligatorie per gli studenti seduti in classe e il controllo del tasso alcoolico dei cani portati a fare pipì al parco. Purtroppo dobbiamo condividere i meriti riformatori con il Governo. Il ministro Matteoli, richiesto se non fosse un&#8217;inutile esagerazione l&#8217;imposizione del casco in bicicletta, ha risposto: <em>&#8220;In realtà, la grande maggioranza di chi usa la bici già indossa abitualmente il casco&#8221;.</em> Già.</p>
<p style="text-align: justify;"> </p>
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		<title>L&#8217;Italia del 26 aprile</title>
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		<pubDate>Wed, 28 Apr 2010 08:18:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pierangelo Ferrari</dc:creator>
				<category><![CDATA[Note politiche]]></category>
		<category><![CDATA[Primo Piano]]></category>

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		<description><![CDATA[Le celebrazioni del 25 aprile non sono più, da molti anni, ciò che vorremmo che fossero: una giornata identitaria, l&#8217;evento attorno al quale gli italiani celebrano uniti la riconquistata libertà e l&#8217;avvio della stagione democratica. Per la verità, la Festa della Liberazione non è mai stata la festa di tutti gli italiani. La minoranza nostalgica del fascismo e la più consistente pancia qualunquista del Paese non si sono mai riconosciute nello schieramento antifascista, quello che con linguaggio politico si chiamava &#8220;l&#8217;arco costituzionale&#8221;. Ma c&#8217;erano i partiti usciti legittimati dalla fornace della guerra a fare quadrato attorno alla memoria della Resistenza, c&#8217;erano le grandi tradizioni politiche democratiche del Novecento, la cattolico democratica e la socialista, la repubblicana e la comunista, che riconoscevano lì le proprie radici e il fondamento etico-politico della Costituzione repubblicana. Ma la prima repubblica è finita, nel modo traumatico che sappiamo, e la seconda non è veramente mai nata. Non dal punto di vista delle regole condivise, perlomeno, di quello spirito pubblico senza il quale un Paese non si riconosce in quanto tale, ma si frantuma in sottoinsiemi di territori, di etnie, di consorterie. Il 25 aprile non è più quel necessario collante.
Continua ad essere celebrato, il 25 aprile, grazie agli appelli del Capo dello Stato (fino a quando?), alla mobilitazione delle associazioni partigiane (anche qui: fino a quando?) e alla disponibilità di tante [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Le celebrazioni del 25 aprile non sono più, da molti anni, ciò che vorremmo che fossero: una giornata identitaria, l&#8217;evento attorno al quale gli italiani celebrano uniti la riconquistata libertà e l&#8217;avvio della stagione democratica. Per la verità, la Festa della Liberazione non è mai stata la festa di tutti gli italiani. La minoranza nostalgica del fascismo e la più consistente pancia qualunquista del Paese non si sono mai riconosciute nello schieramento antifascista, quello che con linguaggio politico si chiamava &#8220;l&#8217;arco costituzionale&#8221;. Ma c&#8217;erano i partiti usciti legittimati dalla fornace della guerra a fare quadrato attorno alla memoria della Resistenza, c&#8217;erano le grandi tradizioni politiche democratiche del Novecento, la cattolico democratica e la socialista, la repubblicana e la comunista, che riconoscevano lì le proprie radici e il fondamento etico-politico della Costituzione repubblicana. Ma la prima repubblica è finita, nel modo traumatico che sappiamo, e la seconda non è veramente mai nata. Non dal punto di vista delle regole condivise, perlomeno, di quello spirito pubblico senza il quale un Paese non si riconosce in quanto tale, ma si frantuma in sottoinsiemi di territori, di etnie, di consorterie. Il 25 aprile non è più quel necessario collante.</p>
<p style="text-align: justify;">Continua ad essere celebrato, il 25 aprile, grazie agli appelli del Capo dello Stato (fino a quando?), alla mobilitazione delle associazioni partigiane (anche qui: fino a quando?) e alla disponibilità di tante amministrazioni. Ma, non illudiamoci, il numero delle celebrazioni si va riducendo, anno dopo anno, e si va riducendo soprattutto il numero dei partecipanti. La natura stessa degli appuntamenti pubblici, soprattutto in alcune città, ha preso una piega autolesionista, con le rumorose contestazioni di minoranze antagoniste alla &#8220;casta&#8221; schierata sul palco o, in modo mirato, a questo o a quell&#8217;odiato amministratore, come è accaduto lo scorso anno a Brescia contro il sindaco Paroli, come è accaduto quest&#8217;anno a Roma contro la presidente Polverini, come accade sempre a Milano contro tutti gli oratori che non siano graditi. La conseguenza di questa deriva     è paradossale e letale: l&#8217;Italia del 26 aprile si trova sui quotidiani la rappresentazione della stupidità settaria che regala alla destra una immeritata immagine di dileggiata compostezza, piuttosto che la memoria unitaria di valori condivisi, di cui il Paese avrebbe un bisogno esiziale. Così, si rischia che l&#8217;Italia del 26 aprile sia, sempre più, indifferente e lontana dai valori celebrati appena il giorno prima.</p>
<p style="text-align: justify;">Del resto, l&#8217;Italia del 26 aprile è il Paese in cui centinaia di cittadini di un comune della Franciacorta scrivono al  sindaco protestando perchè un loro concittadino ha pagato le rette della mensa scolastica delle famiglie disagiate e inadempienti, annunciando che anche loro vogliono essere rimborsati, in nome di una nuova e agghiacciante uguaglianza. E&#8217; il Paese in cui il parroco dello stesso comune riserva la predica domenicale a un attacco contro il medesimo cittadino benefattore perchè &#8220;la beneficenza deve essere riservata&#8221; e non vede, quel servitore di Dio, che il gesto di generosità doveva essere pubblico proprio per testimoniare, a viso aperto, il rifiuto di accettare il muro di cinica indifferenza che aveva isolato quelle famiglie. Questa è l&#8217;Italia in cui si allentano, giorno dopo giorno,  legami sociali un tempo solidi e si slabbrano antiche culture. Tira una brutta aria nel nostro Paese e, non meno, nel nostro continente. Già, perchè in questo passaggio non possiamo neppure mettere in conto quel &#8220;fattore esterno&#8221; che tante volte ci ha rimesso in piedi: l&#8217;Europa non sta meglio di noi. Questa volta siamo soli con i nostri problemi.</p>
<p style="text-align: justify;">Se la condizione del nostro tempo e del nostro Paese si avvicina, perlomeno, alla mia preoccupata lettura, allora il PD deve alzare la testa e ritrovare presto, nel suo gruppo dirigente, quella intesa forte e consapevole che sembra essersi smarrita. E&#8217; qui che volevo andare a parare. Così non va. Forse hanno ragione Giancarlo Onger e Francesco Rossi, commentando l&#8217;intervento precedente, a dire che non ci mancano proposte e credibilità, ma è altrettanto vero, come tutti sanno, che ci manca la capacità di parlare al Paese, di rincuorare e di mobilitare, attorno al 25 aprile, una <em>nuova</em> Italia, su un <em>nuovo</em> progetto di Stato e su <em>nuovo </em>modello sociale. Perchè la vecchia Italia, quella dei soci fondatori, che si ritrova ogni anno a celebrare la Liberazione è ormai irrimediabilmente minoritaria. </p>
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